Associazione Culturale Satura
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Sei mostre
dal 25/5/2007 al 12/5/2007

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Associazione Culturale Satura




 
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25/5/2007

Sei mostre

Associazione Culturale Satura, Genova

Magnolie, gigli, giunchiglie, calle, iris etc. sono riconoscibili sulle tele di Maria Tagliaferro. Sara Calzolari immortala l'anatomia umana. Elena Infascelli approda alla costruzione (fotografica) stilizzata di immagini geometriche e di forme fantastiche. Andrea Rampon offre un'occasione per riflettere sull'uso creativo del medium fotografico. La figura femminile e' predominante nei dipinti di Cristina Carusi...


comunicato stampa

Fiori

a cura di Viana Conti

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s'inaugura, nella sede dell'Associazione Culturale Satura (Piazza Stella 5/1), sabato 26 maggio 2007 alle ore 17:00, la mostra personale 'Fiori' di Maria Tagliaferro. A cura di Viana Conti. Magnolie, gigli, giunchiglie, calle, iris, stelle. di Natale sono riconoscibili sulle tele di Maria Tagliaferro, ma diffondono altri profumi, portano altri nomi: late in the afternoon, early in the morning. Perché fiori allora?

Una prima risposta potrebbero darla i grandi fiori della pittrice americana Giorgia O'Keeffe, ma non per analogia, piuttosto per coinvolgimento emozionale, erotico. Tagliaferro conosce quell'artista. Ha vissuto anni negli Stati uniti, è stata conquistata dall'esuberante bellezza di certi fiori della Florida. La sua è una scelta di intensità, corporeità, sensitività. I suoi grandi fiori, primi piani senza orizzonte, confine, prospettiva, sostituiscono un corpo, ne raccontano danza e canto, calore e colore. Affiorano dal fondo della coscienza per farsi consapevolezza: lo specchio d'acqua che li riflette è sempre quello di narciso, dove si rinnova l'avventura di una figura che insegue la sua immagine, per afferrarla prima che si spezzi in lame di luce, percettivamente dinamica, vuole essere colta come affermazione di sé, come dichiarazione di presenza inequivocabile.

Decorativa per vie di forza più che di eleganza formale, violenta perfino, animata timbricamente da forti contrasti, cristallizzata nella brillantezza dei colori acrilici, questa pittura è mossa dalla scrittura: nelle sue tele Tagliaferro scrive, trascrive, traduce lo scontro tra gli impulsi interiori e il mondo dei fiori. L'artista, che è stata vicina espressivamente a Morlotti, ma anche non lontana da Andy Warhol, realizza tessiture di forme e colori che sconfinano dalla tela, che cercano, pure attraverso i titoli in inglese, un altrove cui dare concretezza e senso.

Inaugurazione: sabato 26 maggio 2007 ore 17

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Sara Calzolari

Mostra personale

a cura di Valentina Perasso

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s'inaugura, nella sede dell'Associazione Culturale Satura (piazza Stella 5/1), sabato 26 maggio 2007 alle ore 17:00, la mostra personale di Sara Calzolari a cura di Valentina Perasso. Sara Calzolari, giovane artista genovese, si avvale dei suoi studi di Accademia e i suoi corsi di decorazione e di iconografia, per ricercare e immortalare, in fugaci attimi, l'anatomia umana.

La bellezza non è necessariamente perfezione: Sara traduce i movimenti e gli stati d'animo dei soggetti ritratti, gli ambienti intorno a lei, in una sua visione interiore, cogliendo gli aspetti della realtà presente, riflettendo sul concetto di nudità del corpo percepita con gli occhi della sua mente. Una forma che appartiene e risiede in lei, un'iconologia primigenia che non è rappresentata sicuramente dalla grazia estetica del corpo come nell'antichità, ma dall'impulso del dipingere. Le sue figure appaiono in atteggiamento riflessivo, alcune sedute o sdraiate a fissare un punto nel vuoto, come se volessero comunicare qualcosa allo spettatore: come un poeta che medita per trascrivere delle parole sulla carta, così l'artista studia il modo di rappresentare figure che pensano nella loro stanza o nell'atelier di un artista.

Parole impercepibili dell'anima, immagini, segni non necessariamente precisi, veloci delineano i corpi di Sara. Il dramma dell'artista è simile a quello del poeta: ricercano entrambi eternamente un linguaggio forse mai perduto, ma che spesso si rischia di non cogliere. A coronare il tutto i colori: chiare espressioni dell'interiorità e degli stati d'animo dell'artista, azzurri che evocano serenità, pace con se stessi, senza uniformarsi alla quotidianità del grigio. Sono i colori della vita, la luce dell'esistenza che ognuno percepisce in modo diverso.

