Galleria San Ludovico
Parma
Borgo del Parmigianino, 2/b
0521 218914 FAX 0521 231142

Chiara Samugheo
dal 4/9/2003 al 28/9/2003
0521 218914 FAX 0521 231142

Segnalato da

Ufficio stampa Palazzo Pigorini



approfondimenti

Chiara Samugheo



 
calendario eventi  :: 




4/9/2003

Chiara Samugheo

Galleria San Ludovico, Parma

25 ritratti a colori e 24 in bianco e nero del 'periodo d'oro' dell'attrice, tra gli anni '50 e gli anni '70, dalla bellezza 'popolare' della Claudia de 'I soliti ignoti' a quella quasi stordente dell'epoca de 'Il Gattopardo', fino ai successivi scatti di maliziosa, raffinata, dolce sensualita'.


comunicato stampa

"Il sex-appeal e' una questione di sguardi": parola di Chiara Samugheo, la piu' celebre fotografa italiana. Ma se lo sguardo e' quello di Claudia Cardinale, e' chiaro che l'effetto e' dirompente. Chiara Samugheo presenta in settembre a Parma uno straordinario portfolio di immagini da lei scattate all'amica Claudia Cardinale nel corso di quarant'anni di conoscenza: la mostra e' organizzata dall'Assessorato alle Attivita' Culturali e Teatrali del Comune di Parma e dalla Fondazione Monte Parma.

Chiara Samugheo, autrice di ben 165.000 cliches di ''divi'', vanta un'amicizia e una complicita' di lunga data con la Cardinale, che negli anni Cinquanta sbarco' in Italia dalla Tunisia, dove era nata. Nota per la calda bellezza di una sorta di Brigitte Bardot mediterranea, la Cardinale ha sempre avuto un particolare impatto sul pubblico, e non solo: basti ricordare che Luchino Visconti e Federico Fellini, per i rispettivi capolavori girati in contemporanea, 'Il Gattopardo' e 'Otto e mezzo', non volendo rinunciare a lei, se la contesero, giungendo all'accordo di averla a disposizione una settimana a testa, ma costringendola in tal modo a tingere i capelli in continuazione, dal momento che in un film doveva avere una chioma corvina, nell'altro bionda!

In questa esposizione saranno presentati 25 ritratti a colori e 24 in bianco e nero del "periodo d'oro" dell'attrice, tra gli anni '50 e gli anni '70, dalla bellezza "popolare" della Claudia de 'I soliti ignoti' a quella quasi stordente dell'epoca de 'Il Gattopardo', fino ai successivi scatti di maliziosa, raffinata, dolce sensualita'.

Chiara Samugheo, nata in Puglia e ora residente a Nizza, ha dedicato le sue opere piu' recenti alla Sardegna, a Lucca, all'architettura del Palladio e ai Giochi Olimpici. I suoi primi, storici, reportage di impegno sociale risalgono ai primi anni Cinquanta, con servizi sulle baraccopoli della periferia napoletana e sulla popolazione carceraria. L'acquisita "cittadinanza onoraria" francese e' un elemento che la fotografa ha in comune con l'attrice: Claudia Cardinale, infatti, da molti anni e' ormai "parigina" d'adozione, anche se ama ricordare: "Ho fatto il giro del mondo in piu' di 80 film".

