Museo Carandente Arti Visive - Palazzo Collicola
Spoleto (PG)
piazza Collicola, 1
0743 46434 FAX 0743 46434
WEB
Tre mostre
dal 12/12/2014 al 28/2/2015
merc - lun 10.30-13 e 14.30-17.30

Segnalato da

Galleria Civica d'Arte Moderna Palazzo Collicola-GCAM




 
calendario eventi  :: 




12/12/2014

Tre mostre

Museo Carandente Arti Visive - Palazzo Collicola, Spoleto (PG)

Croce Taravella presenta opere pittoriche recenti dedicate alla citta' contemporanea. Lo sguardo di Claudio Malacarne si concentra sull'elemento da cui tutto nasce: l'acqua. Baculus / quarto itinerario: bastoni e scettri di artisti contemporanei esposti come in una parata festosa, tra la Galleria e la Sala degli Archi.


comunicato stampa

Croce Taravella
Biologie

a cura di Gianluca Marziani

in collaborazione con ADALBERTO CATANZARO ARTE CONTEMPORANEA

Croce Taravella porta a Spoleto una mostra di opere recenti e conferma la speciale attenzione del museo per la pittura italiana contemporanea. Un’indagine espositiva, quella voluta dal direttore Marziani, che esce dal margine del conformismo mediatico e presenta autori di forte autonomia estetica, figli di belle storie personali che raccontano il talento italiano, la forza atavica dei luoghi d’origine, la densità di contenuti ad elevata linfa sociale.

Le città di Croce Taravella sono i luoghi di un immaginario diffuso. Ne carpiamo dettagli, riconosciamo cose mentre altre ci sfuggono. Alcuni quadri conservano la loro specularità col reale, rispecchiando lo scatto fotografico senza modifiche digitali; altri sono il risultato di mescolanze e accostamenti, indicando il plausibile prima dell’impossibile. In generale le sue città ondeggiano tra vero e falso, carne e spirito, rumore e silenzio. Sono possenti e al contempo liquide, mantengono una certa struttura ma lottano per sopravvivere.

La tecnica di Taravella riesce a evocare tutto ciò, graffiando e stilettando l’immagine, consumando e perimetrando le forme, incidendo linee armoniche. Un tecnicismo metabolico, biologico nel suo flusso sanguigno, nell’espressione muscolare e circolatoria. Una scarnificazione che, non togliendo dove sottrae, prende la materia incisa e la intinge nel magma cromatico, senza sprecare nulla, potenziando il colore stesso e le sue scale tonali. Viene in mente Umberto Boccioni coi suoi futurismi matriarcali, la sua “Materia” figlia del divisionismo e madre del surrealismo spirituale. Sovviene Anselm Kiefer, ovviamente, anche se Taravella infonde il sangue dove il tedesco scarnifica e basta. E poi gli espressionismi in maschera di James Ensor, dove la tragedia prendeva il sopravvento sul dramma, mentre il palermitano fonde il dramma con la salvifica ironia. Soprattutto, si pensa al grande Ottocento italiano, Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini in particolare, artisti che fondevano carne e spirito nel loro realismo interiore.

Taravella utilizza il campo lungo per codificare la sua città ideale. Non cerca il dettaglio ma un’apertura panoramica sui luoghi prescelti, un vedutismo prospettico a fuga centrale, figlio di una concezione classicamente italiana. Fateci caso, i quadri hanno un rigore che comprime la scena dentro l’inquadratura, come se nulla dovesse sfuggire a quell’ingaggio tra corpo e gesto. L’equilibrio figurativo e il senso panoramico ne confermano l’indole mediterranea, la sua appartenenza al filo rosso che unisce secoli e tendenze, il suo sangue barocco ma anche la vertigine rinascimentale, lontana parente di affreschi e antiche tavole. La prospettiva dei quadri, incline al punto amato da Masaccio, sottolinea il legame coerente tra compressione e azione, tra la cornice di contenimento e una catena di gesti progressivi, aerobici, rissosamente propri.

