Cowboys, indians, nomads, starwars...Nella sua personale di pittura e scultura l'artista abbandona la mitologia e il folclore nordico e si sposta in America trovando la propria ispirazione nelle scene di tribu' indiane e pionieri dell'epica western.
Meglio fumare il calumet della pittura o dissotterrare l'ascia della scultura?
Perché limitarsi a raccontare soltanto cose che si conoscono? Dispiacerà a Raymond Carver ma i dipinti e le sculture di Stefan Lundgren non corrispondono a requisiti autoctoni, guardano anzi a tutt'altro contesto. L'artista, di origini svedesi, dimentica le lande e le foreste della madre patria per immergersi nei Grandi Laghi o per scorrazzare tra le Montagne Rocciose del mundus novus.
In questa occasione Lundgren abbatte gli alberi per spianare la strada, giacché non è vero che nel deserto non c'è nulla: cactus, teschi e bucrani, capanne, stelle (di latta, quelle cioè degli sceriffi) sono alcuni dei motivi che ritroviamo nelle opere in mostra. Fatta quindi tabula rasa del retaggio culturale, la mitologia e il folclore nordico che ci ha deliziato con l'illusione di fate, streghe, giganti, trolls, etc, ecco entrare in scena le tribù indiane, i cowboys e i pionieri dell'epica western.
Popoli nomadi che intendono rispecchiare quei transitamenti che divennero "strategie" nella fulgida decade degli Ottanta, anni che furono di formazione per l'artista, all'insegna di una nevrastenia che scendeva a compromessi con l'ambiguità e l'ibridazione (verrebbe spontaneo chiedere al postmoderno se ''c'en est trop? '' Sennonché la risposta è alquanto ovvia: «No, mai!»
Inaugurazione sabato 14 ore 18.30
Galleria 42
Via Carteria 42, Modena
Orari: mer, gio, ven, sab 17-19.30
Ingresso gratuito