Palazzo Reale
Milano
piazza Duomo, 12
02 0202, 02 88451 FAX 02 88450104
WEB
Piero Guccione
dal 8/7/2008 al 6/9/2008
lun 14.30/19.30 mart-merc-ven-sab-dom 9.30/19.30 giov 9.30/22.30

Segnalato da

Kura Ufficio Stampa




 
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8/7/2008

Piero Guccione

Palazzo Reale, Milano

Opere 1963/2008. L'esposizione e' composta da circa 80 opere realizzate nelle sue tecniche predilette dell'olio su tela e del pastello su carta. Ripercorre quasi per intero, dal 1963 ai nostri giorni, la carriera e il cursus espressivo dell'artista, nel suo evolversi come un tragitto di andata e ritorno, logistico e intellettuale, dal luogo natale a quello dell'iniziazione culturale e viceversa. Una mostra nata da un progetto di Vittorio Sgarbi.


comunicato stampa

a cura di Vittorio Sgarbi

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dal 10 luglio al 21 settembre 2008, presenta a Palazzo Reale Piero Guccione – Opere 1963/2008 una mostra nata da un progetto di Vittorio Sgarbi e organizzata da Torcular. Dopo l’antologica di Palazzo Dugnani del 1986, e la rassegna di opere recenti del 1998, a Palazzo Reale, torna a Milano, nella stessa sede dell’ultima esposizione, Piero Guccione, uno dei massimi esponenti in assoluto della figurazione contemporanea, non solo nazionale.

L’esposizione, composta da circa ottanta opere, realizzate nelle tecniche predilette dell’olio su tela e del pastello su carta, ripercorre quasi per intero, dal 1963 ai nostri giorni, la carriera e il cursus espressivo di Guccione, nel suo evolversi come un tragitto di andata e ritorno, logistico e intellettuale, dal luogo natale a quello dell’iniziazione culturale, e viceversa.

Si parte dagli anni romani, quando il siciliano Guccione, nato a Scicli (RG) nel 1935, dopo la formazione all’Accademia delle Belle Arti e in parallelo al coinvolgimento in alcune missioni archeologiche nel Sahara, si afferma subito come uno degli uomini di punta della Nuova Figurazione locale, fra impegno sociale, fedeltà all’arte mimetica, autonomia lirica e dimensione esistenziale, guardando sia a Renzo Vespignani, con il quale condivide la militanza nel gruppo ‘Il Pro e il Contro’ (1961-64, insieme a Attardi, Aymonino, Calabria, Guerreschi, Gianquinto, Farulli, Ferroni, i critici Micacchi, Del Guercio, Morosini), sia a Renato Guttuso, di cui è assistente all’insegnamento, ma del quale non condivide le medesime inclinazioni espressioniste. Tipici della cifra di Guccione di questi anni, fondata su un grande magistero tecnico, ma dal taglio modernamente innovativo, sono i Muri, i Balconi, i Giardini, le Finestre, le Attese, con gli oggetti che diventano il correlativo tangibile della condizione psicologica, poeticamente assorta, di chi li evoca; soprattutto i paesaggi “modernizzati”, inclusi, piuttosto impropriamente, nell’iconografia della Pop Art italiana, con scenari naturali di sapore antico, memori dell’eredità classica, che vengono contaminati dai segni ingombranti della civiltà industriale.

Nel 1979, seguito da Sonia Alvarez, Guccione torna a Scicli, dai cui dintorni non si sarebbe più mosso, e dove sarebbe diventato di riferimento a uno specifico gruppo di artisti (fra gli altri, Sonia Alvarez, Franco Sarnari, Franco Polizzi, Carmelo Candiano, Giuseppe Puglisi, Giuseppe Colombo, Giovanni La Cognata, Piero Roccasalva, Gugliemo Puzzo, Salvatore Paolino, Piero Zuccaro), accomunati da analoghe finalità espressive. La natura, mitica, eterna, mediterranea, rappresentata nell’intento di cogliere il passaggio dallo stato di contemplazione al sentimento dell’assoluto, diventa il tema dominante dell’arte di Guccione. Se, fino ai primi anni Ottanta, Guccione è ancora interessato a esplorare i confini fra realismo e astrazione, nei successivi si concentra su una natura sempre più rarefatta nelle geometrie essenziali che le inquadrature, da obiettivo fotografico, accentuano al massimo, esaltando, per esempio, il significato simbolico dei carrubi, residui di tempeste nei pastelli della serie Dopo il vento d’Occidente, o delle linee d’orizzonte, che sfumano le differenze fra entità supreme come il mare, prediletto dall’artista, il cielo, la terra. E’ diventato il Romanticismo ottocentesco di Friedrich e di Leopardi, fra senso nordico del sublime e mediterraneo dell’infinito, il principale referente culturale di Guccione, ispirando per i suoi paesaggi siculi, immersi in silenzi metafisici che la presenza dell’uomo può solo intaccare, inesauribili varianti, tipologiche, cromatiche, liriche, ma tutte riportabili ad un’unità originaria, un bisogno interiore di purezza primordiale. Nel contempo, Guccione non abbandona la riflessione sulla storia dell’arte, confrontandosi direttamente, nella serie dei d’après, con alcuni celebri capolavori, fra gli altri, dell’amato Michelangelo, di Masaccio, Caravaggio, Giorgione, Vermeer, Signorelli, Le Nain; né il carattere filosofico della sua arte gli impedisce di cimentarsi con applicazioni diverse della sua poetica, in particolare con l’illustrazione e la scenografia.