Scrive Marziani in catalogo: “L’artista palermitano mi aveva colpito anni fa, quando notai l’equilibrio dei quadri, come se lì sopra avesse aperto una ferita senza lasciarla sanguinare. Pensai a un corpo tagliato e quieto, privo di emorragie, un moloch architettonico eppure biologico che esibiva un vitalismo anomalo, sorta di espressionismo metodico, lontano dal giochino facile dei trend. Negli anni ho rivisto opere di Taravella, confermando la sensazione iniziale di sospensione scenica, un qualcosa di evocato e al contempo battesimale, l’epilogo della natura che si trasformava in un continuo e stupefacente prologo. Una luce diversa, la sua, per intensità e toni, palpabile e sfuggente, muscolare e leggerissima. Una luce che mi parlava di grande pittura. Una luce figlia della terra e del cielo, animata dal rosso del sangue e dal bianco dei confini estremi. Una luce pulsante e planetaria, intrisa di buio cosmico e polvere stellare: altezza e sottosuolo nella natura crudele e metabolica dell’artista…”

Croce Taravella nasce nel 1964 a Polizzi Generosa (Palermo). Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Tra il 1983 e il 1984 arriva l'appoggio del gallerista Lucio Amelio che lo introduce nell'ambiente artistico napoletano.

Da qui l’incontro fondamentale con Beuys, Warhol, Rauschenberg, Longobardi e Paladino. Taravella si dedica da subito alla pittura sperimentale, utilizzando tecniche miste di forte impatto cromatico. Tornato a Palermo, crea il centro polivalente “II Labirinto” con cui promuove una rigorosa attività culturale. Si trasferisce poi a Roma dove lavora come scenografo per diversi programmi RAI.
Rientrato a Palermo fonda, nel cuore della Vucciria, l'”Associazione Culturale d'Arte Moderna e Contemporanea”, esponendo artisti del calibro di Kounellis e Beuys. Nella stessa sede fonda un'altra realtà, “Mondo Tondo”, che coinvolge giovani artisti europei per realizzare installazioni permanenti e mostre di taglio più tradizionale.

Dal 1990 crea installazioni di cemento, ferro, legno, rottami intrisi di colore e impastati di stracci. Si spinge fino alla ricostruzione di scenari naturali plastici, realizzando opere tra le montagne siciliane e poi tra quelle cinesi, partendo da pietra e asfalto che divengono, dopo l'intervento pittorico, un maestoso scenario percorribile. La serie dedicata alla moglie Jamie e alla figlioletta Anita, interamente realizzata in terracotta smaltata, lo riporta invece verso atmosfere più intime. Taravella ha creato interventi ambientali e installazioni permanenti a Malta (affreschi Villa Azzaro, 1992), Palermo (“Crollori”, Vucciria, 2000), Berlino (“Beton”, Kunsthaus Tacheles, 2001) e Cina (“Gullin”, Yuzi Paradise, 2006). Diversi gli interventi nell’entroterra siciliano, da Mazzarino (Caltanissetta, “Lago di Pietra”, Azienda Agricola Floresta, 2000) a Nicosia (Enna, “Furia Nebrodensis”, Casa Mancuso, 2001) e Bagheria (Palermo, “II Grande Guerriero”, Museo Renato Guttuso). Taravella ha partecipato alla 51ma Biennale Internazionale di Arte di Venezia e alla 10ma Biennale Internazionale di Architettura di Venezia.

Tra le mostre recenti si segnala la personale alla Fondazione Sant’Elia (Palermo, 2014). Attualmente vive e lavora nel centro madonita e a Roma.

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Claudio Malacarne
I Sensi Liquidi

a cura di Gianluca Marziani

L’inverno di Palazzo Collicola Arti Visive apre una finestra “caldissima” oltre il freddo stagionale. Uno sguardo inaspettato e mediterraneo, figlio della grande pittura italiana, ci catapulta nella sensazione del mare trasparente, dell’acqua limpida e attrattiva, del galleggiamento tra sfumature di verde e blu. Una digressione visiva che riguarda un percorso anomalo e rigoroso, unico per tematiche e slancio narrativo, una controtendenza vincente che elabora la natura complessa del benessere, dell’ottimismo, dello sguardo che sceglie la luce al posto del buio.

