Uffici Eur Spa - Sala Quaroni
Roma
Ciro il Grande, 16

Giovanni Federico
dal 16/10/2007 al 9/11/2007
Inaugurazione ore 17.30
WEB
Segnalato da

Federica Federico



approfondimenti

Giovanni Federico



 
calendario eventi  :: 




16/10/2007

Giovanni Federico

Uffici Eur Spa - Sala Quaroni, Roma

L'altro volto della donna. Pittura. La donna nella sua luce di continua creatrice dell'universo e nella sua ombra sociale, quella di creatura fragile, merce di scambio e vittima di soprusi nei giochi di potere, nelle forme di dittatura, di violazione.


comunicato stampa

L'altro volto della donna

La donna nella sua luce di continua creatrice dell’universo e nella sua ombra sociale, quella di creatura “fragile”, merce di scambio e vittima di soprusi nei giochi di potere, nelle forme di dittatura, di violazione. La donna nei suoi diversi aspetti di vittima e creatrice.

Federico osserva, non visto, il mondo femminile e cerca di coglierne l’intimità in un gesto, il segreto in un movimento, il mistero in uno sguardo. Codici privati portati sulla tela.

Dal connubio artistico con Laura Sales, attrice e regista, la sua pittura ha subito delle mutazioni sia nella tecnica che nella resa dei soggetti; i due artisti hanno collaborato sul medesimo tema per più di tre anni, nello stesso spazio, ognuno con la propria arte, con il proprio linguaggio espressivo; si sono confrontati in ogni singola fase della creazione al fine di far fluire la danza nella pittura, il movimento nel gesto grafico, la parola nelle sfumature del colore.

Dall’inizio del lavoro sulle dittature, ed in particolare, sulla dittatura argentina, si sono aggiunti, negli ultimi due anni, altri artisti: Sara Sebastiani, attrice, arteterapista, ricercatrice nel campo del teatro antropologico, Franco Barletta, pittore e musicista che attraverso i disegni, i colori e le ombre, racchiude sul foglio le parole e i gesti della danza, Giordana Pagliarani, Paolo Cianchetti autore del telo, unica scenografia della performance, Giovanna Berardinelli, attrice e cantante, Andrea Bigotti, musicista e Daniel Fermani, autore del testo, drammaturgo italo-argentino, tagliente e diretto, mai autoconsolatorio. Un testo ed una recitazione che nascono dalle tensioni corporee, che non cadono nel lirismo, che non cercano di commuovere ma solo di raccontare, di denunciare attraverso l’arte la verità. Fatti non ideologia. Una storia, appunto, vera, raccontata dalle immagini dell’artista Federico, dalle parole e i movimenti delle attrici, dall’autore del testo che la dittatura l’ha vissuta.

Daniel Fermani con questa opera ha vinto il
primo premio di drammaturgia contemporanea argentina nel 2007

La narrazione e i quadri non si soffermano sulla tortura, sulla brutalità dei metodi utilizzati, ma si va oltre, si va più a fondo, si entra dentro fino a guardare in faccia la perdita d’identità, la violazione dell’io più intimo di ognuno di noi.

“ La traumatica realtà vissuta dal popolo argentino e in particolare da donne e bambini, mi ha portato ad affrontare questo tema con impegno ed emozione. Visualizzare- materializzare quanto accaduto mi ha offerto l’opportunità di capire la melodia- il ritmo- l’assonanza delle idee, dell’arte. Scoprire il teatro, con i suoi movimenti, la drammaticità, i colori, la passione, l’emozione per il dramma, tutto questo mi ha scaraventato in un vortice di sensazioni, la mia tavolozza ha recuperato i colori del sangue, dell’amore, del mondo. In questo la tecnica ad olio mi ha permesso effetti particolari- mentre i disegni a matita hanno conservato l’essenzialità del segno e della figura”- Giovanni Federico

Perchè?....un breve accenno storico
Argentina, Novembre 1975. di fronte a lotte popolari impetuose, a un fronte di guerriglia urbana e rurale tra i più vasti e intraprendenti dell’America latina, a innovati esempi di autogestione operaia e di quartiere, il Generale Videla dichiara: “In Argentina dovranno morire tutte le persone necessarie affinché torni a regnare la pace”. Pochi giorni dopo dà al governo un ultimatum di 90 giorni per evitare anarchia e immoralità. Lo rispetterà alla lettera: all’alba del 24 marzo 1976 una giunta militare prende il potere e annuncia l’inizio del processo di riorganizzazione nazionale. È il periodo più buio della repressione. Da questo momento fino al 1982 trentamila persone - donne, uomini, neonati - sono fatte sparire in un nulla popolato di sequestri e torture. Trentamila desaparecidos, privati di libertà, dignità e diritto. Privati della nascita, della vita e pure della morte. Migliaia di persone, alla fine di sofferenze inconcepibili ma concepite sono ammassate in stive di aerei da carico e gettate di notte, ancora vive, a grappoli, nelle acque melmose del Rio de la Plata o caricate su camion e fucilate sull’orlo di improvvisate fosse comuni. E’ da qui che parte lo spettacolo, dando voce a tre donne che sono ormai parte del fondale del fiume...legate, quasi prive della loro corporeità, diventate solo pensiero, ricordo...

Parole che gettano come sassi, che si propagano nell'acqua e ci narrano della loro perdita d'identità, della loro vita, del corpo violato, dell'umanità distrutta, delle violenze subite, delle cene con i propri torturatori, dei sogni di paesi lontani, delle celle dell'inferno in cui sono state rinchiuse, dei figli che hanno dato alla luce e ai quali hanno dovuto rinunciare.

Jorge Rafael Videla fu processato nel 1985 per aver fatto torturare e uccidere 30,000 oppositori e nello stesso anno fu condannato all'ergastolo (non scontato in carcere ma in una sontuosa villa); nel 1990 fu graziato da Carlos Saul Menem (incostituzionalmente secondo la sentenza emessa dalla Corte penale federale il 25 aprile 2007 ).

Inaugurazione ore 17.30

Sala Quaroni
Ciro il Grande, 16 - Roma

IN ARCHIVIO [1]
Giovanni Federico
dal 16/10/2007 al 9/11/2007

Attiva la tua LINEA DIRETTA con questa sede