Loggetta Lombardesca
Ravenna
via Di Roma 13
0544 212092 FAX 0544 212092
WEB
Da Renoir a De Stael
dal 21/2/2003 al 30/6/2003
0544 482791, 0544 482760 FAX 0544 212092
WEB
Segnalato da

G.Marco Cavallarin




 
calendario eventi  :: 




21/2/2003

Da Renoir a De Stael

Loggetta Lombardesca, Ravenna

Il Museo d'Arte della Citta', ora Istituzione, inaugura la nuova attività espositiva con una grande rassegna: un secolo di storia dell'arte a partire dagli Impressionisti francesi fino al secondo dopoguerra inoltrato.


comunicato stampa

Roberto Longhi e il moderno

Museo d'Arte della Città
23 febbraio - 30 giugno 2003
(inaugurazione 22 febbraio - partecipazione su invito)
Orario: tutti i giorni dalle 9 alle 18. Chiuso il lunedì

Il Museo d'Arte della Città, ora Istituzione, inaugura la nuova attività espositiva con una grande rassegna dal titolo Da Renoir a De Staël. Roberto Longhi e il moderno, un secolo di storia dell'arte a partire dagli Impressionisti francesi fino al secondo dopoguerra inoltrato.
Il progetto espositivo nasce dall'idea di ricostruire uno dei più affascinanti snodi del Novecento, ripercorrendo l'avventura intellettuale di Roberto Longhi (1890 - 1970), "il maestro degli studi italiani dell'arte", senza dubbio una delle voci più geniali ed eccentriche della storiografia artistica contemporanea.
Merita una sottolineatura l'originalità di questo percorso che presenta al vasto pubblico il risultato dei lavori di alcuni anni di ricerca promossa da un prestigioso comitato scientifico.

Sono circa 200 le opere raccolte negli spazi espositivi della Loggetta Lombardesca, ampliati con il recupero del piano nobile del chiostro rinascimentale del Monastero di Santa Maria in Porto fra le mura.
Opere scelte tenendo sempre presenti le indicazioni di Longhi e ottenute grazie alla preziosa collaborazione di diversi importanti musei come il Centre Pompidou e il Musée d'Orsay di Parigi, il Musée d'Art Moderne de Troyes, la Pinacoteca di Brera, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, il MART di Trento e Rovereto, la GAM di Torino e la GAM di Bologna, e grazie ancora alla sensibilità di prestigiose raccolte come la Guggenheim Collection di Venezia, la Galerie Krugier di Ginevra e la stessa Fondazione Longhi, con le opere già appartenute allo studioso.

Il piano della mostra si sviluppa nel rispetto degli scritti, in parte raccolti nel volume Scritti sull'Otto e Novecento (1925-1966), in parte recuperati tra gli altri interventi della sua vastissima bibliografia. Più che di un percorso organico sul piano della ricostruzione cronologica, si è optato per una rivisitazione dei nuclei di riflessione dello studioso secondo una sequenza che fu quella dell'elaborazione del suo pensiero, in un continuo scambio tra passato e presente. Una linea di pensiero che si innerva in una formazione crociana, privilegiando l'approccio formalista, e si fonda sull'individuazione di centri di interesse che diventano il movente dell'idea del moderno.


Pablo Picasso
Portrait de femme (1938)
Il realismo di Courbet, ad esempio, presuppone il realismo di Caravaggio, così come la cultura formale di Seurat non può essere intesa senza il "sintetismo prospettico di forma e colore" in cui si riassume la figura paradigmatica di Piero della Francesca.
L'incontro, rivelatore, con la pittura dell'Ottocento francese, in particolare con Courbet e Renoir, si colloca nel 1910, nell'ambito della Biennale di Venezia. L'anno successivo Longhi avrebbe discusso, con Toesca, la tesi su Caravaggio.

Il percorso della mostra parte da Boccioni, a cui Longhi dedicò uno dei suoi testi più precoci (1914), documentato con Le due amiche, del medesimo anno, che comprende nello sfondo anche la scultura Sviluppo di una bottiglia nello spazio, e procede, dopo l'impatto polemico col de Chirico metafisico, seguendo il filo conduttore dei suoi interessi, con la stagione dell'Impressionismo francese, fino a comprendere gli esiti del Post-Impressionismo e le successive derivazioni Fauves. Questi i prodromi della modernità enucleati in un primo gruppo di opere di Courbet e Renoir, e ancora di Bazille, Boudin, Cézanne, Sisley. Le vicende del Post-Impressionismo sono documentate da dipinti di Bonnard, Vallotton e da un Seurat prezioso quanto raro. La pagina successiva è affidata a importanti opere come la superba femme di Matisse del Centre Pompidou, oltre ai Derain, Dufy e Vlaminck.

Un capitolo caro a Longhi fu l'esperienza di alcuni paesisti piemontesi come Fontanesi, Avondo e Reycend, quest'ultimo "scoperto" dallo stesso Longhi e di cui egli possedeva un cospicuo numero di opere, successivamente donate alla Galleria d'Arte Moderna di Torino. Ad essi Longhi riconobbe il merito di avere introdotto in Italia uno sguardo verso il paesaggio, vicino per molti versi, alle esperienze degli Impressionisti francesi. Gli anni di trapasso tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento insistono, seguendo Longhi, sull'attenzione verso il paesaggio del Tosi di fine secolo, e ancora Bonzagni, sino ad abbracciare Cavaglieri e il primissimo Guidi.
La fiammata futurista e avanguardista si ricompone in un interesse, dichiarato e militante, verso quella pittura di valori che rivendicava il recupero della tradizione, e che si espresse in alcuni momenti della Metafisica, di cui La musa metafisica (1917) di Carrà è il riconoscimento più alto.
La riflessione sull'antico sarà il tema dominante di tutto il periodo compreso tra gli anni '20 e i '30, gli anni "romani", caratterizzato dalle presenze di Donghi, Socrate, Melli, Trombadori, Broglio, prima delle accensioni cromatiche della "Scuola di Via Cavour" con Mafai, Scipione e Antonietta Raphaël.
A Carrà, De Pisis, Morandi, alla scultura di Martini, all'eccentrico Maccari, per i quali Longhi mostrò un interesse particolare, sono dedicate intere "stanze" monografiche che scandiscono, pur con intersezioni di date e di percorsi, il periodo compreso fra le due guerre, fino a sporgere, con Leoncillo e Guttuso, oltre la metà del secolo.

La complessità delle letture di Longhi sarà documentata anche da presenze singolari, come "il caravaggesco" Sciltian, o, per altri aspetti, ad altri riferimenti internazionali come Berman, Klee e Kandinsky, quest'ultimo in particolare accostato a Magnelli, come avrebbe voluto Longhi.
Controverso quanto significativo fu il rapporto con Picasso, presente in mostra con lo straordinario Portrait de femme (1938) del Centre Pompidou, che rappresenta il nodo provocatorio attorno a cui si è addensata la lettura dell'artista catalano. Protagonisti dell'immediato dopoguerra saranno talenti emergenti del tempo come Moreni e Morlotti, per giungere poi a De Staël, a cui va l'importante riconoscimento che consacra l'attenzione di Longhi alle istanze ultime degli anni Cinquanta.

Immagine: Nell'immagine: 'Bords de riviere', Gustav Coubert.

Per informazioni e prenotazioni visite guidate:

Museo d'Arte della Città - Loggetta Lombardesca
Via di Roma 13 - 48100 Ravenna
Tel.: 0544 482791 / 482760 - Fax 0544 212092

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Alberto Giacometti
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