Per Claudio Malacarne lo sguardo si concentra sull’elemento da cui tutto nasce: l’acqua. Nulla di più semplice, direbbe qualcuno, ma proprio per la sua ovvietà pochi artisti si addentrano nel fatidico H2O (soprattutto in pittura le storie sull’argomento paiono merce rara). La ragione? Forse dipende dall’indole artistica, da un quid che è continua ricerca di anomalie nascoste, un angolo in ombra, una ragione straordinaria. L’acqua appare troppo ovvia per molti, scontata nel suo appartenere al ciclo biologico della vita. Per fortuna, però, c’è sempre la sorpresa parabolica, un occhio più concentrato, più curioso di altri: come nel caso di Malacarne, immerso nella narrazione del contesto acquatico, dentro la coerenza di una scelta necessaria, dentro la strategia delle private emozioni, dentro la purezza vigile dei sensi.

La narrazione acquatica è una sfida, sia per l’artista che per il fruitore: il primo dovrà evitare qualsiasi retorica, il secondo dovrà comprendere l’implicito, le componenti ulteriori, il valore oltre l’estetica. Un ingaggio impegnativo che ci avvicina allo straordinario dentro l’ordinario, all’empatia biologica, alle vertigini dell’inaspettato.

Mantova è la città elettiva di Malacarne, lo scrigno urbano che ha rinsaldato le radici con la costruzione del personale futuro. Mi affascina l’idea che il galleggiamento di Mantova sia un elemento d’incidenza artistica, il fatto che un sito di pietra antica mantenga un legame con l’elemento liquido della propria cinta. L’acqua di Malacarne appartiene ai fondali scogliosi del mare aperto, al colore sfumato del mediterraneo, alle trasparenze che l’occhio ama scoprire; eppure tutto sarebbe stato diverso senza la coscienza innata dell’elemento, senza un respiro persistente dell’acqua di laghi e fiumi. La stessa pianura padana, pensandoci bene, somiglia a un mare calmo, ispira meditazioni ascetiche nell’ovatta di nebbie e cieli lisci. Diventa spazio di orizzonti larghi, vedute a campo lunghissimo, una panoramica che include e amplifica le sensazioni. Il suo effetto richiama il nostro sguardo davanti al mare, quando perdiamo i confini stretti e vaghiamo, ondivaghi e quindi più liberi, svincolati dalla norma al presente. L’acqua metabolizzata incarna l’ambiente spirituale che trasforma lo spazio e il tempo, rallentando l’enfasi del quotidiano, dilatando i margini percettivi, amplificando la risonanza del flusso.

Malacarne carezza l’acqua marina con un pennello espressivo e calibrato. Il colore definisce le trasparenze, le variazioni di ogni piccolo riflesso, le tonalità di verdi e azzurri. Il mare diviene luce solida, una specie di corpo abitabile che metabolizza il sole, le nuvole, il vento, la consistenza dell’aria, gli spostamenti dei corpi mentre nuotano. Acqua e cielo sono una grande sfida tecnica, due mondi che non puoi copiare con passo iperrealista, sarebbe pura utopia il tentativo di riportare con fedeltà la grana degli elementi; al contrario, si tratta di carpirne l’anima segreta, che significa trascrivere una zona emozionale, un volume della coscienza, un’attitudine psichica per recettori sensibili.

Siamo così al passo decisivo, a ciò che definisce la maturità concettuale di Malacarne. Perché l’acqua senza umanità resterebbe un serbatoio fertile ma non riproduttivo, come se mancasse l’equazione di chiusura del cerchio. Serviva lo scatto umano, una presenza che fosse energia. E allora ecco aprirsi le danze acquatiche: ragazzine e ragazzini che nuotano o galleggiano da fermi, soli o in piccoli gruppi, osservati dalla giusta distanza, con pudore genitoriale ed equilibrio prospettico. Bravo l’artista nel fermarsi dove serve, mai sul campo panoramico che disperde il fattore emotivo, mai sul dettaglio che comporta responsabilità ulteriori.

