Chiostro del Bramante
Roma
via della Pace (piazza Navona)
06 68809035 FAX 06 68213516
WEB
Andy Warhol
dal 27/9/2006 al 6/1/2007
Tutti i giorni 10.00-20.00 Sabato 10.00-24.00 Domenica 10.00-20.30 Lunedi' chiuso

Segnalato da

Gianni Mercurio




 
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27/9/2006

Andy Warhol

Chiostro del Bramante, Roma

Pentiti e non peccare piu'! La mostra, composta da circa 80 opere su tela, per lo piu' di grande formato, fotografie e video provenienti dagli archivi del Warhol Museum, approfondisce un aspetto poco conosciuto dell'arte di Warhol: il suo legame con la spiritualita' e la religione. Ridefinisce cosi' la complessita' umana dell'artista, il quale affronta con il suo lavoro il difficile rapporto fra vita e morte. A cura di Gianni Mercurio.


comunicato stampa

Pentiti e non peccare piu'! (Repent and Sin No More!), grande mostra tematica dedicata ad Andy Warhol, celebra i dieci anni di vita del Chiostro del Bramante quale spazio espositivo aperto al contemporaneo, che inizio' la propria attivita' proprio con una mostra su Andy Warhol.

La mostra, curata da Gianni Mercurio, e' realizzata in collaborazione con The Warhol Museum di Pittsburgh.

Il catalogo, edito da Skira' in italiano e inglese, introdotto da un saggio dello stesso curatore, contiene testi espressamente realizzati da Jean Baudrillard, Arthur Danto, Giorgio Montefoschi e di Demetrio Paparoni.

La mostra, composta da circa 80 opere su tela, per lo piu' di grande formato, fotografie e video provenienti dagli archivi del Warhol Museum, approfondisce un aspetto poco conosciuto dell’arte di Warhol: il suo legame con la spiritualita' e la religione. Ridefinisce cosi' la complessita' umana dell’artista, il quale affronta con il suo lavoro il difficile rapporto che lega vita e morte.

Con le sue circa 80 opere su tela per lo piu' di grande formato, fotografie e video provenienti dagli archivi del Warhol Museum, la mostra approfondisce un aspetto meno conosciuto dell’arte di Warhol e cioe' il legame sotteso con la spiritualita' e la religione, ridefinendo la complessita' umana dell’artista, il quale affronta con il suo lavoro il complesso rapporto che lega vita e morte.

L’opera di Andy Warhol che da il titolo alla mostra, Repent and Sin No More! fu realizzata nel 1986 nella serie Late Advertising.

Due anni prima della sua morte, avvenuta nel febbraio del 1987, Warhol inizia al lavorare a quello che e' forse la piu' complessa opera della sua vita, The Last Supper; non si tratta tanto di una semplice rivisitazione in chiave pop, o di un confronto in chiave postmoderna del capolavoro di Leonardo, quanto piuttosto del risultato finale di un percorso intimo che ha le sue radici in un legame lontano con un senso di spiritualita' e religione che l’artista ebbe a partire dalla sua formazione negli anni dell’infanzia e della prima giovinezza.

Negli sterminati archivi del Warhol Museum e' conservato un libro di preghiere, regalo di sua madre, che raffigura nella prima pagina una minuscola riproduzione dell’Ultima Cena di Leonardo.

Nessuna opera e' stata studiata e riprodotta da Warhol in centinaia di varianti, tuttora senza numero, quanto The Last Supper, che ne fanno l’artista americano in assoluto che ha trattato maggiormente il tema della religione; riprendendo innumerevoli volte lo stesso soggetto replicandolo nei dettagli e nell’insieme, Warhol non puo' non essere in uno stato d’animo particolare nei confronti del soggetto: alla fine della sua vita, consapevolmente, l’artista realizza in quest’opera la sua passione religiosa, il suo tributo alla salvezza della propria anima.

L’origine rutena della famiglia Warhola, costretta ad emigrare dalla Slovacchia, ha non poca influenza sulla formazione religiosa che la madre, in particolare, gli imparti'. La religione di appartenenza di Warhol era la religione uniate, cattolica, poiche' come si evince dal nome si e' riunita con la chiesa d’occidente, ma che ha conservato numerosi riti e una particolare devozione nei confronti dei santi ortodossi.

