Galleria Il Catalogo
Salerno
via A. M. De Luca, 14
089 232666
WEB
Guido Gambone
dal 15/4/2009 al 5/5/2009

Segnalato da

Comune di Baronissi




 
calendario eventi  :: 




15/4/2009

Guido Gambone

Galleria Il Catalogo, Salerno

Dipinti e disegni. La mostra, curata da Massimo Bignardi, propone una selezionata scelta di dipinti e di disegni realizzati dall'artista nella seconda meta' degli anni Trenta.


comunicato stampa

a cura di Massimo Bignardi

Giovedì 16 aprile alle ore 19,00 sarà inaugurata la mostra Guido Gambone Dipinti e disegni, che continua il ciclo espositivo attento sia agli aspetti della giovane pittura attiva a Salerno, sia alle presenze della sua storia. Una mostra che Lelio Schiavone e Antonio Adiletta hanno fortemente voluto per ricordare l’artista salernitano – noto internazionalmente per le sue ceramiche – nel centenario della nascita e nel quarantesimo anniversario della morte, avvenuta a Firenze nel 1969. “Abbiamo voluto ricordare Gambone – dichiara Lelio Schiavone – perché convinti del ruolo che la sua arte ha svolto nella Salerno degli anni Quaranta e Cinquanta, per non allinearsi alla disattenzione dei tanti, a quanti in nome di una parafrasata contemporaneità fanno scivolare la memoria di questo territorio nel baratro del disinteresse. L’abbiamo fatto con lo stesso spirito, lo stesso interesse che mi guidò, nel 1979, ad organizzare una prima personale del pittore Gambone a dieci anni dalla morte”.

La mostra, curata da Massimo Bignardi, propone una selezionata scelta di dipinti e di disegni realizzati da Guido Gambone tra la seconda metà degli anni Trenta, al 1938 appartiene un raro disegno cifrato dallo stile della Kowaliska e gli anni Sessanta, nei quali l’artista salernitano guarda con interesse agli esiti di una ‘nuova figurazione’. Il nodo centrale è rappresentato dai dipinti della fine degli anni Quaranta e primi del decennio successivo, nei quali appare chiara la spinta che Gambone darà alla sua pittura dopo l’incontro con l’esperienza dei padri dell’arte contemporanea, da Van Gogh a Matisse, a Picasso, artisti le cui opere ammirerà in quel fatale viaggio che, da Faenza, lo portò alla Biennale di Venezia del 1948, con in tasca il premio più ambito della manifestazione faentina.

“La pittura, il quotidiano esercizio del disegno e poi la pratica della grafica nell’ esperienza creativa di Guido Gambone, tra i grandi interpreti della ceramica del XX secolo, si pongono come espressioni di un mondo privato, con le quali l’artista – scrive Massimo Bignardi in catalogo – tenta, attraverso la memoria, di fermare il tempo, cristallizzarlo rapidamente in immagini che, inesorabilmente, scivolano sperdendosi nei ritmi del lavoro, nel corpo della materia, nei tempi dei processi imposti dalla ceramica. Dipingere per sottrarsi alla transitorietà della vita, al suo implacabile scorrere. I dipinti, in fondo, sono rettangoli ove l’artista inscena la sua memoria illuminata sempre ed unicamente da una luce solare, densa, che plasma i rilievi captando punti di luce e ombre nelle quali l’occhio naufraga, e intanto si offrono come nodi problematici di uno stile, cioè si propongono come vere e proprie aperture a nuovi linguaggi, fondamentali per comprendere la continua sperimentazione alla quale Gambone sottopone la forma. […] Per questa mostra, che ne vuole ricordare i cento anni dalla nascita, Lelio Schiavone, Antonio Adiletta ed io abbiamo ritagliato un ulteriore piccolo ‘scorcio’ della pittura del nostro artista, proponendo alcuni dipinti e disegni che testimoniano un grande amore mai nascosto, un’esperienza del vedere che sorregge l’architettura del suo intenso lavoro di ceramista.

