Vitali investe con la sua riflessione le tematiche dell'isolamento, del viaggio, dell'immigrazione, della precarieta' e della fuga attraversa quattro grandi momenti tematici, declinati in quattro gruppi di opere. La migrazione dell'uomo e' infatti il filo conduttore di un'installazione che collega idealmente la piazza della Stazione Centrale di Milano e gli spazi di Palazzo Reale.
a cura di Fernando Mazzocca e Francesco Poli
S’intitola Sbarco l’intervento artistico promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune che Velasco Vitali
realizza a Milano dal 13 novembre al 3 dicembre. La migrazione dell’uomo è il filo conduttore di
un’installazione che collega idealmente la piazza della Stazione Centrale di Milano e gli spazi di Palazzo
Reale. “Con Sbarco – spiega l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory – Velasco Vitali, nei suoi
quattro distinti capitoli narrativi, dà forma e concretezza alle figure migranti. Ciò che colpisce dei suoi lavori è
l’irriducibile tensione fra individuo e comunità. L’artista, senza negare l’una o l’altra, ignora tuttavia gli ovvi
richiami ideologici all’egoismo, al collettivismo. Ed è in tale prospettiva, in un ideale percorso, che il nostro
sguardo muove dalla Stazione Centrale alle sale di Palazzo Reale in un evocativo viaggio che racconta lo
scorrere del tempo, i mutamenti, l’evoluzione dei nostri giorni, quella esteriore e quella interiore”.
Dal passaggio di persone riflesse sulla chiglia di una barca al branco di sculture nella penombra dei corridoi di
Palazzo Reale, alla folla nei grandi quadri nelle sale, Velasco Vitali investe con la sua riflessione le tematiche
dell’isolamento, del viaggio, dell’immigrazione, della precarietà e della fuga. E lo fa attraverso quattro grandi
momenti tematici, declinati anche spazialmente in quattro opere o gruppi di opere.
I . Sbarco (piazza Duca d’Aosta, Stazione Centrale)
Una barca lunga e sottile taglia la piazza. La sorreggono due uomini di bronzo immobili e vaganti che segnano
l’inizio, la fine e la durata di un viaggio immobile e ciclico, due figure senza identità, che diventano metafora di
spaesamento. Al visitatore il compito di pensare alla meta del viaggio, all’identità dei viaggiatori, alla funzione
della barca (2 metri per circa 15 di lunghezza): uno scudo, un guscio, un rifugio che collega e separa i due
uomini.
II . Branco (Palazzo Reale)
Sessanta cani in ferro, cemento, catrame e bronzo, di rassegnata aggressività, un branco sbandato e
disperso, in movimento e in riposo nei corridoi di Palazzo Reale, occupanti di uno spazio inabitato, alla ricerca
di sopravvivenza. Sculture arrivate da altrove (i nomi dei cani corrispondono a città scomparse o fantasma:
Agyra, Antipoli, Craco, Ironton, Palcoda, Steins) a un randagismo che diventa sempre più una dimensione
esistenziale. “I cani di Velasco non sono cani da guardia – spiega ancora Finazzer Flory –. Non scodinzolano
di fronte a un facile padrone. Non sono cani da tartufo e neppure cani pastore. Sono randagi. Li osserviamo
liberi, senza guinzagli, eppure sanno anch’essi dove andare e soprattutto dove sostare. Anzi è proprio la loro
postura, il modo di stare seduti a renderli interessanti, interroganti. A tale proposito ricordo le parole poetiche
di Rilke quando afferma che nella vita ci sono poche cose vere, i bambini che giocano, gli amanti e i cani che
fanno veramente i cani”.
III . Attesa (Ingresso e ultima sala di Palazzo Reale)
In un ideale contrappunto di inizio e fine mostra si espande una raffigurazione epica e indistinta dell’umanità
come somma incalcolabile di innumerevoli individui. Gli uomini, infatti, sono compressi e protetti entro due
monumentali teleri (4 per 7,5 metri). Gruppi e singoli occupano la superficie delle grandi tele e comprimono lo
spazio della mostra, diventato quinta in cui lo spettatore si muove in attesa.
IV . Kitezh (Cortile d’Onore, Palazzo Reale)
Un capobranco, unica scultura esplicitamente monumentale, completamente rivestita d’oro. Kitezh sublima il
percorso della mostra tra figurazione e astrazione e nella sua orgogliosa e ieratica solitudine pare meditare
melanconicamente (se un cane è in grado di farlo) sulla perdita irrimediabile del suo potere di guida. Un
capobranco senza più seguaci, senza piedistallo, che confronta la propria monumentalità fallita con quella,
riuscita, della Madonnina del Duomo che lo sovrasta.
Catalogo Skira
con testi di Fernando Mazzocca e Francesco Poli
fotografie di Oliviero Toscani
Progetto tecnologico di Alexander Bellman
Ufficio Stampa
Elena Conenna
elenamaria.conenna@comune.milano.it
adicorbetta
stampa@adicorbetta.org
t. 0288453314
skype: adicorbetta stampa
t. +39 02 89053149
Conferenza stampa venerdì 12 novembre ore 11.30
Piazza Duca d’Aosta
Preview per la stampa venerdì 12 novembre ore 12.30 -15.30
Palazzo Reale
Inaugurazione venerdì 12 novembre ore 19
c/o Palazzo Reale
Apertura al pubblico sabato 13 novembre
Stazione Centrale
piazza Duca d'Aosta, Milano
la scultura è visibile 24 ore su 24
Palazzo Reale
piazza del Duomo, 12, MIlano
orario: lun: 14.30-19.30 mar-mer: 9.30-19.30
gio: 9.30-22.30 ven: 9.30-19.30 sab: 9.30-22.30 dom: 9.30-19.30
ingresso gratuito