Tre Sedi
Cotignola (RA)

OrangoTangoTango
dal 7/4/2006 al 22/4/2006
feriali dalle 16 alle 18.30 festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30

Segnalato da

Marilena Benini



 
calendario eventi  :: 




7/4/2006

OrangoTangoTango

Tre Sedi, Cotignola (RA)

Parte della rassegna Selvatico divisa in due spazi di Cotignola. Opere di 6 scultori con comune provenienza geografica e generazionale che anno un forte legame con i materiali 'caldi'


comunicato stampa

La seconda mostra della rassegna Selvatico si divide in due spazi, entrambi a Cotignola, che si affacciano su Corso Sforza: oltre agli ambienti di Palazzo Sforza, ad accogliere i lavori degli artisti sara' un bel edificio da poco ristrutturato dal comune: la ex Casa Tarlazzi. Tutti e sei gli artisti invitati sono scultori e all’interno del loro percorso mantengono e preservano un forte legame con i materiali e con una certa attitudine “artigianale" che si riflette in una serie di linguaggi che potremmo definire “caldi".

Una radice animista li attraversa e rappresenta uno dei fili rossi che lega e tiene insieme le differente ricerche, oltre alla loro comune provenienza geografica e generazionale: pur avendo percorsi artistici differenti (e di rilevanza nazionale) vivono infatti tutti in Romagna e sono nati tra gli anni 60 e 70.

La divisione operata da Selvatico sulle discipline e sui generi non tragga pero' in inganno: il lavoro degli artisti invitati e il confronto tra essi parte da queste categorie anche per operare un rovesciamento o una loro messa in discussione; si tratta percio' di una divisione un poco semplicistica ma necessaria perche' ci permette di mirare al cuore del problema e scendere in profondita'.

Uno spaccato laterale, perfiferico, parziale e partigiano su quella che e' la scultura oggi e su come la utilizzino (e/o se ne liberino) alcuni giovani autori. A Palazzo Sforza, Francesco Bocchini (Gatteo) che con la lamiera, il ferro e la pittura costruisce dei quasi giocattoli (da guerra), che sono animati da rudimentali meccanismi e rumori grotteschi; le sue sculture sono aspre e crude, colorate, e hanno a che fare con la dimensione dello scheletro (uno scheletro imbellettato per la festa) che si riflette in un gioco ironico, crudele e spiazzante perennemente in equilibrio tra forte e lieve, poetico e sgraziato. Una scultura apparentemente fragile e nuda, di anima, di architettura svuotata che si ibrida e mescola con il quadro e l’installazione e che si muove sul terreno della leggerezza e dell’ effimero...

Gli altri due artisti che espongono in questo spazio sono Andrea Salvatori (Solarolo) e Raniero Bittante (Ravenna); Salvatori riutilizza, trasforma e reinventa, con una incredibile capacita' tecnica e manuale, le ceramiche dozzinali della nonna e della zia (quelle che avevamo nelle case sui comodini, a centro tavola, o sui mobili buoni e intoccabili del salotto): il suo e' un intervento stupido, dissacrante, ironico e crudele, capace di ridare nuova vita, con piccole aggiunte e modifiche, altamente mimetiche, a esistenze e pensieri un po’ scontati e prevedibili. E cosi' un pugnale, una goccia di sangue, la violenza dove non te l’aspetteresti mai, destabilizzano, spostano e ribaltano il senso di queste immagini rassicuranti, innocue e borghesi, infondendo nuova linfa: ecco allora una damina settecentesca, timorosa, delicata ed ingenua fare a pezzi, come se niente fosse, un terribile mostro della palude senza esserne turbata o intaccata minimamente, e cosi' via in una serie di varianti e citazioni filmiche sorprendenti, spassose e malvagie. Il gioco della ceramica come materiale prezioso si rovescia poi in audaci cortocircuiti quando e' un giocattolo ad essere riabilitato artisticamente e “reso eterno", e fragile allo stesso tempo, da questo antichissimo materiale.

Bittante e' accomunato in qualche modo a Andrea Salvatori da una certa poetica del micro: il suo intervento scultoreo si riduce a piccole e minuscole testine e omini di gesso inseriti in paesaggi bucolici o in interni (letti e corridoi) piu' metafisico-esistenzial-misteriosi (quasi horror) realizzati ad incisione (con una tecnica quasi fredda e oggettiva, da banconota o illustrazione). L'effetto e' magico, catturante e claustrofobico, di azione o accadimento che tardano a venire; questa frustrante sospensione che azzera la narrazione (cosa e' successo? cosa sta per succedere o succedera'?) si risolve in una grande potenza e forza evocativa, di contemplazione incantata e stupita, o di sordita' anestetica che finisce per tramutarsi in una lievita' assurda, di dolce e surreale straniamento, come avviene nei suoi video che sono a meta' strada tra il sogno e un carillon (ecco di nuovo il suono come in Bocchini).

Presso la ex Casa Tarlazzi espongono Erich e Verter Turroni (Gambettola) che, pur avendo lavori e sensibilita' differenti, partono da alcuni materiali industriali comuni a entrambi, quali la vetroresina e altro (dalla gommapiuma alla plastica); l’alchimia nel e del loro intervento riesce a rendere “naturali" queste cose e robe da cantiere, creando e riportando alla luce una sorta di nuova e sconosciuta archeologia dell'uomo o simili. Una poetica del reperto come se cio' che e' presente nella loro scultura (e immagini) fosse il frutto o il risultato di perdita o catastrofe, di un incendio che ha bruciato, corroso e brunito le cose; suppellettili, resti, presenze, fantasmi, frammenti di storia e storie dissotterrate che i Turroni custodiscono, salvano, trovano, scoprono e proteggono con un atteggiamento perennemente stupito. Enigmi, tenebre e forse affetti da riportare alla luce.

Infine Vernocchi (Gatteo) che utilizza la ceramica per creare texture sorprendenti che ottiene pressando la terra e filtrandola attraverso le maglie di reti di vecchi letti che cuoce poi alla fornace; la terra come materiale magico, vivo e organico e che con un gesto quasi meccanico (che assomiglia alla pressa per i passatelli) e' capace di liberare e creare paesaggi biologici, frementi e in fermento, brulicanti e in trasformazione; pianeti lontani e sconosciuti, visioni al microscopio, in un continuo rimando dal grande al piccolo, dalla pelle smaltata e raffinata dello smalto alla ruvidita' del telaio di ferro (che e' basamento e scultura allo stesso tempo), dalla pesantezza della scultura al dettaglio raffinato e di grande eleganza.

Inaugurazione: Sabato 8 Aprile 2006

Francesco Bocchini + Andrea Salvatori + Raniero Bittante
Palazzo Fabio Tarlazzi

Palazzo Sforza
Corso Sforza 21- Cotignola
Francesco Bocchini + Andrea Salvatori + Raniero Bittante

Performance
In urbe / Cesare Baracca- Cortile Palazzo Tarlazzi (23 Aprile, ore 20.30)

IN ARCHIVIO [1]
OrangoTangoTango
dal 7/4/2006 al 22/4/2006

Attiva la tua LINEA DIRETTA con questa sede