Associazione Juliet
Trieste
via Madonna del Mare 6
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Il paessaggio
dal 18/5/2001 al 30/6/2001

Segnalato da

Juliet




 
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18/5/2001

Il paessaggio

Associazione Juliet, Trieste

Alle ore 17 si apre una collettiva con la partecipazione di trenta artisti. Il tema conduttore di questa iniziativa (che funge da punto nodale del ventennale della rivista) e' 'Il paessaggio tra realta', fantascienza e catastrofe'. Un nastro che sfila davanti agli occhi come i campi e le case che corrono fuori dal finestrino dell'automobile, ma non solo, poiché in mostra c'e' anche dell'altro.


comunicato stampa

Alle ore 17 si apre una collettiva con la partecipazione di trenta artisti.
Il tema conduttore di questa iniziativa (che funge da punto nodale del ventennale della rivista) è 'Il paessaggio tra realtà, fantascienza e catastrofe'. Un nastro che sfila davanti agli occhi come i campi e le case che corrono fuori dal finestrino dell'automobile, ma non solo, poiché in mostra c'è anche dell'altro. C'è, per esempio, la volontà di indagare il visibile ossia di comprendere come l'artista contemporaneo possa inventarsi lo spazio fisico, come può concepirlo (magari senza realizzarlo in concreto) e quale contributo a-tecnico potrebbe dare a una equipe di architetti chiamata a progettare l'ipotetica città del futuro.

"Vedo ogni cosa che dipingo in Questo Mondo, però non tutti vedono così.. L'albero che commuove alcuni fino a lacrime di gioia è agli occhi degli altri soltanto una Cosa verde che sta sulla Strada". Così diceva, con una fantasia molto audace, poco più di due secoli fa, William Blake. E c'è da esser sicuri che non uno degli artisti oggi in mostra avrebbe difficoltà a sottoscrivere queste parole, a riconoscere l'essenza del pensiero del grande visionario inglese, ossia l'affermazione della non comune misura che divide la capacità di vedere di ogni artista da quella di noi tutti.

Proprio per questo, sarebbe riduttivo circoscrivere tali parole all'ambito naturale, così l'idea di paesaggio non può non andare oltre a questo, e poco importa che si parli oggi di paesaggio industriale, di paesaggio urbano, di paesaggio umano, di luogo o di non luogo. Ciò che rimane fondamentale è il ritorno di un'immagine che permette un rapporto, un confronto, una lettura e un dialogo - prima tra il soggetto e l'artista, quindi tra l'opera e lo spettatore. Così, guardandoci in giro, attraversando le sale della mostra, faremo bene a ricordare le parole di Blake ed essere pronti a sgranare gli occhi per entrare in spazi improbabili eppure reali, in atmosfere apparentemente estranee, ma che sono lì proprio per darci la possibilità di vedere di nuovo e di più.

Il potere di osservazione dei pittori e dei fotografi qui presenti non pretende di aggiungere ulteriori significati al puro dato descrittivo: essi vedono sì come attraverso un microscopio, sentono sì con l'aiuto del cornetto acustico, senza per questo lasciarsi imbrigliare dal puro dato aneddotico. In tutto ciò è implicita non solo l'attenzione per una descrizione precisa della realtà, ma c'è pure una vera e propria determinazione nell'affermare non la verità, bensì il verosimile, quello che in un futuro prossimo potrebbe divenire la realtà o che si potrebbe far credere tale.
È questa la ragione che giustifica le visioni di Claudio Massini, sostenute dal vertiginoso senso spaziale dell'antica pittura cinese oltre che da una incongrua volontà di legare il dentro con il fuori; o quelle di Aldo Damioli, spaccati di esistenza in bilico tra quotidianità e storia dell'arte, rese con chirurgica esattezza; o le fantasmagoriche finestre di Luigi Ontani, aperte su mondi la cui plausibilità è garantita dalle divinità dell'empireo indù, e risultano perciò, come Ganesh, perfettamente "comprensibili". Con altri presupposti, Marco Neri rilegge Mondrian; Antonio Sofianopulo vede oltre la bruma o il sole cocente dei bagni d'estate, arrestando sulla tela voli di rondoni e altri volatili del Carso e dell'Egeo; Enrico T.De Paris e Martino Coppes esplorano ed estrovergono con allegria e solidità di costruzione; infine ricordiamo Mark Kostabi che si fa esegeta dell'uomo-manichino quale protagonista della modernità.

Altri meriterebbero una menzione particolare o un aggettivo che qualificasse le loro fantasie, e di certo tutti i ventinove che formano questo magnifico paesaggio di umanità lo meriterebbero, eppure con le parole è difficile far giustizia a un lavoro spesso lento, raccolto, lungo, metodico e facile all'errore, pertanto continuiamo con un semplice elenco di nomi: Salvo, Jean-Frédéric Schnyder, Jan Knap, Milan Kunc, Piero Gilardi, Cuoghi e Corsello, Pierluigi Pusole, Botto & Bruno, Oreste Zevola, Ronald V.Kastelic, Dirk Larsen, Massimo Giacon, Max Rohr, Kocheisen + Hullmann, Juri Rodkin, Carlo Fontana, Donald Baechler, Manuel Ocampo, Michele Zalopany, Jenny Watson, Bonomo Faita, Steven Criqui.
In definitiva, con questi autori si va a costruire una sorta di atlante eclettico di paesaggi e figurazioni di inizio millennio. Certo, queste mappe non aiuteranno a trovare la strada per arrivare all'areoporto di Ronchi dei Legionari né a identificare un parcheggio libero in via Belpoggio, purtuttavia avallerano il formarsi di un sorriso o non permetteranno che un cappuccino vada a finire nella trachea, soffocandoci così nell'intimo delle nostre illusioni.

La mostra è curata da Roberto Vidali, con la collaborazione delle gallerie Toselli di Milano, Raffaelli di Trento, Reali di Brescia, In Arco e Peola di Torino, Tossi di Firenze, Les Chances de l'Art di Bolzano


Juliet, via Madonna del Mare 6, Trieste

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