'Senza titolo' e 'Happy effort's'. Due progetti diversi di Donatella Di Cicco, affiancati, non a caso. Entrambi hanno a che fare con la percezione e il riconoscimento, innanzitutto di se stessi, ovviamente, e poi, guardandosi intorno, la percezione e il riconoscimento della propria collocazione nello spazio e nel tempo.
'SENZA TITOLO' e 'HAPPY EFFORT'S'
Due progetti diversi di Donatella Di Cicco, affiancati, non a caso.
Entrambi hanno a che fare con la percezione e il riconoscimento,
innanzitutto di se stessi, ovviamente, e poi, guardandosi intorno, la
percezione e il riconoscimento della propria collocazione nello spazio e nel
tempo.
'Senza Titolo' (già graffiante e programmatica l'ironia paradossale di un
titolo che si nega, o non si riconosce come tale) è proprio centrato sulla
cognizione/accettazione del rapporto tra persona e flusso spazio/temporale,
collocandone la prospettiva quasi in una sorta di medioevo prossimo venturo.
Il tutto è ben espresso dalle parole dell'autrice:
'Il futuro era il 2000, dire ora 3000 mi sembra un po' azzardato, non mi
resta che pensare ad un ipotetico futuro, che paradossalmente è già passato.
E intanto immaginare che tutto sia distrutto, abbandonato, rovinato e noi,
troppo concentrati solo su noi stessi e capaci di guardare poco più in lÃ
del nostro naso, non ci siamo accorti di nulla'.
Ed eccoci allora in coda davanti ad un cinema abbandonato, spingere un
carrello vuoto verso i ruderi di un supermercato, eccoci unico operaio in
una fabbrica desolata, improbabile portiere su un campo di calcio, più che
deserto, desertificato. Eccoci lì impassibili e imperturbabili, nella nostra
completa incomprensione del tempo e del luogo. Eccoci lì, veramente 'senza
titolo'...
'Happy Effort's' sposta l'asse della ricerca sul rapporto tra certezza e
apparenza. Di nuovo, quindi, un problema di comprensione del rapporto con
l'esterno. La bellezza è al centro dell'attenzione, bellezza fisica e
bellezza del paesaggio o dell'ambiente. Tutto perfetto, tutto, parrebbe, in
perfetta comunione. Però...
Di nuovo l'autrice:
'Giovani donne in abito da sera messe in posa in un'oasi di felicità ...
Le donne, nonostante lo sforzo di apparire al meglio, nonostante il vestito
cerchi di aiutarle così come il luogo in cui sono ritratte, non riescono ad
assaporare la bellezza di quel leggero benessere, quel sottile piacere di
felicità e serenità , così tanto desiderato ma così tanto difficile da
trovare.
La malinconia dei personaggi è l'espressione di questa delusione'.
Da capo, vince l'estraneità , l'incapacità di calarsi nel reale anche quando
questo è la perfetta concretizzazione del sogno
(bellezza+bellezza=felicità ).
Forse perché chi ci crede più a questi sogni...
Donatella Di Cicco è nata a Napoli nel 1971.
Diplomata in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, ha
frequentato la Bauer di Milano ed è abilitata all'insegnamento di Educazione
Artistica e Storia dell'Arte.
Ha vinto con suoi progetti diversi premi internazionali, come l''European
AGFA Digital Portrait Award' e il X Festival Europeo 'Arte Viva 2001' della
città di Senigallia.
Ha avuto mostre personali, l'ultima nella Galleria Dryphoto' di Prato nel
dicembre 2002, e di gruppo. A maggio sue immagini saranno presenti
all'interno della mostra 'Da Guarene all'Etna 2003', curata da Filippo
Maggia per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a Guarene d'Alba.
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