Senti che scorre benessere, le tensioni si disperdono, la gioia emerge ma non sovrasta la natura mentale del progetto. Non percepisci alcuna finzione o posa costruita, l’occhio pittorico sembra una cinepresa che osserva senza enfasi, proteggendo i protagonisti del racconto. Amore e benevolenza si fondono nella radice degli obiettivi e nella germinazione dei risultati: Malacarne dipinge con empatia, metabolizzando le atmosfere estive, i sentori climatici, rendendo quasi tattile la sua narrazione mediterranea. La pittura profuma di bouganvillea e sale marino, crema solare e pini marittimi, cotone e anguria… ciò che non si vede esiste ma solo se l’occhio ama l’icona, se la visione invade le emozioni, se l’immagine contiene la valenza dell’immaginario.

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Baculus #4

Ideazione e progetto di STUDIO A’87

A cura di Emanuele De Donno, Gianluca Marziani, Franco Troiani

BACULUS / 4°Itinerario conclusivo: bastoni e scettri di artisti contemporanei esposti l'uno dopo l'altro, come in una parata festosa, tra la Galleria e la Sala degli Archi di Palazzo Collicola Arti Visive. La mostra raccoglie i lavori di artisti, artieri, operatori culturali, collezionisti, cultori della terra e delle tradizioni popolari. In questo quarto itinerario sono presenti nuovi bastoni, oltre a quelli dei tre precedenti itinerari: Orti del Sole (Spoleto), CEDRAV (Cerreto di Spoleto), Museo Archeologico Statale (Spoleto).

BACULUS è ispirato ai bastoni degli “Orti del Sole” nel Centro Sociale per anziani, porzione del Complesso Monumentale San Carlo Borromeo a Spoleto. Ex Ospedale della S. Croce (1250 d.C.) per pellegrini, viandanti, appestati, eserciti in guerra, fino al 1600, poi in uso per attività artigianali e brefotrofio femminile fino al 1974. Parte del fabbricato adibito a scuola pubblica e altri spazi abbandonati, tornati alla luce dalla metà anni Ottanta con l'istituzione degli orti coltivati dagli anziani del Centro Sociale. In questi luoghi aperti, nell’ex chiesa di S. Carlo e alla Madonna del Pozzo di Porta Monterone, si celebravano la Primavera e l'Estate con le feste e le manifestazioni dello Studio A '87, quasi trent'anni di arte condivisa.

Franco Troiani: Il bastone è usato negli orti per una corretta crescita delle piante, così come viene usato dal viandante o dal pastore per sicurezza e compagnia... come pastorale per la guida spirituale... come scettro simbolo di potere ma anche di unità... l'unità di numerosi amici in arte che nel bene e nel male hanno vissuto e vivono ancora con grande speranza la propria avventura umana.

Gianluca Marziani: Un progetto collettivo che attraversa una lunga storia spoletina d’interventi artistici, gestiti con intuito curatoriale da Franco Troiani, artista che del progetto condiviso, come attività di Studio A’87, ha fatto un’opera ambiziosa, probabilmente la sua opera più paradigmatica e universale. BACULUS ne è la sintesi virtuosa, un cerchio che integra assieme generosità e intuizione, archetipi e contemporaneità, concetto e contenuto.

Il bastone si rivela un complesso archetipo funzionale, legato all’Uomo nel corso dei secoli, secondo usanze e costumi che ne variano le narrazioni specifiche. Da oggetto per camminare ad arma contundente, da protesi per lo sport a scettro, il bastone elabora molteplici variazioni attorno alla sua sintesi geometrica. Tutti gli invitati hanno avuto piena libertà elaborativa, così da riportare la funzione d’origine a un valore plastico che ne esaltasse il contenuto simbolico.

