Teatro Antico
Taormina (ME)
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Il Gattopardo
dal 19/8/2006 al 19/8/2006
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Taormina arte




 
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19/8/2006

Il Gattopardo

Teatro Antico, Taormina (ME)

Prima nazionale. Dal romanzo di Tomasi di Lampedusa, con Luca Barbareschi, regia di Andrea Battistini. Produzione Regione Siciliana - Assessorato Regionale Turismo.


comunicato stampa

Nell'ambito di Tarormina Arte

dal romanzo di Tomasi di Lampedusa
con Luca Barbareschi
regia di Andrea Battistini
produzione Regione Siciliana - Assessorato Regionale Turismo
Fondazione Teatro della citta' di Latina
prima nazionale

dalle note di regia
Immagini di luce, odore, ritmi e suoni. L’organetto, fuori dalla finestra della stanza dove Don Fabrizio Salina muore, la signora che lo aspetta, forse dalla prima pagina del libro, la faccia del Principe riflessa nello specchio con la barba incolta. Attraverso il suo sguardo, di nuovo, il colore della terra e poi l’odore di muschio e di zagare, il sapore della pelle di Angelica, il profumo di quella di Stella, la pieta' per quella di Mariannina, e ancora occhi, quelli goffi e impacciati di Bendico', giusto protagonista dell’ultima immagine del romanzo: quegli occhi e la sua zampa levati nell’aria. Poi, quelli arroganti di Tancredi, quelli di topo Seda'ra, quelli timidi e angosciati di Concetta, quelli di Padre Pirrone: occhi da prete. Poi ancora odori, di drappi impolverati, damaschi, arazzi, specchi, candelabri, in una sequenza serrata come i giri di un valzer. Ingabbiati nella storia con quel senso di inutilita' che spesso la contraddistingue, i personaggi del romanzo ci donano l’inaccessibile mondo della loro intimita' forzando l’apatia dei concetti.

Ogni pensiero politico, ogni avvenimento, pur nel clamore che desta, svanisce nell’incredibile processo di visualizzazione che si scatena pagina per pagina.

Due immagini si contrappongono: i Salina incastonati negli scranni del coro della chiesa di Donnafugata, gia' mummie ingiallite dal tempo, proprio nell’attimo in cui la vera vicenda sta per esplodere in Italia.

L’altra “Era un giardino per i ciechi: la vista costantemente era offesa ma l’odorato poteva trarre da esso un piacere forte, benche' non delicato, le rose che aveva egli stesso acquistato a Parigi, erano degenerate: eccitate prima e infrollite dopo dai succhi vigorosi e indolenti della terra siciliana, arse dai lugli apocalittici, si erano mutate in una sorta di cavoli color carne, osceni, ma che distillavano, un denso aroma, quasi turpe, che nessuno allevatore francese avrebbe osato sperare."

Ecco quindi folgorante, come solo la memoria dei sensi puo' essere tutto ci appare meravigliosamente fermo e sospeso. Leggiamo la storia che ci affascina e ci travolge nel suo essere grottesca. Magistrale affresco che ci restituisce quello che in fondo tutti siamo: pupi, marionette, ridicoli uomini divisi dal desiderio di scrivere una storia universale e quello di lasciarsi semplicemente attraversare dal tempo.

Divisi, come e' diviso il suo protagonista. Divisi ma uniti dal provocare negli spettatori la condivisione di un emozione restituendo quel bagno di poesia unica e irripetibile, che nel romanzo “Il Gattopardo" si chiama Sicilia.

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