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Elena Infascelli

Mostra personale

a cura di Mario Pepe

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s'inaugura, nella sede dell'Associazione Culturale Satura (Piazza Stella 5/1), sabato 26 maggio 2007 alle ore 17:00, la mostra personale di Elena Infascelli. A cura di Mario Pepe.

L'approdo offerto dai mezzi fotografici, video o computerizzati, pare rappresentare sempre più la nuova frontiera per l'ultima generazione di artisti consapevoli delle potenzialità espresse dalla società dell'immagine. L'arte contemporanea si espande ed invade quasi tutti i territori, articolandosi nelle più diverse pratiche del visivo. Ci si domanda oggi dove è l'arte. Non si fa gran fatica a capire che l'arte se n'e andata dai luoghi sacralizzati dei musei o delle varie Biennali per entrare capillarmente nei mondi dell'industria della moda e del design, della pubblicità, dei video musicali e dei film d'animazione. Contrariamente alle aspettative più tradizionali, gli artisti stanno realizzando le proprie idee attraverso gli studi di design industriale, le case di moda o i programmi di grafica computerizzata. Non di rado la pubblicità destinata alle riviste o alla televisione è uno straordinario condensato di creatività e abilità tecnica prodotto da artisti che si sono allontanati dai circuiti tradizionali, dove si sta celebrando la "morte dell'arte" attraverso l'omologazione alla mancanza di qualità e di originalità.

Elena Infascelli parte dalla fotografia pubblicitaria, dalla rappresentazione di oggetti commerciali per approdare, attraverso successive semplificazioni e raffinamenti, ad un suo stile particolare, un suo "segno"originale, che la conduce alla costruzione stilizzata di immagini geometriche e di forme fantastiche. Un mondo di oggetti quotidiani viene focalizzato e messo in primo piano rivelando le sue strutture nascoste. Così acquistano importanza primaria bicchieri, caffettiere ed orologi come pretesto per tracciare rette, archi e circonferenze mentre il rigore viene mitigato da una efficace esposizione coloristica ottenuta non mediante il computer bensì attraverso una sapiente illuminazione degli oggetti. Ma nelle foto di Elena c'è anche il gusto dello spiazzamento e dell'inganno visivo quando costruisce villaggi improbabili da minuscole casette dipinte di rosa o popola di inquietanti folletti un campo di insalata o dispone campioni di caramelle in uno spazio surreale di collages infantili. L'artista dimostra di saper condurre l'interesse dell'osservatore ben oltre una lettura superficiale delle immagini, spostando l'ottica interpretativa dalla fotografia oggettiva a quella creativa, spalancando gli spazi dell'immaginazione

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Andrea Rampon

Macrosoft. Finestre e cancelli

a cura di Giancarlo Torresani

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s'inaugura, nella sede dell'Associazione Culturale Satura (Piazza Stella 5/1), sabato 26 maggio 2007 alle ore 17:00, la mostra personale Macrosoft - finestre e cancelli di Andrea Rampon. A cura di Giancarlo Torresani Sono frasi e terminologie ormai d'uso comune nelle quali, tutti noi siamo incappati per far funzionare alcuni programmi e/o per navigare nella Rete. Molti di noi lo fanno, compreso il sottoscritto, spesso con qualche timore reverenziale accusando alcune patologie ansiogene tipiche di chi si appresta ad esplorare un mondo virtuale, molto spesso sconosciuto e farcito di varie insidie.

Ho fortemente voluto questo lavoro, che considero un po' "Pop", nel desiderio di interpretare con fantasia uno strumento d'uso comune, popolare, come le finestre d'accesso alle cartelle, ai programmi, ai files: alzare ed abbassare le finestre grazie ad alcune icone tipiche dei sistemi operativi (freccia del mouse, pulsanti, cursori.). Finestre, cancelli, porte d'ingresso ad un modo virtuale, animano lo schermo del computer proponendoci sempre un cancello iniziale (Apri) ed un cancello finale (Exit), inizio e fine di un viaggio in un mondo virtuale.

Come già avvenuto nel campo della pittura negli anni Settanta anche la fotografia, che si attribuiva la capacità di produrre immagini analoghe alla realtà, ha sposato a volte la pratica analitica nel compiere operazioni di azzeramento linguistico fino a rinunciare alla stessa camera. Il linguaggio fotografico si apre così alle tecniche innovative (fotomontaggio, solarizzazione, l'uso di lenti deformanti) che, mettendo in crisi le attese dello spettatore, provocano una sorta di "ginnastica mentale" che sposta l'attenzione della cosa rappresentata ai segni linguistici di cui è costituita l'immagine. Ciò avviene per Moholy-Nagy, Cristian Schad (Schadografie) e poi Man Ray (Rayografie).

