Teatro Carlos Alberto
Porto

Vaga
dal 28/1/2004 al 31/1/2004

Segnalato da

Elastic Group



 
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28/1/2004

Vaga

Teatro Carlos Alberto, Porto

Lo spazio vuoto diventa una grande stazione. O meglio una sala d'attesa, la sala d'attesa del mondo, dell'esistenza. Come sperduti viaggiatori, i performer trascinano silenziosi e incerti i loro bagagli tecnologici, valigie di alluminio composte da due monitor al plasma che contengono visioni frammentate...


comunicato stampa

Dopo la chiusura dell'Anteprima Napoli della Quadriennale , ELASTIC (Alexandro Ladaga & Silvia Manteiga) , che hanno realizzato l' installazione video site-specific Amniotic City a Palazzo Reale, presenteranno a Oporto (Portogallo) la scenografia video di VAGA che hanno ideato durante la loro Residency a The Kitchen di New York. VAGA è uno spettacolo multimediale di danza contemporanea prodotto dal Ministero della Cultura portoghese.

Vaga di Né Barros
Video scenografia di ELASTIC Group of Artistic Research

Una co-produzione Balleteatro, Coimbra Capital Nacional da Cultura 2003 e Teatro Nacional S. João (Oporto)

Teatro Carlos Alberto, Oporto, 29-30-31 gennaio 2004.

Coreografia de Né Barros, musica originale di Alexandre Soares

Performers: balleteatro companhia (Oporto)

Una valigia hi-tech che trasmette immagini entra sulla scena scarna e geometrica di Vaga. Una donna si blocca nel suo movimento viandante come fosse un fermo-immagine. Poi ecco comparire sul palco un'altra performer con un'altra valigia. E poi un'altra ancora. E' il turno adesso di un uomo che entra in scena con il suo bagaglio ingombrante collegato ad un lungo cavo, una sorta di cordone ombelicale tecnologico che collega il proscenio alle quinte.

Lo spazio vuoto diventa una grande stazione. O meglio una sala d'attesa, la sala d'attesa del mondo, dell'esistenza. Come sperduti viaggiatori, i performer trascinano silenziosi e incerti i loro bagagli tecnologici, valigie di alluminio composte da due monitor al plasma che contengono visioni frammentate. Forse ricordi di una vita interiore, mentale, perfino pre-natale. Il passato e il presente, il figurativo e l'astratto, sono categorie senza importanza. Le valigie-monitor non sono solo elementi scenografici e neppure semplici strumenti coreografici, basi d'appoggio per i movimenti dei performer che si congelano in pose improvvise. Sono presenze, vive, palpitanti, fluide, elastiche, dentro le quali - come in un'acquario - ritroviamo immagini pulviscolari ed epidermiche, umane e vegetali. Sequenze di un feto o di ombre danzanti. Immagini microscopiche o radiologiche.

Le valigie-monitor ideate da Elastic durante la loro residency a The Kitchen Center for Performing Arts di New York sono un'interfaccia tecnologico che consente ai performer di interagire in modo diverso con lo spazio scenico. Ma sono anche videoggetti, videoutensili, videoattrezzi ginnici, contenitori che arricchiscono di nuovi contenuti visivi e narrativi lo spettacolo.

Nell'estetica di Elastic il dispositivo ha sempre giocato un ruolo primario. Non è semplice supporto, ma macchina che produce la visione, come aferma Paul Virilio, elemento imprescindibile del progetto artistico, ancor più delle stesse immagini che veicolano. Il contributo di Elastic per Vaga di Né Barros non può non ricordare una fase pionieristica della videoricerca italiana, la collaborazione - avvenuta a metà degli anni '80 - tra il regista Barberio Corsetti e il gruppo Studio Azzurro. Fu proprio da questo e da altri esperimenti che nacque il cosiddetto videoteatro. La differenza sostanziale rispetto a quel contesto (penso soprattutto a La Camera astratta) è che l'elemento video concepito da Elastic non è fisso, bensì mobile, fluido, elastico...qualcosa che il performer trascina con sé; non serve a trasformare i corpi da reali in virtuali, giocando sulla duplicità tra fisico ed elettronico, bensì ad esaltare ancor di più l'elemento corporeo e il suo rapporto con lo spazio.

Il ritmo delle doppie immagini, la loro pulsazione all'interno delle valigie-monitor - interrotte di tanto in tanto dalle barre colore (come a ricordarci continuamente il dispositivo tecnologico) -, servono a scandire i movimenti dei corpi sulla scena, se necessario a renderli ancora più stranianti, meccanici, intonandosi perfettamente alla musica di Alexandre Soares che avvolge l'intero spettacolo con suoni acustico-minimali. Le valigie di Elastic non sono oggetti invadenti, piuttosto timide finestre aperte su un mondo, un altro mondo. Finestre che squarciano il vuoto di uno spazio riempito da corpi che si sfiorano e si rincorrono. Vagabondi dell'anima che non sanno quando il loro viaggio avrà fine.
Bruno Di Marino

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