Studio Dabbeni
Lugano
corso Pestalozzi 1
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Stuart Arends
dal 17/3/2011 al 13/5/2011

Segnalato da

Stefano Dabbeni



 
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17/3/2011

Stuart Arends

Studio Dabbeni, Lugano

Winfred. I suoi classici, usitati, parallelepipedi e cubi, da collocare a parete, appaiono rinnovarsi nell'intensificarsi delle percezioni che veniamo a sperimentare di fronte ad essi, in loro presenza.


comunicato stampa

Lo Studio Dabbeni presenta la sua seconda personale dell’artista americano Stuart Arends (nato a Waterloo, Iowa, nel 1950).

L’heimat dell’artista è un luogo, Willard, New Mexico, in cui egli vive isolato, in uno studio inondato dalla luce del deserto. A questo luogo, a questo luogo solo, Stuart Arends sembra appartenere. Qui l’artista americano ha recentemente dato forma a quelli che egli stesso definisce due nuovi corpus di lavori (“new bodies of work”), concepiti per la mostra: rispettivamente, le due serie “Winfred” e “L.S.”; a cui si aggiungono quattro altri lavori a se stanti. La serie più ampia di opere presentate è costituita da quella intitolata “Winfred”: i suoi classici, usitati, parallelepipedi e cubi, da collocare a parete, appaiono rinnovarsi nell’intensificarsi delle percezioni che veniamo a sperimentare di fronte ad essi, in loro presenza. Ciò è determinato dall’utilizzo, su ognuno di essi, di una nuova cera, “raw, unpurified” (grezza, impura), e di un colore giallo più carico, come spiega l’artista. Si tratta di una consistenza che fa apparire i lavori ancora più tattili, se mai fosse possibile, quasi idealmente fossero ruvidi, carta vetrata. Su uno di essi, un cubo di piccole dimensioni, #1 della serie, la stessa impronta del pollice, nitidamente percepibile nelle linee digitali, viene impressa su questo giallo denso, colore del miele. Le opere appaiono, come sempre, scandite da fasce; altre volte, da segni curvilinei o da numeri stilizzati.

Winfred, South Dakota, è la località in cui Arends è riuscito a procurarsi questa cera densa, mai usata prima. Come sempre nell’opera dell’artista, il titolo reca in sé un riferimento strettamente autobiografico, ma qui l’autobiografismo appare ancora più stringente: a Winfred, infatti, è anche nata e vissuta la madre dell’artista, Doris Temple. L’altra serie di lavori, intitolata “L.S”, che sta per “La scala”, è anch’essa costituita da opere ad olio su legno. Questa “scala” rappresenta i due piani, da cui sono costituiti i lavori: piani leggermente sfalsati (anche se perfettamente allineati, in orizzontale, sulla parete), caratterizzati da un legno grezzo, di cui l’artista americano non teme di far apparire le imperfezioni, e da due fasce colorate, di cui una a “L” rovesciata, nelle sfumature - rispettivamente -, di un verde tenero, di un rosso, di un nero. Completano la serie, i quattro lavori concepiti anteriormente, ma portati a termine sempre nel 2010, che segnano una maggiore continuità rispetto al lavoro precedente. Tra essi, il magnetico “Every Mother’s Son”, pregno di tale titolo, da risultare disarmante. (Valentina Bucco)

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