Con la sua introduzione l'autore, che vede nella rete informatica un ricorso quotidiano sempre più insistente, intende sintetizzare le motivazioni della propria ricerca e sperimentazione artistica, svolta nei meandri del "desktop". In "Macrosoft - finestre e cancelli" Andrea Rampon, oltre a rivelarci una curiosa capacità di addomesticare il suo approccio quotidiano al computer, ci offre un insolito livello di lettura, un'occasione per riflettere sull'uso creativo del medium fotografico, sull'articolazione concettuale, che alcuni tipici segni "icone" possono assumere nel suo universo immaginario.

Le scelte operative, adeguate agli scopi comunicativi, gli consentono di proporre una rappresentazione inedita della realtà, fondata sulla macro-indagine delle immagini estratte da contesti diversi e accostate in modi nuovi e inaspettati. Rampon, in questo suo ultimo lavoro, riesce a coniugare, in una tematizzazione esteticamente onirica e affascinante, che ruota intorno alla percezione soggettiva della visione, l'indagine e la sperimentazione fotografica nell'interpretazione del proprio intimo.

Il desiderio dell'autore, di esplorare ed interpretare con fantasia questo comune mezzo di comunicazione, gli consente di intraprendere con grande libertà un singolare "viaggio" (click to visit) nella propria percezione visiva sempre pronta a relazionare emotivamente il proprio io con l'agire tecnologico quotidiano. "Finestre" e "cancelli" nelle intenzioni dell'autore possono sembrare simboli e metafore della vita, elaborati con stile: un mosaico di pulsioni, pensieri, interrogativi e perplessità permettono ad un attento osservatore, di delineare personali interpretazioni concettuali nel proprio percorso immaginario.

Con l'avvento dell'arte "concettuale", anche nella fotografia nasce un nuovo filone che acquisisce gradatamente una sua identità spostando l'attenzione dalla pura e semplice riproduzione dell'oggetto, a quella essenzialmente estetica. In "Macrosoft - finestre e cancelli" sono evidenti le influenze tra le due arti figurative, come scrisse Scharf: "Abbondano gli esempi di artisti che si ispirano, per le loro concezioni formali, a fotografie che erano già state influenzate da dipinti e di fotografie che si ispirano a dipinti nei quali erano già insiti elementi

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Cristina Carusi

Mostra personale

a cura di Rosa Maria Galleni Pellegrini

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s'inaugura, nella sede dell'Associazione Culturale Satura (Piazza Stella 5/1), sabato 26 maggio 2007 alle ore 17:00, la mostra personale di Cristina Carusi. A cura di Rosa Maria Galleni Pellegrini. Il paese in cui nasce, Torano, è una delle più illustri vicinanze carraresi per tradizioni culturali ed artistiche legate ad una millenaria attività estrattiva. Lo sovrasta, caratterizzandone il paesaggio, l'aguzza cima di Creatola che, secondo una fama consolidata, Michelangelo aveva ideato di scolpire quale faro per i naviganti. Incuneato in quello che, dei tre bacini marmiferi, può essere definito sopra le altre "valle dei marmi", ha fornito materiale pregiato per le opere massimi scultori tra cui il Buonarroti che lo prediligeva.

A Torano sono nati alcuni tra i maggiori statuari carraresi che raggiunsero fama nazionale come Domenico Guidi e Pietro Tenerani. In una delle sue case, tutte elevate in bianchi sassi e blocchi pesanti, all'ombra dell'oratorio dedicato ai Santi Quattro Coronati, protettori dei marmisti , vede la luce il 15 aprile 1964 Cristina, e tutto intorno a lei parla di arte e cultura del marmo . La famiglia in cui nasce proviene da Moneta, borgo murato con un possente castello, ormai in decadenza. Fra ricchi possidenti di cave e terreni, poi coinvolti nel disastro economico degli anni '30 che segnò la fine di molte fortune di magnati del marmo come i Marchetti e i Fabbricotti, i Carusi o, per essere più esatti, i Carusi Cybei sono anche da secoli dediti alla scultura

Non diversamente da altre vere e proprie "dinastie" locali di statuari, i Carusi si tramandano di generazione in generazione le tecniche della lavorazione della bianca pietra di cui conoscono tutti i segreti e si fregiano della presenza tra loro di notevoli artisti. Come Demetrio Carusi, rivale di Tenerani nel concorso per il pensionato a Roma nel 1810 e quindi suo valente collega, in quella città, presso Thorvaldsen . Il padre di Cristina, Lucio, anch'egli scultore affermato, autore di opere pregevolissime, nel 1966 è chiamato nel Vermont ad illustrare il marmo di quella zona con la sua abilità artistica .

