Palazzo Cicala
Genova
Piazza San Lorenzo 10r

Verso est
dal 18/11/2004 al 19/12/2004
010 2470132

Segnalato da

Matteo Fontana



approfondimenti

Matteo Fontana



 
calendario eventi  :: 




18/11/2004

Verso est

Palazzo Cicala, Genova

Fotografie di Matteo Fontana. A conclusione di due viaggi in terra turca, Fontana propone due reportages di grande attualita'.


comunicato stampa

Fotografie di Matteo Fontana

Il 19 Novembre, il centro G. Oliva sito in Palazzo Cicale (Piazza S. Lorenzo 10R) inaugurerà “Verso Est” la nuova mostra fotografica di Matteo Fontana.
A conclusione di due viaggi in terra turca, Matteo Fontana propone due reportages di grande attualità. Nel Settembre 2003 ritrae Istanbul e la Turchia Occidentale, alla vigilia degli attacchi terroristici dello scorso autunno. Nel Marzo 2004 Fontana punta l’obiettivo sul Kurdistan turco e documenta le elezioni amministrative turche nei pressi di Diyarbakir. Le stampe di questo fotografo emergente costituiscono un percorso di immagini di notevole impatto, un ritratto della Turchia di oggi e delle sue molteplici espressioni. Il centro G. Oliva rappresenta il contesto ideale per questo viaggio di immagini, con la sua esposizione di manufatti orientali ed un’aria che soffia decisamente… “verso Est”.

