Casa di Tolleranza
Milano
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Gianpiero Gozzo
dal 17/5/2002 al 9/6/2002
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giorgio del basso



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Gianpiero Gozzo



 
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17/5/2002

Gianpiero Gozzo

Casa di Tolleranza, Milano

Visioni e pensieri. 'Dipingo da autodidatta sui contenitori in vetro per le diapositive, dal 1984. Utilizzo inchiostri di china e per vetro, tempera, acquerello, olio, colla, carta, terra, etc...' Gianpiero Gozzo


comunicato stampa

visioni e pensieri

Dipingo da autodidatta sui contenitori in vetro per le diapositive, dal 1984. Utilizzo inchiostri di china e per vetro, tempera, acquerello, olio, colla, carta, terra, etc. Fino al 1992 ho lavorato a mano libera avvalendomi di apposito visore per diapositive. Dalla fine del '92 ad oggi, a causa della perdita delle capacità motorie, uso una cuffia con puntatore che indosso sulla testa.

Tra le fonti che ispirano i miei lavori, sono fondamentali l'astrattismo, l'espressionismo astratto e l'informale, nonché il concetto della metafisica della luce in Parmeide e Plotino.

La luce
Parmenide ci dice, che dall'unione di luce (il fuoco) e tenebre (la notte) si è formato il mondo, compreso l'uomo.

Luce e tenebre, sono il principio della cosmologia di Parmeide : "tutto è pieno insieme di luce e di tenebra invisibile, pari l'una e l'altra, perché né con l'una né con l'altra c'è il nulla".

In Plotino,la luce è metafora dell'Uno,e di conseguenza della anima e quindi della vita.

Con la luce si esprime la potenza dell'Uno che in ogni direzione si irradia senza perdere splendore. "Esiste, sì,qualcosa che potrebbe dirsi un centro: intorno a questo un cerchio che irraggia lo splendore emanante da quel centro; intorno a questi un altro cerchio: luce da luce!"

L'uomo è solo, e senza rivelazione divina, senza promessa o presagi apocalittici si ricongiunge all'Eterno che non è il Dio delle religioni. L'uomo è solo senza salvatori e sacerdoti e la sua anima vive al confine tra luce e tenebre.

Una luce bianca a neon incastrata nei polmoni, per giorni e giorni.

Gli occhi spalancati tra dolore, paura e speranza.

Solo dopo, ho capito che erano esercitazioni dell'anima per la prossima liberazione.

Ancor prima, sempre in ospedale, ricordo la luce notturna del reparto, tenue ma abbastanza forte per poter distinguere gli oggetti della stanza, i compagni di letto riconoscibili dalle loro sagome . Una luce discreta, lume immateriale senza forma, da me usato come scandaglio per i pensieri della notte.

Luce violenta e tenebra assoluta, nei luoghi della deportazione: tutti simili, campi di sterminio e manicomi.

Uomini e donne, schiere di carne appese sulle ossa: prima gli handicappati, poi gli ebrei e ancora i deportati di tutte le guerre.
Una umana sindone distesa sul mondo.

La luce della notte visibile nelle stelle o riflessa sul mare .

Esperienza vissuta e visione immaginaria come cibo per l'anima nei momenti più difficili, quando il respiro era un sibilo e la luce solo quella artificiale.

La luce negli occhi, quella che ci fa emozionare, commuovere, innamorare, per la quale, in fondo, tutti viviamo anche se spesso non lo ammettiamo.

Certo, non è la luce degli occhi dei bambini, che è come la luce di Dio. Un Dio senza dogmi, senza peccato e perdono, perché se c'è il perdono, c'è la colpa e quindi un giudice, che giudica secondo una legge che non sempre coincide con la giustizia.

Informale
La goccia che cade sul vetro è informale. Scelgo il colore, il punto esatto su cui farlo cadere senza sapere quale forma assumerà.

Dopo interviene la ragione, sintesi terminale di un impulso, di una tensione interiore, un'idea sulla quale ho riflettuto per un mese, un ora, oppure un attimo prima di aver scelto il colore e gli altri materiali con cui lavorare.