Parte con la famiglia: Cristina, la secondogenita, ha solo due anni. Cambia addirittura continente, ma continua ancora a respirare quella polvere impalpabile di marmo che esce dagli scalpelli e le gradine del Vermont, vive sempre a contatto con artisti e con la materia grezza che dalla loro mano si trasforma in una metamorfosi perpetua. Quando, dopo anni, tornerà in Italia con i suoi, sceglie di frequentare un corso di studi che le fornisce le basi culturali consoni ai propri interessi: il liceo artistico. A ventidue anni è pronta a dedicarsi alla vocazione che sente imperiosa dentro di sé: scolpire e ancora scolpire. Soprattutto il marmo della sua città natale, statuario, calacatta , cipollino, bardiglio ma anche la tenera pietra leccese, il rosso di Levanto e molto altro... a secondo dell'ispirazione e della frugalità che vuole raggiungere.

Si impegna accanto al padre e al fratello Roberto - anch'egli scultore - nel laboratorio di famiglia, seguendo, il tipico iter degli statuari carraresi che abbinavano agli studi teorici la pratica della lavorazione personale della materia. E uno studio importante quello dei Carusi ove alcuni dei migliori artisti del mondo giungono esprimendo la loro creatività e le loro esperienze: un osmosi culturale di cui Cristina è attiva e partecipe. Cominciano cosi a prendere forma le sue opere che, come è secolare tradizione a Carrara, rivelano tutte una padronanza e una sicurezza considerevoli anche dal punto di vista tecnico. Nello stesso tempo si assiste ad una ricerca teorica continua e instancabile dell'autrice che sperimenta materiali marmorei diversi e opera diverse scelte tematiche.

La figura femminile è predominante, ma si passa dalle iniziali rivisitazioni delle veneri del paleolitico, madri primigenie dalle forme piene e forti a figure sempre più agili, nuove, talora addirittura aeree che sembrano sprigionarsi dalla materia grezza. Liscia e levigata l'immagine scultorea si snoda dal marmo scabroso ed irto, rozzo o scalpellato, quasi per librarsi dalla sua scorza o per immergersi ancora in essa. Il pensiero corre ai "prigioni" di Michelangelo che sembrano emergere dal blocco in cui sono costretti . Seguendo tutta la cultura dotta e popolare del marmo, Cristina, come artista "libera" col suo scalpello libera la viva creatura che è celata nel masso . Fu così per Michelangelo, per Fontana e per Rodin cui la Carusi dedica "un omaggio", con un'opera emotivamente sentita. Se predomina il figurativo modernamente reinterpretato (genesi, metamorfosi, rinascita, voluttà...) è presente anche l'astrattismo dalle linee purissime e non manca l'approccio metafisico. Nulla è casuale nell'opera di Cristina, nulla è superfluo.

Alla base delle sue creazione c'è una profonda capacità meditativa, filosofica ed ideativa che, unita all'abilità tecnica innata ed acquisita, le permettono di raggiungere risultati d'eccellenza. Nell'arte "profana", come in quella sacra, emergono per particolare suggestione dolcezza ed ingegno teorico come nei volti della "Pietas" de "il mattino che caddero gli angeli" o l'Ecce Homo posto al centro del percorso labirintico spirituale ed esistenziale verso l'elevazione e l'estasi mistica.

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Scultura in Satura

Collettiva di scultura

a cura di Mario Napoli

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s'inaugura, nella sede dell'Associazione Culturale Satura (Piazza Stella 5/1), sabato 26 maggio 2007 alle ore 17:00, la mostra collettiva < Scultura in Satura >. A cura di Mario Napoli. A dodici anni dall'apertura (19 febbraio 1994) SATURA, dedica uno spazio interamente alla scultura con il proposito di farne una vetrina dove gli appassionati possono trovare e trovarsi con l'importante disciplina. Lo spazio dedicato, affiancherà i cinque spazi già attivi permettendo una maggiore fruibilità tra le tematiche contemporanee, gli autori affermati, i giovani talenti ed i maestri storici italiani ed internazionali.

In questa occasione verranno proposte opere uniche di Choi Dae Sung, Rossana Gotelli, Song Hyun - Ho, Kim Joo - Hyok, Jeong De Kyo, Le Bon Gyu, Rosy Maccaronio, Marco Ravenna, Franco Repetto.

Associazione Culturale Satura
Piazza Stella, 5/1 - Genova

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