Fontanonearte Faenza
Faenza (RA)
Via G. da Oriolo, 2
0546 621888

Enrico Versari
dal 12/10/2007 al 17/10/2007

Segnalato da

Marco Bernini



approfondimenti

Enrico Versari
Marco Bernini



 
calendario eventi  :: 




12/10/2007

Enrico Versari

Fontanonearte Faenza, Faenza (RA)

Orologi a polvere. Personale. "Il gesto pittorico che cercava di rivelare e rilevare gli oggetti, e' qui respinto, sul margine della traccia negativa, costretto alla ripetizione, al tentativo circolare."


comunicato stampa

Orologi a polvere

“Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.”

Eugenio Montale

“Non costruisco se non distruggendo,
non avanzo se non voltando le spalle alla meta.”

Alberto Giacometti

ll passo si chiude alle nostre spalle. L’incedere progressivo e positivo può allora, nel segno, capovolgersi in un incidere la ritrosìa dell’oggetto, il suo immancabile farsi residuo in fuga. E se l’oggetto è il tempo – o meglio, la sua continua vacanza – la misura diventa scarto, polvere. La fenomenologia della percezione è alla base della ricerca di Versari, la necessità di farsi vuoto, di ridurre l’osservazione a un grado zero perché il reale si riempia di sé, è il conato che ha generato molte delle sue tele, unitamente alla sorpresa dell’oggetto, allo stupore della sua comparsa straniata e ieratica in campiture di silenzio blu o violaceo.

Quello che questi Orologi a polvere manifestano, ovvero rendono visibile, è l’estremità ultima di quelle tele, il segno definitivo che non può comparire se non come sindone di materia. Non c’è rappresentazione, niente si esprime e si rappresenta se non la perfezione dell’assenza, calco semico di un soggetto che mentre ci accoglie ci rifiuta: sistole e diastole depositata e figurata in filo. Avvicinare il tempo, mimandone l’incosuntile tessuto tramite la tessitura del filo, con la cura di una meditazione – non è assente la concentrazione dell’ideogramma giapponese nella gestualità di Versari – è uno stillicidio della tela, dove anziché costruirsi il soggetto-oggetto volge le spalle, ci lascia orfani, ci rigetta come ossi di seppia.

Il gesto pittorico che cercava di rivelare e rilevare gli oggetti, è qui respinto, oltre ogni ulteriore tentativo, sul margine della traccia negativa, costretto alla ripetizione, al tentativo circolare. Un fallimento solo apparente, poiché nell’accettazione della propria fatica, reiterata in un labirinto liturgico, qualcosa si libera, il gesto slitta sinesteticamente verso un senso acustico, apre una percussione inaspettata, si dà voce. L’eco percussivo del tempo che si scolla si fa simile al suono del frangente nell’onda, al crepitare del fuoco. L’ascolto si fa allora conciliante, attraente, ctonio. Marco Bernini

Fontanonearte Faenza
Via G. da Oriolo, 2 - Faenza (RA)
Ingresso libero

IN ARCHIVIO [3]
Enrico Versari
dal 12/10/2007 al 17/10/2007

Attiva la tua LINEA DIRETTA con questa sede