Per Gambone la pittura è un amore struggente che ruba ogni attimo della sua vita, facendolo ‘annegare’ nella pila di blocchi zeppi di appunti, disegni, schizzi, di monotipi, di grafiche, di tele accatastate tra le ceramiche nello studio fiorentino di Palazzo dei Diavoli, insomma l’immensa materia della sua esperienza: la pittura, scrive nel 1968, corrisponde a quelle “altre cose” che “ho desiderato realizzare e non mi è riuscito. Non perché mi mancassero le doti necessarie, ma per gli impegni presi con la vita.” Salerno prima, poi Vietri sul Mare, un viaggio ‘breve’ dalla pittura, che tormentava ogni attimo, alla ceramica divenuta nel tempo amica della quotidianità: poi la condanna di un destino che lo segnerà profondamente dileguando il respiro dei sogni giovanili. È così che potremmo riassumere, in epigrafe, l’esperienza umana del giovane Guido Gambone la cui memoria, anche dopo nei venti anni trascorsi a Firenze, non si staccherà mai da questi luoghi, ritornando, con iterata circolarità, nello spazio immaginifico che l’ha visto ragazzo e adulto.”

Catalogo in galleria. La mostra resterà aperta fino al 6 maggio.

GUIDO GAMBONE. Primo di cinque figli nasce a Montella, in provincia di Avellino, il 27 giugno 1909, da una famiglia del ceto medio.Giovanissimo, si trasferisce con i genitori a Salerno, ove compie gli studi frequentando il ginnasio: più tardi, a partire dalla seconda metà degli anni Venti, lo troviamo al banco di zi' Domenico a Vietri sul Mare dedito alla pittura nei laboratori di ceramica. Qualche anno dopo è alle dipendenze della fabbrica Avallone. La sua vocazione iniziale è la pittura, con un esercizio attento alla cultura artistica italiana, con chiari riferimenti agli artisti che espongono nelle Triennali, dapprima a Monza, fino al 1930, anno in cui un suo lavoro è presentato dalla ditta Avallone, poi a Milano nel 1933. Dalla bottega dell'Avallone passa alle dipendenze di Max Melamerson nell'Industria Ceramica Salernitana, dopo che Riccardo Doelker aveva lasciato Vietri: nel 1935 partecipa alla selezione provinciale dei Prelittoriali della Cultura organizzati a Salerno e poi alla mostra regionale tenutasi a Napoli nel 1936, ove espone Il Duce ha chiamato, una tela del 1935. Nel 1937, si reca, con Vincenzo e Salvatore Procida e Francesco Solimene, a Firenze presso la ditta Cantagalli che in quegli anni stringe rapporti di lavoro con Melamerson. Nel 1940 ritorna a Vietri sul Mare, ove è alle dipendenze della “MACS”; nel 1940 partecipa alla VII Triennale di Milano, mentre nel 1942 è al IV Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza.

Del secondo dopoguerra, fra il 1944 e il 1945, è l'apertura della sua celebre bottega “La Faenzarella - Gambone e compagni”, alla quale collaborano Andrea d'Arienzo e Vincenzo Procida. Nel 1947 una sua opera è segnalata al Premio Faenza, mentre nel 1948 vince il primo premio al Concorso Nazionale della Ceramica della stessa città con La Faenzerella, una scultura in maiolica. Sulla stessa traccia si pongono il Cavaliere, una maiolica, ove sono presenti riferimenti al Picasso mediterraneo, che l’artista vietrese ha la possibilità di vedere dal vero nella visita alla Biennale veneziana del 1948. I dipinti di questo periodo respirano l’aria di quei venti che sobillano le esperienze artistiche italiane all’indomani della guerra: v’è la scoperta del colore di Van Gogh, della luce di Matisse, della costruzione dello spazio cézanniano, tutto ciò, però, sottoposto ad un severo registro formale.