Poi cerco l'equilibrio oltre le forme oggettive.

Altre volte, inizio con un micro segno, che fuoriesce da me come segno gestuale, con immane potenza, passione, violenza.

Il gesto è quello che vorrei fare, ma non riesco più ad eseguire, e tuttavia, per una forza alchemica interiore, riesco a realizzare su una superficie di cm 2x3, con materiali e strumenti poveri scelti e realizzati per necessità.

In questo caso, come nell' Action Painting, il valore del mio operare, è contenuto nell' atto stesso della creazione come contenuto espressivo dell'opera.

Non ho mai conosciuto la filosofia, la storia e la letteratura. Non conosco le scienze umane o disumane che siano, non so cos'è il nozionismo, la cultura e così via.

Piuttosto, ho conosciuto gli sguardi di chi non è ignorante come me, ma rimane ugualmente sbigottito, spaventato e a volte infastidito nel vedere il mio corpo naturale/informale: le mie gambe di ruote, le braccia di braccioli, con la testa troppo grossa e la schiena deformata, con curve e semicurve, simili ai tornanti di una strada di montagna.

Ho conosciuto molta gente, donne, uomini, belli, brutti, obesi, ma pur sempre normali, col diritto di giudicare, capire o non capire a secondo dell'umore o più ipocritamente dalla propria religione.

Ed io, essere quasi immobile, numero di un mondo diverso, rappresentante di me stesso, osservavo incuriosito le persone che mi giravano intorno, pronte ad accettarmi come un essere privo di desideri, ispirazioni, ambizioni.

A distanza di anni, ho imparato ad essere più paziente e non nascondo la mia diversità. Dono le mie differenze interiori ed esteriori a chi è disposto a fare altrettanto con me, a chi ha compreso che il sentimento della vita non ha soltanto una dimensione.

Astrattismo
In teoria della forma e della figurazione, P. Klee scrive che l'artista " contempla le cose, che la natura gli pone sott'occhio già formate, con occhio penetrante. E quanto più affondo egli penetra, tanto più facilmente gli riesce di spostare il punto di vista dall'oggi all'ieri: tanto più gli s'imprime nella mente, al posto di un immagine naturale indefinita, l'unica, essenziale immagine, quella della creazione come genesi. Egli allora si permette anche il pensiero che la creazione oggi non possa dirsi ancora conclusa, e con ciò prolunga quell'atto creativo dal passato al futuro, conferendo durata alla genesi.

E va ancora oltre. Egli, (l'artista) restando nell'al di qua, si dice: il mondo ha avuto aspetti diversi, e aspetti diversi il mondo avrà.

Rivolto al di là, invece pensa: su altri astri può essere che si diano altre forme, del tutto diverse".

Per me, l'astrattismo non è il rifiuto della forma degli oggetti riconoscibili, ma astrazione naturale, che mi deriva proprio dalle forme e dagli oggetti che posso riconoscere con dei nomi.

Però non è neanche il voler esprimere con forme diverse la realtà, e ancor meno il tentativo di contrapporre una nuova realtà a quella in cui vivo.

L' impulso si unisce al ricordo, al pensiero di una forma che emerge dal profondo.

Può essere un corpo, un paesaggio, l'orizzonte osservato dalla riva, dove cielo e mare si ricongiungono in una forma sferica. Queste, ed altre forme e colori, sono la guida del mio lavoro.

Paesaggi dell'anima, forme interiori, colori, luce, colori.

Il mio lavorare/fare, è Linguaggio autonomo che scaturisce da leggi interiori.

Purezza della forma, spiritualità assoluta.

Non è la mia realtà personale che si contrappone al mondo, ma metafisica di un unico universo.
Gianpiero Gozzo

Inaugurazione sabato 18 maggio 18.30 - 21.00

fino al 9 giugno 2002
gli altri giorni solo su appuntamento telefonando allo 02.2610360

Casa di Tolleranza
via ingegnoli 17 - milano
mm2 lambrate
cit. surico - del basso
palazzina cortile interno
primo piano
tel/fax 02.2610360

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