Casa dell'Arte al Teatro
Piacenza
via Verdi, 42 (Palazzo Scotti di San Giorgio)
334 9838136

Mauro Davoli
dal 17/12/2009 al 9/1/2010
tutti i giorni 9,30-12, pom 16-19,30, chiuso domenica pomeriggio e giovedi' tutto il giorno
334 9838136

Segnalato da

Mauro Carrera



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Mauro Davoli



 
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17/12/2009

Mauro Davoli

Casa dell'Arte al Teatro, Piacenza

Il silenzio delle cose. Mostra fotografica. "La natura morta di Davoli e' un raffinato artificio per schiudere una dimensione metafisica della realta'." (Mauro Carrera).


comunicato stampa

Venerdì a partire dalle ore 18.00, presso Casa dell’Arte al Teatro, Palazzo Scotti di San Giorgio, via Verdi, 42 a Piacenza, verrà inaugurata la personale di Mauro Davoli dal titolo Il silenzio delle cose. Le fotografie rimarranno in esposizione fino al 10 gennaio 2010.

La Mostra avrà uno scopo benefico. L’artista ha deciso di contribuirealla ricostruzione in Abruzzo.Una percentuale sulle eventuali vendite sarà donata tramite il Lions Club San Nicolò de Trebiae Arte

La vita silente di Mauro Davoli

Il Louvre è un omphalos, uno dei centri nodali del nostro Mondo. È un luogo e non lo è; vi avverti il trascorrere del tempo e la sua inattesa sospensione. Una via di mezzo tra un cimitero e un aeroporto. È la sua peculiare natura, facile alla meditazione solitaria e al naufragio. A saperlo in questi giorni a Parigi, mi immagino Mauro Davoli dopo una passeggiata nelle vie della Rive gauche, attraversar la Senna all’altezza del Pont des Arts e arrivare al Musée, un piccolo incubo medievale mutato in sogno di Grandeur, che da più di otto secoli e là che aspetta, come un castello incantato.

Pare proprio che sia qui che è iniziato tutto, come in un romanzo, nel padiglione dei pittori fiamminghi. Qui, all’interno di una teca, Mauro ha visto due piccole nature morte che raffiguravano conchiglie di Adriaen Coorte, pittore olandese del XVII secolo. Già da tempo ormai andava raccogliendo conchiglie, voleva forse fotografarle: da quel momento ne è stato sicuro. Ha niziato così a fotografare le sue nature morte, un po’ intima confessione, un po’ omaggio al maestro fiammingo. E se in quel “non luogo” che è il Louvre, dove gli incontri avvengono violando le regole dello spazio/tempo, non fosse stato Davoli a vedere Coorte, ma il pittore a vedere il fotografo? E chi ragionevolmente potrebbe darmi del folle? Ché la pittura di Coorte molto ha della fotografia, e ché la luce nei suoi minuscoli dipinti, proprio quella di una camera oscura, pare accarezzar le cose con il lirismo di Mauro.

Il tempo è una forma a priori della nostra percezione non è realtà: è una linea con una sola direzione, ma non un solo verso. A controprova di questo, ogniqualvolta lo incontro, mi par quasi di vederlo nei modi e nelle vesti di un esperto naturalista nel Duché de Parme, de Plaisance et de Guastalla al seguito di Moreau de Saint-Méry. La “natura morta” di Davoli è un raffinato artificio per schiudere una dimensione metafisica della realtà. La realtà che vediamo non è mai così eloquente come nella “vita silente” che ritrae questo formidabile fotografo. Che la percezione fosse un inganno gli antichi lo sapevano bene. Per vedere dobbiamo credere e Mauro Davoli è persuasivo, ma non retorico. Il suo intento non è di ingannare, bensì piuttosto di rivelare archetipi iperuranici che i nostri occhi mortali non ardiscon di guardare. Lo dicono spesso “artista” credendo di fargli un complimento. È un fotografo, invece, di sovrumani silenzi, e profondissima quiete. La sua è una accurata ricerca formale e rivela un’assoluta infrangibilità dell’immagine.

Si dan convegno, su una mensola impossibile come su un palcoscenico, ruvida e pungente cannella, conchiglie dalle forme fantasiose, funghi pervasi di irrealtà, frutti assoluti, ortaggi incubi d’insetti, vanitas di noci dai gherli che odorano di vita e morte, limoni montaliani, carciofi come armature e acerrimi asparagi, ricci e castagne voluttuosamente tattili, pomodori ad un tempo algidi e sensuali, paragoni di volumi all’apparenza incongrui e ancora frutti vellutati e asprigni, pigne ermetiche, insetti scultorei per dignità ed esitazione, libri e clessidre troppo umane e tanto altro riconducibile ai tre regni della natura.

«Pronto Mauro? Sono Mauro.» C’è sempre un lieve imbarazzo nella sua voce o nella mia, poi finisce immancabilmente che ridiamo entrambi. In quel momento sono lieto dell’equivoco che, all’esordio, fa dei nostri colloqui telefonici una grata tautologia. Con Mauro Davoli condivido molto di più del nome e più di una passione: i libri, l’arte, la Francia e la fotografia, che senza di lui avrei quasi dimenticata. Ne condividerei volentieri le maniere, il garbo, il gusto. Mauro Davoli come Xavier Simple è «un fotografo, uno bravo, un grande fotografo». E con questo fotografo ideale ha in comune, oltre alla bravura, anche la discrezione. D’altronde che fosse «nato bravo a fare il suo mestiere» lo aveva detto Giorgio Soavi: io, posso soltanto ripeterlo.

Parma, 28 novembre 2009
Mauro Carrera

Visite guidate su prenotazione
info: Maurizio Caprara
334.9838136

Inaugurazione Venerdì 18 Dicembre 2009, a partire dalle ore 18

Casa dell’Arte al Teatro - Palazzo Scotti di San Giorgio
via Verdi, 42 - Piacenza
Orari: tutti i giorni mattina 9,30 - 12
pomeriggio 16 - 19,30
chiuso domenica pomeriggio e giovedì tutto il giorno
ingresso libero

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Nicoletta Belletti
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