Tra i dipinti della fine degli anni Quaranta si ritrovano i numerosi paesaggi della costiera, le donne negli interni o sulle spiagge assolate: nel 1950 tiene una mostra personale alla Galleria Sant’Orsola di Napoli, e con la Figura femminile (nota come Nudo sul dorso), del 1949-50, e con la piastra in maiolica raffigurante il Ratto d'Europa espone alla Biennale di Venezia del 1950, nella sala con Melotti e Minguzzi. Nel 1950 è la presenza alla rassegna “Italy at Work. Her renaissance in design today”, curata dalla C.N.A., tenutasi a Chicago e circolante in altre sedi degli i Stati Uniti. Nello stesso anno si trasferisce definitivamente a Firenze: qui ha modo di frequentare l’ambiente artistico e letterario, dal pittore Rosai all'architetto Michelucci, al poeta Mario Luzi, allo scrittore Lombardo Radice, ai giovani artisti che, in quell’anno, danno vita al gruppo dell’Astrattismo Classico. Al primo periodo fiorentino vanno restituite alcune opere tra questa la scultura Leda e il cigno, esposta, insieme ad altre opere, nella personale del 1951 alla Galleria Il Milione di Milano. Qui conosce Atanasio Soldati, frequenta Lucio Fontana e alcuni artisti provenienti dalle file del Fronte Nuovo delle Arti, quali Afro, Birolli, Cassinari. Dalla metà del decennio Gambone inizia a sperimentare il grès, un materiale che segnerà profondamente il suo linguaggio, come testimoniano le bottiglie del 1956, Vaso zoomorfo del 1959, Scultura dello stesso anno e Scultura bianca, oggi nella collezione Jach Yager di New York. Più tardi, dal 1956, sperimenta il monotipo, interesse che l’accompagnerà sino agli ultimi anni di vita.

Del 1951 è l'invito alla IX Triennale di Milano e del 1952 la partecipazione alla mostra “Art Decoratif Italien”, tenutasi presso la Galleria Orfèvriere Christofle di Parigi; nel 1954 espone alcune sculture in maiolica nella mostra “Forme nuove in Italia”, organizzata a Zurigo, nonché alla X Triennale milanese, mentre del 1955 è la presenza alla rassegna “Les chefs-d'œuvre de la Céramique Moderne”, tenutasi a Cannes. Nelle opere eseguite in grès nella prima metà degli anni Sessanta, l'artista attua una riduzione dell'impianto compositivo, che mira ad una forma pura, e primaria, come testimoniano i lavori realizzati già dal 1960, quali ad esempio Grande totem; nel 1962 partecipa alla “Zeitgenossiche Keramik aus Italien”, allestita ad Amburgo, e all’Esposizione Internazionale della Ceramica tenutasi a Praga. Nel 1964 espone nella Mostra Internazionale delle Ceramiche a Tokio; nel 1967 è ancora ad Amsterdam, nella rassegna “Nieuwe Italianse Vormgevig”, mostra curata dalla Triennale di Milano, e all'Esposizione Universale di Montreal. Agli ultimi anni di vita appartengono piccole sculture realizzate in porcellana e, tra queste, Cubo stanco: la composizione, rispetto ai lavori della metà del decennio, sembra essersi irrigidita, resa magica ed arcaica dal colore ruggine. Nel 1967 la Triennale di Milano gli dedica una mostra personale, mentre del 1968 è l’invito alla mostra “7 Ceramisti”, tenutasi alla Loggia Rucellai a Firenze, e alla Manifestazione del Prodotto Italiano, organizzata ad Essen. Muore a Firenze il 20 settembre del 1969.

Inaugurazione ore 19

Galleria Il Catalogo
via Andrea De Luca, 14 - Salerno
Ingresso libero

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