Cardi Black Box
Milano
corso di Porta Nuova, 38
02 45478189 FAX 02 45478120
WEB
Michal Helfman
dal 14/4/2009 al 19/5/2009
mart-sab 10-19

Segnalato da

Paola C. Manfredi Comunicazione




 
calendario eventi  :: 




14/4/2009

Michal Helfman

Cardi Black Box, Milano

L'artista presenta un video che trasforma uno studio di danza classica in un curioso night club. Riprende il tema un'installazione costituita da sculture ed elementi che, attraverso un gioco di inversioni e alterazioni, contribuiscono a rompere i confini tra individuo e spazio, tra oggetto e azione, universo femminile e sguardo maschile.


comunicato stampa

A cura di Sarah Cosulich Canarutto

Cardi Black Box, nuova galleria d’arte contemporanea internazionale caratterizzata da un approccio fortemente innovativo e sperimentale, presenta nella sede italiana a Milano, in Corso di Porta Nuova 38, la seconda esposizione, dedicata alla giovane artista israeliana Michal Helfman. Nata nel 1973 a Tel Aviv, Helfman è alla sua prima personale in Italia.
Per accogliere la mostra, lo spazio espositivo di Cardi Black Box è stato completamente trasformato dall’artista che ne ha mutato profondamente l’architettura interna: giochi di volumi, di luci e di specchi generano visioni e alterazioni delle quali il visitatore diviene inconsapevole protagonista. Circondato, lo spettatore si trasforma in voyeur: condivide il desiderio, il disordine e la caleidoscopica illusione espressi dai video e dalle monumentali e composite installazioni di Michal Helfman.

La mostra
Nella sua nuova opera, The Lesson, concepita specificatamente per questa mostra e prodotta da Cardi Black Box, Michal Helfman presenta un ambiente spettacolare e al tempo stesso destabilizzante: l’omonimo video capovolge uno studio di danza classica, trasformandolo in un curioso night club. Ruotata di 90 gradi, la sbarra diviene un palo da pole dancing, il movimento rigoroso ed elegante della ballerina classica si trasforma nel moto aggressivo e sensuale di una spogliarellista. Il sipario si chiude e la scena si sposta in mezzo all’oceano con l’esplosione di una piattaforma petrolifera tratta da immagini di cronaca. Con questo contrasto, The Lesson richiama metaforicamente universo femminile e sguardo predominante maschile, mettendo in evidenza il rapporto tra uomo e donna attraverso l’analisi di stereotipi sociali e di ruolo.
L’opera riprende il tema dal video in una composita installazione costituita da sculture e elementi che, attraverso un gioco di inversioni e alterazioni, contribuiscono a disorientare e rompere i confini tra individuo e spazio, tra oggetto e azione. La conflittualità tra tecnologia industriale e sensualità emotiva, artificialità e iperrealtà, architettura e decorazione sono i concetti chiave alla radice della sua analisi artistica: anche gli oggetti e le figure appaiono in liquefazione, in stato di transizione, come se volessero trasformare la loro essenza e, di conseguenza, il nostro modo di guardare ciò che ci circonda.

Lo spazio condiviso, in Just be good to me, video installazione che completa la mostra al piano superiore, si fonde con quello privato e personale dell’artista, per sottolineare l’ambiguità su cui poggiano le nostre certezze. Con una originale prospettiva naturalistica che vede il movimento comporsi attraverso una sequenza di tanti fermo immagine, l’artista racconta il rapporto tra uomo e natura attraverso l’elaborazione di un tema pittorico classico come quello della maternità. La scena di carattere quotidiano di una madre con un bimbo rivela però subito la propria artificiosità: si tratta di un piccolo set in un angolo remoto di deserto. L’apparato di sovrastrutture dell’uomo, la cultura specchiata nell’imponenza della natura, rivelano allora la propria fragilità. Il deserto, spazio vuoto e immutabile incorniciato da una quinta di rocce, è il luogo ove la madre si incammina col figlio in un delicato equilibrio tra natura e cultura in cui emerge l’assenza dell’uomo, il padre. Lo spettatore assiste al placido calar della sera finchè una folla di lune piene sembra emergere, gonfiandosi, dal cielo, distruggendo con ridondanza e inspiegabilità la volta celeste. Come la madre e il figlio sono inghiottiti dal paesaggio desertico, è ora lo spazio naturale a piegarsi alla dimensione decorativa e kitsch di queste lune reminescenti palle stroboscopiche da discoteca.