Si scopre allora un Warhol praticante, che si recava a messa spesso, non solo la domenica, e che ben conosceva l’infinita varieta' di immagini bizantine e gli arredi delle chiese, con una madre che una volta trasferitasi ad abitare da lui a New York aveva creato in casa addirittura un piccolo altare.

A fronte di tali premesse dunque, e' possibile leggere il lavoro di Andy Warhol come il risultato di un’esistenza intrisa di valori tradizionali legati al culto religioso che interferiscono pero' pesantemente con il suo essere nella modernita'. Non a caso il crocefisso e la radio, presenti in un dipinto che raffigura la sala da pranzo della sua famiglia, eseguito quando frequentava il Carnegie Institute of Technology Pittsburgh, rappresentano nella loro compresenza due elementi fondamentali della sua esistenza.

La mostra presenta la serie di dipinti con le figure “iconiche" dei suoi primi quadri che lo hanno reso celebre, Marilyn, Marlon Brando, Jackie Kennedy rapprersentata nel giorno dei funerali del presidente assassinato, Liz Taylor (che si diceva all’epoca avesse un tumore senza speranza); in alcune opere i ritratti di Marilyn and Jackie appaiono su uno sfondo d’oro (Golden Marilyn e Golden Jackie), perche' il fondo oro nelle icone bizantinze e' simbolo di eternita'.

E ancora, la serie dei Disaster del 1963 con le immagini degli incidenti automobilistici e delle vittime tratte dalle pagine dei giornali e “resuscitati" sulle tele nel loro orrore, solo apparentemente tacitato una volta che non e' piu' in prima pagina. Cosi' anche in Tunafish disaster, con allusione al caso delle donne avvelenate da scatolette, Big Electic Chair, strumento moderno di supplizio analogo alla croce, o il lavoro Suicide.

Oltre che nei disastri il senso della morte come destino ineluttabile si fa esplicito nella scelta di uno dei simboli classici della Vanitas, il teschio (Skull), in una serie del 1978.

La morte Warhol l’aveva incontrata da bambino, quando aveva perso il padre, ed il fratello ricorda che “era disperato e non riusciva a guardare la salma", ma il suo personale memento mori si era incarnato nella persona di Valerie Solanas, la donna che tentando di ucciderlo lo feri' gravemente con un colpo di pistola; eventi questi, che certamente hanno segnato un rapporto gia' compromesso con la vita e con gli altri e che contribuivano ad accentuare in lui il desiderio di distacco dalle persone.

La prima serie di lavori dichiaratamente “religiosi" su grande formato furono le opere Crosses (Croci), presentati per la prima volta insieme ai Guns e Knives nel 1982 e nello stesso anno Warhol realizza la serie Eggs (Uova), alludendo all’emblema dell’immortalita' e della resurrezione.
Nei suoi innumerevoli ritratti di gente ricca o famosa e di belle donne, realizzati a partire dalla meta' degli anni ‘70 (in mostra ne vengono presentati 25, tra i quali Truman Capote, Miguel Bose, Jane Fonda, Aretha Franklin, Judy Garland, Liza Minnelli, Keith Haring, Dennis Hopper, Grace Jones, Roy Lichtenstein, Neil Sedaka, Carly Simon, Lana Turner ), immagini che, per impedire la corruzione del tempo, truccava ed imbellettava i soggetti trattandoli esattamente come fiori che non devono appassire mai.

Anche la scelta di Warhol di riproporre una sua interpretazione di alcuni capolavori dell’arte classica, tra cui la Madonna Sistina e l’Annunciazione di Raffaello, la Primavera del Botticelli o San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello, rivela una particolare attenzione ai temi religiosi, ma soprattutto a quanto c’e' di “immortale" nelle opere d’arte dei grandi maestri.

Inaugurazione: 28 Settembre 2006

Chiostro del Bramante
Via della Pace (Piazza Navona) - Roma
Tutti i giorni 10.00-20.00 Sabato 10.00-24.00 Domenica 10.00-20.30 Lunedi' chiuso

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