Galleria Calandra
Torino
via F.lli Calandra, 8
347 4095922
WEB
Gino Garrone
dal 17/11/2005 al 7/12/2005

Segnalato da

Anna Ferraris



approfondimenti

Gino Garrone



 
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17/11/2005

Gino Garrone

Galleria Calandra, Torino

Fra i protagonisti che animano i dipinti dell'artista figure di uomini dalle forme squadrate ed animali domestici. Alle loro spalle si disegnano paesaggi scarni e illuminati dal sole.


comunicato stampa

Memorie e realtà

Gino Garrone esordisce nel 1974 con una mostra Personale presso la galleria Pleiadi, partecipando contemporaneamente al concorso Noèl en Vallè d’Aoste che richiama significativamente presenze da tutto il Piemonte e oltre; è Nera Carando a infaticabilmente tessere le trame di una manifestazione dalla quale scaturisce la raccolta d’arte del comune di Saint Vincent. Il Piemonte Artistico e Culturale e i concorsi di Donnaz, Aosta e Santhià ospitano e premiano successivamente opere di questo artista originario delle Langhe, che soggiorna a lungo in Sicilia; quindi la partecipazione alla III Biennale mondiale di Arte Sacra a San Giovanni Rotondo (I° premio) e l’invito a esporre, con altri cinquanta artisti, in occasione del Cinquantenario Avis.

Commenta la produzione di Garrone lo scrittore e poeta piemontese Camillo Brero che - in una presentazione tradotta anche in italiano scrive: “E’ la figura dell’uomo nelle sue espressioni impegnate, nel vivere di tutti i giorni: una figura dal raro sorriso, sovente severa e cruda, che richiama quella del contadino roso dal sole e dalla fatica”. Anche Giò Reverdini è attratto dalle vigorose immagini che Garrone dipinge, opere dalle quali trapela un “significativo amore per la natura dove l’uomo ed i prodotti della terra paiono volersi unificare in un eloquente colloquio ... apportatore di intense serenità”.

Ritorniamo nell’atelier di Gino a distanza di una decina di anni, dopo la mostra organizzata presso il Circolo Ufficiali di Torino, per ammirare dipinti bilanciati fra la scena espressionista della Mattanza - uomini che lottano con il mare e con gli eventi della natura, in un susseguirsi di espressioni e gesti ripetuti nell’arco dei secoli - e i paesaggi invernali della Langa: borghi dimenticati che si adagiano sul pendio di uno di quei colli amati e sofferti da tanti scrittori che della terra confinante con la Liguria avvertono i sentimenti del lavoro, della quotidiana fatica e la bellezza infinita del paesaggio. Derivano di qui opere come La fienagione - un rincorrersi di colli che via, via sfumano verso l’azzurro del cielo - Le robiole, con la figura di un vecchio contadino che propone i prodotti della natìa Murazzano.

Per meglio accostarsi al sentimento degli uomini talvolta Gino Garrone guarda al passato; è così che ritroviamo nel suo studio un’opera d’apres ispirata a una delle più belle Vergini dipinte da Caravaggio, resa pittoricamente con intensi rapporti fra le ombre crude e l’evidenziarsi dei sentimenti; sono le medesime ombre che aniamano due figure femminili ammantate di nero che - in L’incontro - significano il ripetersi di arcane memorie.

Anche l’irrinunciabile esempio dei classici del Ventesimo secolo attrae Garrone che - in Omaggio a Casorati - dispone su di un foglio di giornale poche mele che proiettano marcate ombre nello spazio. Fra i protagonisti che animano i dipinti di Garrone - accanto alla figura di uomini dalle essenziali forme, squadrati, dallo sguardo che il littore indovina piuttosto che non veder espresso - ecco gli animali di casa, dalla bella gattina bianca alla cagnetta Minima, a quel Lucky che abbiamo tante volte incontrato lungo l’antica strada reale per Rivoli.

Alle spalle dei protagonisti si disegnano sempre dei paesaggi scarni, illuminati dal sole, con colline, specchi d’acqua, alberi che germogliano a primavera, tramonti che consentono al pittore di registrare una felice gamma di rossi, di terre di Siena che si spengono nei bruni. Tutti i personaggi amati e dipinti da Garrone fanno parte del bagaglio di ricordi che sedimenta nella memoria non solo le espressioni dgli uomini ma altresì borghi e le bianchissime case del Sud; nascono opere quali l’Uomo con ombrello, il Bevitore, uomini che sembrano vivere su di una spiaggia oppure sul gradino di una via, da sempre e per sempre. Molto belle sono le opere nelle quali il paesaggio domina incontrastato; strade delimitate da candide e geometriche costruzioni infra le quali si insinuano metafisiche ombre, grappoli di case profilate contro il cielo azzurro - una sola finestra rossa parla di possibili esistenze - oppure un arco antico oltre il quale si disegna la luce proiettata oltre la porta d’ingresso; una luna che ha rubato il colore al sole, il ciuffo di un albero oltre il muro di cinta, attendono la presenza di un uomo che forse non arriverà mai.

La tecnica usata da Gino Garrone è sapiente e tersa, nella prospettiva come nella esecuzione materiale del dipinto; sono opere che coinvolgono lo spettatore che ammira ora le grandi figure femminili intente al lavoro, le adolescenti, i gruppi di famiglia, i bevitori, ora i vecchi che recano impressa sul volto i segni di una fatica antica. Chiediamo a Garrone, prima di congedarci, quali siano stati i suoi maestri; ne citiamo uno solo, Dante Selva, che gli ha insegnato a vedere il vero. (Gian Giorgio Massara)

Galleria Calandra
via F.lli Calandra 8 - Torino

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