Il soggetto dell’opera di Michal Helfman, che fa convergere temi e simbologie della storia dell’arte, elementi autobiografici e l’immaginario psichedelico dei locali notturni in un lavoro scevro di significati politici, riflette sull’interazione tra lo spettatore e lo spazio fisico, e sull’influenza che l’architettura del nostro vissuto opera sullo sguardo e sulla percezione, in un gioco di inversioni e capovolgimenti non soltanto di ruoli ma di modi di percepire e di interpretare il mondo che ci circonda. L’artista trasforma un’immagine in icona, in simbolo del dualismo estremo che esiste tra natura/cultura, apparenza/realtà, singolo/collettività. Tra illusione, finzione e realtà, ancora una volta Helfman immerge lo spettatore nel complesso gioco di relazioni tra uomo e contesto, spazio e azione.

UFFICIO STAMPA
Paola C. Manfredi Comunicazione | Corso Italia 8 – 20122 Milano | Tel. +39 02 45485093 | Fax +39 02 45485094 |
Contatti: Paola C. Manfredi | Paola.manfredi@paolamanfredi.com
Andrea della Valentina | Tel. +39 02 45485093 | Andrea.dellavalentina@paolamanfredi.com

MICHAL HELFMAN

BIOGRAFIA

Nata nel 1973 a Tel Aviv (Israele), dove vive e lavora.
Docente in programmi di laurea e master in lettere presso la Bezalel Academy of Art and Design.

Studi:
1994-98 Laurea in lettere, Bezalel Academy of Art and Design, Gerusalemme.
1996 Studente presso la School of Visual Arts, New York.

Riconoscimenti e borse di studio:
2008 Nomination al Premio Nathan Gottesdiener.
2001 Premio giovane artista.
1998Premio per la tesi finale.
1998 Premio Anselm Kiefer, Fondazione Wolf.

Personali:
2009 Tel Aviv Museum of Art.
2008 "Mekomon", atrio di Art TLV.
2007 "Bat Dor", Israel Musem, Gerusalemme.
2003 "Cochav Yair", Galleria Sommer Contemporary Art, Tel Aviv.
2002 Institute of Visual Arts, Università del Wisconsin, Milwaukee.
2001 Institute of Visual Arts, San Francisco.
2000 “Tiesto”, Galleria Sommer Contemporary Art, Tel-Aviv.
1999 “Iris”, The Herzlyia Museum of Art.
1998 "God'amn this DJ, Make My Day", The Midrasha Gallery of Art, Tel Aviv.

Collettive:
2008 Van Leer Museum, Gerusalemme.
2008 Tmoona Theatre, Tel Aviv.
2008 Art TLV.
2008 "Real Time-Art in Israel 98'-08'", The Israel Museum, Gerusalemme.
2008 "The Colony", Museum of Art, Ein Harod.
2007 "Umanut ha'aretz 6".
2007 "Rear", The Herzlyia Museum of Art.
2007 “The Invisible Snake Show”, Galleria Sommer Contemporary Art, Tel Aviv.
2007 "Art Focus". Curatore: Ori Desau.
2005 "Mafnum", The Herzlyia Museum of Art.
2004 "Romantica", Galleria Sommer Contemporary Art, Tel Aviv.
2004 "Don't Touch the White Woman". Curatore: Francesco Bonami, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino.
2004 Art is, New York.
2003 “Dreams and Conflicts”, 50° Biennale di Venezia, Venezia. Curatore: Francesco Bonami.
2002 La Riviera, Madrid. Curatore: Jerome Sanse.
2002 "Aspis" Kalisher Gallery. Curatore: Yael Bergstein.
2001 LISTE 2001, Basilea.
‏2000 “Platforma”, Galleria Sommer Contemporary Art, Tel-Aviv.
2000 “A Long Lion”, Peer-Hamidrasha. Curatore: Guy Ben-Ner.
1999 “Autocream”, ArtFocus, Sultans Pool. Curatore: Kaspar Koenig.

Immagine: Just be good to me, 2007 video still, DVD 2’. 20’’ Cardi Black Box, Milano & Sommer Contemporary Art, Tel Aviv

Inaugurazione (su invito): mercoledì 15 aprile 2009 – ore 18-21
Press preview ore 11-13

Cardi Black Box
Corso di Porta Nuova, 38 - 20121 – Milano
Orari di visita: Da martedì a sabato 10-19 | Lunedì chiuso
Ingresso libero

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