“Nel mio lavoro, di solito, il significato non è la molla che fa scattare l’immagine né la gioia di inseguirla. È la seduzione dell’oggetto l’elemento primario: la sua pregnanza fisica e figurale che in genere mi spinge a tentarne l’interpretazione e a darne visione… Le mie scelte sono quasi sempre dettate dall’istinto, prodotte dall’immaginazione con le più strane e disparate associazioni, senza alcun vincolo se non per il rigore della forma e dell’esecuzione… Confesso che sempre meno mi interessa conoscere, sapere e capire il mondo. Preferisco affidarmi alla verità, alle contraddizioni, alle infinite controverse ingiunzioni della corporeità.”
Piero Guccione

“Guccione non rincorre la verdad nel molteplice. Dipinge il vento, le nuvole, il frangere della risacca, la luce che precede il tramonto, non avvertendoli mai come manifestazioni del molteplice. Il molteplice è l’antitesi dell’assoluto, dove sta l’uno non sta l’altro… A Guccione interessa l’assoluto, senza dubbio alcuno. L’assoluto immanente nella natura, il celeste contagiato di terra, mai totalmente puro, che va scattivato, come dicevano una volta gli scalpellini, per liberare la pietra preziosa dalle inevitabili impurità umane. Come un maestro zen, fra Sicilia e Giappone, Guccione si propone di contemplare l’assoluto, cercando, con mestiere tecnico straordinario, l’essenza nella lampante semplicità di ciò che vede…”
Vittorio Sgarbi

“La morte è la cosa più lontana, la più estranea e assente nella visione di un cielo stellato, così come i sentimenti d’angoscia e di paura. Solo stupore, e uno sconfinato senso di meraviglia, di commozione per tanto e sublime ordine, oltre alla gratitudine profonda verso la vita che ci offre questo alto e silenzioso spettacolo. Prima di finire, mi piacerebbe poter dire tutto questo con la pittura, più compiutamente di quanto ho fatto fino ad oggi: almeno tentarlo, consapevole della difficoltà dell’impresa.”
Piero Guccione

“I quadri di Guccione, belli, solenni, appassionati, hanno un vigore contemplativo che rende difficile considerarli semplicemente rilevanti. Quando saranno concluse tutte le rassegne, costruite le scuole, ratificate le clamorose transazioni d’influenza, queste opere continueranno a parlare nel loro registro necessario di singolarità, di amore per la pittura stessa.”
Susan Sontag

“La pittura come il mare: toujours recommencée. Cos’è il dipingere un quadro, se non immergersi i questo sentimento oceanico in cui, dall’istante presente, si entra in questo luogo senza frontiere e in questo tempo senza fine? … Dipingere il mare, ritornare alle origini della vita, è come rinnovare l’atto pittorico, come se mai nessuno avesse dipinto…Il mare è principio di paternità, il richiamo del mondo in cui vivono gli dei e gli eroi, al di là delle paludi dell’infanzia, posta sotto il segno della madre…”
Jean Clair

“Guccione ha la capacità e soprattutto il talento di saperci comunicare le sue prime emozioni. Non le conserva solo per sé stesso. Le utilizza, le lavora, le espone. Sono mediterranee, scendono dalla magia di un cielo stellato, cadono nell’acqua per disegnare poi un paesaggio, un viso, il volto di una donna che volta le spalle all’amore, un corpo proteso nella violenza del silenzio verso l’attesa.”
Tahar Ben Jelloun

“Il semplice vedere è già un creare. Dipingere significherà quindi creare due volte, e rubare due volte, se è vero che in ogni pittore si nasconde la figura bifronte di un ladro e di un dio. Vale, questo privilegio, a maggiore titolo per Piero Guccione. Salvo che in lui, quanto è più schivo e pudico il dio, tanto più clamorosamente si esibisce il ladro di luce.”
Gesualdo Bufalino

“La bella pittura deve essere piatta, come voleva Degas (che la faceva); e la piattezza è divina - cioè peculiare alla pittura, essenza, necessità, ineffabilità - come commentava Valéry (che se ne intendeva). Alla pittura di Guccione è dunque peculiare la smarrita - per altri - platitude. Che non è da intendere nel senso della banalità quotidiana, della svogliante abitudine, dell’accidioso spegnersi del mondo intorno a noi; ma tutt’al contrario: come una fuga dalle sensazioni, e cioè dal tempo, per andare (e restare) oltre.”
Leonardo Sciascia

Organizzazione: Torcular, Milano - torcular@torcular.it
Sponsor: Finarte, Torcular
Catalogo: Skira
Testi critici: Vittorio Sgarbi
Ufficio Stampa: Ku.Ra – Rosi Fontana – tel. 050 9711343- info@rosifontana.it
Comune di Milano - tel. 02 884.50150 – 884.56796 http://www.comune.milano.it

Inaugurazione: 9 luglio, ore 18.30

Palazzo Reale
piano terra – Piazza Duomo 12 – Milano
Apertura al pubblico: 10 luglio – 21 settembre 2008
Orari: lun 14.30/19.30; mart-merc-ven-sab-dom 9.30/19.30;
giov 9.30/22.30
Ingresso: gratuito

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