AR / Contemporary Gallery
Milano
via Amerigo Vespucci, 5
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WEB
Fotografia come: palestra dello sguardo
dal 23/1/2007 al 27/2/2007

Segnalato da

Roberta Brambilla




 
calendario eventi  :: 




23/1/2007

Fotografia come: palestra dello sguardo

AR / Contemporary Gallery, Milano

In mostra 7 importanti artisti - Douglas Gordon, Kenneth Josephson, Paolo Monti, Jack Pierson, Amanda Ross Ho, Minor White, Spencer Young - che hanno ideato modalita' innovative di utilizzare il carattere processuale dei media fotografici, mantenendo aperto il dialogo fra le forme e le cose. "Ognuno di questi autori considera la propria opera, piu' che come un prodotto finito, come una palestra attraverso cui indagare il rapporto fra la realta' e i media" Daniela Palazzoli.


comunicato stampa

Collettiva fotografica

Questa mostra riunisce sette grandi artisti - Douglas Gordon, Kenneth Josephson, Paolo Monti, Jack Pierson, Amanda Ross Ho, Minor White, Spencer Young - che, attraverso generazioni successive, piu' che rivolgersi alla fotografia nel modo classico di ‘clic fotografia’ che trasforma una realta' in immagine, hanno ideato dei modi piu' contemporanei ed innovativi di utilizzare il carattere di Processo dei media fotografici per mantenere APERTO il dialogo fra le forme e le cose, attraverso la creativita' del linguaggio.

Ognuno di questi sette maestri e' un inventore di tecniche e procedimenti che rendono una delizia vedere i rari e preziosi originali vintage esposti. Nel complesso essi hanno in comune la capacita' di coinvolgere noi che guardiamo, trattandoci non come spettatori ma come co-protagonisti che, a partire dall’opera, costruiscono a ritroso il percorso dall’oggetto-fotografia alle idee e alle cose a cui l’artista si riferisce. Dice Daniela Palazzoli, ideatrice di questo percorso espositivo: “vivere in una societa' governata dai media globali , come la nostra, e' come cercare di galleggiare in un oceano agitato dalla composizione promiscua.

Normalmente ci si arrende, e si cerca di godersi il piacevole e il salvabile, esattamente come accade con altri eventi poco gestibili a cominciare dal proprio corpo. L’arte pero' non e' un medium fra i media. Per me essa, quando ha valore, ha il potere di essere un supermedium, che sa e vuole dialogare in modo sia creativo che critico coi media, con le cose, e con le persone - quelle che nel vecchio mondo erano trattate solo come Pubblico passivo. Ognuno di questi autori considera la propria opera - piu' che come un prodotto finito - come una palestra attraverso cui indagare il rapporto fra la realta' e i media, godendosi le tracce materiali delle proprie invenzioni, ma lanciando anche a noi un filo di Arianna a cui ispirarci per dialogare col messaggio che ci inviano. Arte come creativita' condivisa, non arte come spettacolo passivo.“

Il percorso inizia con due giovani americani, attualmente sulla cresta dell’onda, Spencer Young e Amanda Ross Ho, Chicago 1975 (a cui anche la rivista Artforum dedica un articolo nel numero di gennaio). Essi affrontano la realta' caotica in cui tutti ci muoviamo con uno sguardo laterale, e opere molto grandi che ci sfidano a trovare un senso. La loro strategia, diversa ma affine, e' di mostrare cio' che non c’e' - come le ombre delle cose (Young) - oppure ambienti ricchi di frammenti ,Ross Ho, che l’osservatore e' chiamato a combinare.

Douglas Gordon (Glasgow 1966), attualmente oggetto di una personale al MART di Rovereto, con Hand with Spot ci mostra come si puo' giocare col proprio destino e con quello dei linguaggi. Dopo essersi dipinto sulla mano una macchia - che compare come segno di morte ne L’Isola del Tesoro - la fotografa reggendo la fotocamera con l’altra mano. E poi trasforma il risultato in oggetto sotto forma di Polaroid. Jack Pierson (Plymouth 1960) e' un infaticabile esploratore affascinato da oggetti reali che sono anche messaggi, parole ed idee. Egli crea opere come parole, ottenute combinando lettere estratte da insegne di varia natura e provenienza. I risultati evocano se' stessi, e anche le svariate realta' da cui i singoli segni provengono. Egli ci invita a giostraci assieme a lui fra forme , oggetti e significati creando, come qui, dei collage a base fotografica.

Kenneth Josephson (Detroit, 1932) e' un fotografo concettuale affascinato da sempre dal gioco fra realta' e illusione, oggetto reale e immagine virtuale. Le mette a confronto e ci sfida a scoprire, come ad esempio in Feathers (Piume), quale dei due oggetti che ci mostra e' una vera piuma e quale la foto di una piuma. Fate la vostra palestra e provate anche voi, se ci riuscite!

Minor White (1908-1982) e il nostro Paolo Monti (1908-1982) sono nati lo stesso anno. Entrambi si possono considerare dei ‘fotografi puri’, e tutti e due hanno mostrato il desiderio di non subire l’immagine, ma di volerla trattare come il momento di un processo di individuazione dei limiti della conoscenza possibile con la fotografia. MinorWhite ama catturare il rapporto fra oggetti del mondo quotidiano e le interferenze create da forme dipinte oppure da effetti ottici come ombre e riflessi.

Paolo Monti coi suoi bellissimi Chimigrammi ,anni Sessanta, inventa una sua versione di fotografia come scrittura, ottenuta coi liquidi di sviluppo, e come trascrizione delle forme naturali come le impronte di foglie e radici. Cosi' facendo Monti evoca la foto delle origini - i calotipi di William Henry Fox Talbot - , dimostrando che il desiderio di cavalcare i media in prima persona e il piacere di saperli riscoprire ed utilizzare, invece di subirli - l’arte come eterna palestra dello sguardo - attraversa le epoche e sopravvive all’incalzare dei media.

AR/ Contemporary Gallery
Via Vespucci, 5 - Milano
Ingresso libero

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