1° Itinerario: BACULUS Bastoni agli Orti del Sole + Complesso Monumentale San Carlo Borromeo. Spoleto. Sabato 12 luglio 2014
Festa e ritrovo dei cantori della terra, su ideazione e progetto di STUDIO A '87 con la collaborazione dell'Associazione Orto di Monterone, Comitato Orti del Sole, Centro Sociale San Carlo Borromeo e con il patrocinio dell'Assessorato alla cultura del Comune di Spoleto.
Gli Orti del Sole, nati nel 1987, sono uno dei pochi presidi collettivi spoletini e hanno un grande valore di coesione sociale e produttività cooperativa. Adiacenti alla Porta Monterone, ingresso dell'antica Via Flaminia, sono incastonati alle pendici del Monteluco, con una vista privilegiata sul Ponte delle Torri e sulla Rocca Albornoziana. Artisti, cultori della terra e delle tradizioni popolari, hanno esposto un primo nucleo di "bastoni" liberamente elaborati, come significato di educazione per un costante ritorno alla cultura della terra e della vita. Il bastone è in quest’occasione elemento scultoreo verticale, a testimoniare il tema della fertilità, crescita o potere, ma anche supporto, sostegno utilitario alla coltura... la serata è stata accompagnata da un concerto musicale. I manufatti sono rimasti in esposizione nella vicina chiesa di San Carlo fino al 31 luglio 2014.

2° Itinerario: BACULUS Bastoni al Festival del Ciarlatano / CEDRAV Cerreto di Spoleto. sabato 23 agosto - 16 settembre 2014
Baculus / Bastoni e Scettri al CEDRAV di Cerreto - Centro Documentazione Ricerca Antropologica in Valnerina, in occasione della 2° edizione del “Festival del Ciarlatano Cerretano”, l'appuntamento che coniuga spettacolo e cultura del territorio per indagare, scoprire e valorizzare la figura che ha reso famoso il paese di Cerreto, organizzato dal Comune in collaborazione con il Cedrav.
Il convegno di studio all'ex Monastero di S.Giacomo, è stato dedicato quest'anno alla rivalutazione del ruolo del ciarlatano, comunemente ritenuto un "imbroglione" e che invece ha esercitato nel tempo la funzione di "guaritore" attraverso l'uso di balsami ed unguenti preparati con erbe medicinali grazie alla conoscenza delle proprieta' curative delle erbe, comprovata dalle autorizzazioni concesse dalle autorita' mediche dell'epoca alla vendita dei loro prodotti. In questo secondo viaggio la mostra dei Bastoni, di numero ancora più elevato, è stata allestita nella sede del CEDRAV, Monastero di S.Giacomo ed esposti al pubblico fino al 16 settembre.

3° itinerario: BACULUS Bastoni e Scettri al Museo Archeologico Nazionale e al Teatro Romano di Spoleto. Sabato 20 settembre 2014
In collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Archeologici dell'Umbria - Museo Archeologico di Spoleto, Palazzo Collicola Arti Visive e con il patrocinio dell'Assessorato alla cultura del Comune di Spoleto.
Il 3° itinerario della mostra "Baculus", bastoni di artisti/artieri contemporanei, è dedicato agli scettri provenienti dalla “Tomba del Re” rinvenuta da scavi (2011) nella necropoli spoletina di Piazza d’Armi, databile al VII° sec. a.C.
“In un periodo in cui Roma era governata dai primi re, a Spoleto emergono con chiarezza le testimonianze di un'antica stirpe reale che si poneva a capo della comunità locale, sancendo il proprio ruolo con oggetti di grande pregio e valore simbolico..." (da: "Gli scettri del Re" insegne di potere nella Spoleto preromana / Museo Archeologico Nazionale e Teatro Romano di Spoleto).

Immagine: Croce Taravella

OPENING SABATO 13 DICEMBRE 2014 ORE 14.00

Palazzo Collicola Arti Visive Museo Carandente
piazza Collicola, 1 Spoleto
Orari:
dal mercoledì al lunedì 10.30-13.00 / 14.30 - 17.30
(chiuso il Martedì)
Ingresso:
intero - € 6.50
ridotto A - € 5.00
(dai 15 ai 25 , oltre 65 anni e oltre 15 persone)
ridotto B - € 3.00 (dai 7 ai 14 anni)
omaggio (fino a 6 anni)

IN ARCHIVIO [27]
Sette mostre
dal 26/6/2015 al 26/9/2015

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