Istituto Svizzero di Roma - ISR
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Immagini dell'invisibile
dal 17/4/2008 al 20/6/2008
lu-sab 15-20

Segnalato da

Fotografia Italiana




 
calendario eventi  :: 




17/4/2008

Immagini dell'invisibile

Istituto Svizzero di Roma - ISR, Roma

Jean Odermatt - Silvio Wolf. La mostra fotografica mette in dialogo i due artisti attorno a due topoi omonimamente e metaforicamente simili: la claustra del Gottardo (ex bunker dell'esercito svizzero), e il caveau della Banca del Gottardo progettato da Mario Botta. A cura di Domenico Lucchini.


comunicato stampa

a cura di Domenico Lucchini

La mostra di arte contemporanea “Immagini dell’invisibile. Jean Odermatt - Silvio Wolf”, a cura di Domenico Lucchini, mette in dialogo due artisti: l’uno svizzero (Jean Odermatt) e l’altro italiano (Silvio Wolf), articolandosi attorno a due topoi omonimamente e metaforicamente simili. Uno la claustra del Gottardo (ex bunker dell’esercito svizzero), l’altro il caveau della Banca del Gottardo progettato dall’architetto Mario Botta. Esplorazione mitico-poietica che dalle profondità giunge alla sommità suggestiva del cielo.

Il titolo di questa mostra è il punto d’avvio per uno sguardo su due orizzonti dell’esperienza e dell’arte di due fotografi ma non solo, Jean Odermatt e Silvio Wolf, che eccedono le forme della rappresentazione e, senza perdersi in opere e ombre evanescenti, si radicano nei processi simbolici della nostra sensibilità e dei suoi oggetti.

Jean Odermatt, di formazione sociologo, da 25 anni ha fatto del massiccio del San Gottardo, posto al centro delle Alpi e “tetto d’Europa”, il soggetto di una ricerca personale nella quale ha riversato strategie e tecniche artistiche che fan parte del suo bagaglio culturale: dalla fotografia, alla performance, alla land art, all’happening al teatro sperimentale.

Dall’alto della sua cittadella, la Claustra, sorta di monastero post moderno, ricavata dall’ex ridotto mai più utilizzato dell’esercito svizzero, Odermatt ha osservato e esplorato meticolosamente per un quarto di secolo, i mutamenti di questo paesaggio e territorio di confine, allo stesso tempo punto di incontro e di separazione dove convergono lingue e culture diverse, dove nascono i fiumi che si dirigono verso i quattro punti cardinali, dove le masse d’aria si scontrano l’una con l’altra.

Del suo composito progetto fanno parte un’infinita sequenza di scatti fotografici, a tutt’oggi un archivio di circa duecentocinquantamila immagini, chiosate spesso da brani tratti da diari arricchiti di riferimenti letterari, di memorie di vita vissuta, appunti di viaggio. Una paziente composizione nel tempo, una grande banca dati di immagini con cui Odermatt, nell’era della tecnologia e della comunicazione di massa, si interroga sul rapporto dell’uomo con la natura, con lo spazio vissuto come campo d’azione, luogo di eventi ma anche di ricordi, di tradizioni, leggende, sogno di ricostruzione di una memoria collettiva ( “Sentiero di sogno” era intitolata una sua mostra realizzata nel 2003 dalla Galleria Gottardo di Lugano).

Luogo topico, ma in fondo anche “non luogo” in cui tramite il mezzo fotografico, Odermatt osserva l’aspetto esteriore della terra o del cielo, ma anche quello intimo, le sue viscere, facendolo apparire come organismo vivente nella sua mutevolezza nel corso del tempo, delle condizioni atmosferiche e della luce. L’opera presentata a Roma è composta da una sorta di banco ottico che, come un libro, viene aperto lasciando scoprire sue fotografie di nuvole accompagnate da testi e commenti.

Jean Odermatt è nato a Lucerna nel 1948. Vive a Castagnola (Lugano). Ha studiato letteratura tedesca e francese e si è laureato in sociologia ed etnologia all’Università di Zurigo. In seguito ha frequentato la London School of Radical Theatre di Londra e la Scuola d’arte Farbe&Form di Zurigo. Sue mostre e happening sono state realizzate in Svizzera e all’estero. Ha realizzato diversi film e opere multimediali. Attualmente è direttore del Laboratorio Cultura Visiva presso l’Università Professionale della Svizzera Italiana di Lugano (SUPSI). Silvio Wolf, di formazione filosofo, nei suoi primi anni di attività artistica ha utilizzato il mezzo fotografico esplorandone gli statuti, il linguaggio e la bidimensionalità dell’immagine. Il suo lavoro si è sempre orientato in direzioni diverse da quelle tradizionali, tese allora a privilegiare il valore testimoniale e narrativo dell’immagine fotografica, ricercando invece una visione più soggettiva e metaforica della realtà.

Dalla fine degli anni Ottanta ad oggi ha gradualmente introdotto nel suo lavoro l’uso di nuovi linguaggi, utilizzando il video, le proiezioni fisse, il suono e la luce. Le sue fotografie escono così dalla bidimensionalità pura della fotografia per coinvolgere lo spazio architettonico e la specificità dei luoghi in cui opera, così come è il caso per le immagine in mostra all’Istituto Svizzero che sono mutuate e ricontestualizzate da una esplorazione che Wolf aveva effettuato nel 2006 degli spazi architettonici, dal caveau all’edificio, progettati dall’architetto Mario Botta per la Banca del Gottardo di Lugano. Un’architettura pensata come arte di rendere abitabile il vuoto, contrappuntata da immagini senza tempo (la mostra che le illustrava era intitolata “Paradiso”), di luoghi eterni.

Silvio Wolf ricerca nell'architettura una guida e una legge sottesa: nel suo viaggio attraverso segni, canoni e codici dello spazio, esplora la soglia tra il presente e l'altrove, tra realtà materiale ed entità immateriali. Su questa strada crea immagini che sono metafore del luogo, fondate sia sulla verosimiglianza, sia sull'idea di scomparsa e di trascendimento: sono immagini senza tempo di luoghi eterni. L'opera presentata a Roma e’ composta da due parti complementari e distinte: La Verità, l'insieme dei lavori fotografici, e Il Tesoro, l'opera video.

Silvio Wolf è nato a Milano nel 1952, dove vive e lavora. Ha studiato Filosofia e Psicologia in Italia e Fotografia ed Arti visive a Londra dove ha conseguito l’Higher Diploma in Advanced Photography presso il London College of Printing. Ha realizzato installazioni temporanee e permanenti in gallerie, musei e spazi pubblici in Belgio, Canada, Corea, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Lussemburgo, Spagna, Svizzera e Stati Uniti. E’ docente di Fotografia alla Scuola di Arti Visive dell’Istituto Europeo di Design di Milano e Visiting Professor alla School of Visual Arts di New York.
http://www.silviowolf.com

La mostra sarà esposta dal 10 ottobre (vernissage il 9 ottobre) al 13 dicembre 2008 a Venezia presso l’ISR - Spazio culturale svizzero.

Catalogo Edizioni Sottoscala, Bellinzona

Inaugurazione: venerdì 18 aprile 2008 ore 19.00 alla presenza degli artisti e del curatore

Istituto Svizzero di Roma – Sala Elvetica
Ingresso da via Liguria 20 - roma
Orari: lunedì - sabato 15.00 -20.00. Chiuso domenica e festivi.
Ingresso libero

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