E’ il 14 Ottobre 2004, e Layla Zana ha vissuto gli ultimi nove anni immaginando i prossimi dieci minuti. Nel 1995, il Parlamento Europeo le ha assegnato il premio Sacharov per la “libertà dello spirito”. E lo spirito, fino ad oggi, è stato l’unico elemento libero di questa donna, condannata a 15 anni di carcere per appartenenza ad un’organizzazione illegale. Quando, prima donna kurda, fu eletta al parlamento turco nelle liste del partito DEP (partito filocurdo), Layla Zana si presentò vestita dei colori della bandiera kurda; parlò in kurdo ed auspicò pace e fratellanza tra il popolo turco e quello kurdo.
Pochi giorni fa, le stesse idee, lo stesso sguardo profondo, la stessa voce hanno riempito una sala di Bruxelles:
“In realtà questo premio non è stato consegnato a me soltanto, ma anche a tutto il popolo kurdo, e al popolo turco che è fratello di quello kurdo. Avete consegnato il premio alla Turchia; lo avete consegnato a quelli che difendono l’uguaglianza, la libertà e la pace (….) In pratica avete dato a tutti la speranza di un futuro luminoso. Avete dato all’opinione pubblica democratica il coraggio e la forza”.
Il messaggio è forte e deciso. Un riconoscimento al governo turco, ed alle importanti misure adottate dirette verso la democrazia e la tutela dei diritti umani, ma anche un invito alla perseveranza ed alla presa di coscienza che il cammino da fare è ancora lungo.
La Turchia, terra di confine, bicefala di razze, culture e religioni, cammina ormai da quasi tremila anni, appesantita dal fardello delle sue contraddizioni, ma sospinta dall’entusiasmo dei suoi idiomi meticci, nelle grazie delle tante divinità che su questo braccio di terra da millenni sono invocate. Per secoli i panegirici che i vescovi cristiani dedicavano alla Turchia esaltavano Costantinopoli come “creatura” di Costantino sorta dal nulla. In realtà, quando Costantino vi si insediò, la città già vantava una popolazione di 500.000 abitanti: questa era l’antica Bisanzio, fondata da un commerciante navigatore greco, Bisanthe, nel 700 a.C. E sulle rovine di Costantinopoli, nel 1453, Maometto il Conquistatore fondò Istanbul, icona della definitiva spaccatura tra la Chiesa d’Oriente e quelle d’Occidente.
Ancora oggi, sul quotidiano Makka Time il Cardinale tedesco in Vaticano Joseph Ratzinger afferma: “La Turchia dovrebbe ricercare il suo futuro in prossimità delle nazioni musulmane, piuttosto che cercare di aderire ad una comunità europea dalle radici chiaramente cristiane” (Mercoledì 11 Agosto 2004).
L’eterna bivalenza di questa terra antica è dunque più viva che mai, tesa tra una storia di minareti ed ortodossia ed una politica sempre più filo occidentale. La diffidenza dell’Occidente è stata alimentata dalle differenze religiose, ma soprattutto dalla politica repressiva del governo turco, dalle 4000 denuncie di violazione dei diritti umani presentati al governo dalla comunità kurda dal 1993, dalla pena di morte, dalle rivolte nelle prigioni. Tuttavia, l’Occidente ha vitale bisogno della Turchia, potenziale interprete nel dialogo, sempre più necessario, con quel mondo musulmano ad oggi più lontano che mai.
Per ora, però, la storia è ancora una composizione disordinata di ideologie contradditorie, sia nelle politiche occidentali che nella risposta del popolo turco a questo potenziale rinnovamento.
Solo recentemente, Tansu Ciller, Primo Ministro filo occidentale laureato alla Yale University, è stato battuto dai voti raccolti dal Partito Islamico, che ha centrato la campagna elettorale su temi chiaramente avversi alle ideologie occidentali. Senza dubbio, questi anni di conflitto ed intimidazioni hanno portato ad un pericoloso allontanamento ideologico tra le due culture da cui a sua volte sorge diffidenza, se non odio e rancore.
La questione kurda ha da tempo obbligato gli stati occidentali a comportamenti e decisioni spesso schizofreniche. Dalla fine della guerra fredda e dallo sgretolamento della minaccia sovietica, gli Stati Uniti hanno nella Turchia il loro più importante alleato nella NATO. Un’alleanza resa solida dalla posizione strategica di questo paese, sia da un punto di vista geopolitico, che da quello delle risorse energetiche. Quest’alleanza ha dimostrato profonde contraddizioni proprio nell’analisi della questione kurda. Dopo la guerra del Golfo, e quindi dopo la campagna di sterminio guidata da Saddam Hussein nel nord dell’Iraq, gli Stati Uniti organizzarono l’operazione “Provide Comfort”, a protezione e sussidio della popolazione kurda. 130 milioni di dollari all’anno sono stati investiti per la causa kurda in territorio iracheno, mentre in Turchia, cioè a poche centinaia di chilometri di distanza, la stessa etnia veniva torturata e perseguitata senza che il governo turco dovesse risponderne. Ancora oggi, i 20 milioni di kurdi rappresentano il più grande gruppo etnico al mondo senza una propria terra, disseminati e perseguitati in Iraq, Iran, Siria e soprattutto Turchia.
Nell’aula di Bruxelles, Layla Zana si è appellata al mondo ed alla Turchia per un incontro di pace, per una soluzione della questione kurda e per un coinvolgimento più diretto della Turchia nelle questioni internazionali. L’ultimo appello è stato rivolto in lingua kurda: “ Il mio terzo appello è rivolto all’Europa ed al mondo. La pace all’interno della Turchia è anche la pace in Medio Oriente; la pace in Europa è anche la pace nel mondo. Creare pace oggi dipende dal lavoro delle nostre e delle vostre mani e dal fatto che le mani si uniscono. Il successo di questa impresa dipende soprattutto dalla consapevolezza della realtà. Quando si riesce a riconoscere la realtà, si è poi in grado anche di riconoscere gli errori che sono stati commessi. L’umanità non può riconoscere la realtà se non sa dare il giusto nome ai problemi (….). Ogni cosa che non ha un nome, che non riceve commenti, è priva di identità.Il mondo deve riconoscere come democratica, politica, sociale e culturale l’identità kurda.
(…) Gli stati del mondo hanno costruito muri invece di costruire ponti, e per questo sono rimasti isolati. L’Europa ha sofferto moltissimo a causa dei muri, ma infine i muri stanno crollando uno dopo l’altro; e sono i popoli a farli crollare. Se la Turchia diventa un paese membro dell’UE, questo deve significare che la Turchia sta provvedendo a a risolvere la Questione Kurda. In tal modo la civiltà europea si riunirà con la civiltà del Medio Oriente, dando vita ad una civiltà nuova”.

Inaugurazione venerdi' 19 novembre ore 19

Daniele Marras
Ufficio Stampa

centro G. Oliva
Palazzo Cicala
Piazza San Lorenzo 10r, Genova

IN ARCHIVIO [1]
Verso est
dal 18/11/2004 al 19/12/2004

Attiva la tua LINEA DIRETTA con questa sede