DIETRO ALLA BELLEZZA, L'INTELLIGENZA

"Cammela, ricomponiti" disse Ferribotte. E quel giorno la bella e silenziosa Carmela entro' nell'immaginario collettivo, personaggio scolpito dalla maestria di Mario Monicelli e reso vivo dalla bellezza aggressiva di Claudia Cardinale, giovanissima (diciannove anni) e gia' madre di Patrick, senza il quale forse non avrebbe lasciato – per soffocare lo scandalo (eravamo nel 1957…) e rendersi indipendente – l'Africa dov'e' nata e cresciuta, per tentare la carriera d'attrice in Italia.
La sconosciuta Claudia Cardinale, un briciolo di studi al Centro sperimentale, capelli corvini, sorriso dolce e incarnato mediterraneo, eletta l'anno prima "piu' bella italiana di Tunisi" (alle sue mai dimenticate radici africane sarebbe tornata nel 1997 interpretando il difficile ruolo di Aya, una "pasionaria" algerina che in un lungo flashback rievoca gli eventi di cui fu protagonista nel 1958, quando si arruolo' come militante nelle file del Fln, il Fronte di liberazione nazionale che combatteva per l'indipendenza dalla Francia in Sous les pieds des femmes della debuttante Rachida Krim), deve l'inizio della sua popolarita' – che paradosso… – ai Soliti ignoti che avevano pero' i volti gia' noti e amati di Toto' e Vittorio Gassman, di Nino Manfredi e Renato Salvatori: lei, debuttante, un po' intimidita ma gia' con la grinta giusta e necessaria per tener testa a tutti: "Sono nata alle nove del mattino del 15 aprile 1938 e ho tutte le caratteristiche dell'Ariete. Sono battagliera e amo le difficolta'. Quando le cose sono troppo semplici, nel lavoro come nel privato, mi annoio".
Troppo bella per essere presa sul serio, all'inizio ha incontrato qualche ostilita' da parte della critica, ma piano piano si e' guadagnata stima e considerazione di alto livello. Col suo impegno, la sua volonta' di apprendere e migliorarsi (senza mai contare esclusivamente sul fascino che lei non si e' mai riconosciuta) e l'aiuto dei grandi registi che l'hanno voluta e molto le hanno insegnato: da Mario Moniceli a Pietro Germi, da Luchino Visconti a Valerio Zurlini, da Federico Fellini a Blake Edwards, da Luigi Comencini a Francesco Maselli, da Damiano Damiani a Sergio Leone, da Antonio Pietrangeli a Werner Herzog.
Insieme a loro ha dato profondita' e passione a Fedora (I delfini), Ginetta (Rocco e i suoi fratelli), Aida (La ragazza con la valigia), Angiolina (Senilita'), Angelica (Il Gattopardo), Mara (La ragazza di Bube), Carla (Gli indifferenti), Maria Grazia (Il magnifico cornuto), Sandra (Vaghe stelle dell'Orsa…), Dala (La pantera rosa), Libera (Libera, amore mio!), ancora Carmela (Bello, onesto, emigrato australia sposerebbe compaesana illibata), Jill (C'era una volta il West), Barbara (Il bell'Antonio), Rosa (Il giorno della civetta), Ida (La Storia), Bianca (La viaccia), Claudia (Otto e mezzo), Assuntina (Un maledetto imbroglio), personaggi femminili che rimangono fissi nella memoria, donne spesso costretto ad esistenza diverse da quelle sognate o sperate, rivoluzionarie e prostitute, principesse e ragazze madri, donne il cui fascino – a determinare il quale, oltre alla bellezza, concorrono carattere, comportamento, intelligenza – si carica di sempre nuovi significati e sfumature. Un esempio per tutti: nel Gattopardo la bellezza di Angelica (chi non sarebbe andato a scuola di ballo se ci fosse stata una minima possibilita' di fare un giro di valzer con lei?) non e' soltanto uno choc fisico ma rappresenta anche il nuovo che avanza, il cambiamento in atto di una societa' e Visconti e' stato abilissimo nel raccontarlo attraverso sguardi e gesti minimi di Claudia Cardinale e Burt Lancaster.

Puo' essere utile, divertente e istruttivo ripercorrere, sulla base di testimonianze dirette (raccolte da Franca Faldini e Goffredo Fofi nei due volumi dell'Avventurosa storia del cinema italiano editi da Feltrinelli), il suo rapporto con i registi e i colleghi che piu' hanno contato nella sua carriera.
Pietro Germi: "Fu un rapporto basato sul mutismo: io ero schiva, lui anche, due muti che si capivano con lo sguardo".
Valerio Zurlini: "Recitava per me, faceva la mia parte, per mostrarmi come dovevo recitare, come a teatro. Mi faceva sempre mangiare, mi voleva opulenta. Quando era gia' malato, mi invito' a casa sua che era ormai tutta vuota, solo una cassa in terra e li' sopra la cena che mi aveva preparato lui. Fu il suo addio".
Luchino Visconti: "Mi ha persino insegnato a camminare. Mi diceva: Claudia, quando entri in una stanza devi prendere possesso dello spazio, grandi falcate, mai piccoli passi. E poi l'importanza del gesto, dello sguardo: gli occhi devono dire quello che la bocca non dice. L'incontro con Luchino fu per me determinante perché significo' davvero entrare nel cinema dalla porta principale. Essere scelta da lui per Rocco e i suoi fratelli fu una emozione immensa! Poi lui con me aveva il vezzo di parlare solo in francese, mi chiamava Claudine, e questo mi piaceva molto. Mi avevano raccontato tante cose del suo carattere — che era molto duro specialmente con le donne, che poteva essere molto cattivo. Non mi torna, non fu mai cosi' nei miei confronti. Ricordo perfettamente la prima scena che feci con lui: era quella fuori dal Palazzo dello Sport di Milano, quando c'e' una specie di scazzottata e ci sono coinvolta dentro. Io ero abbastanza terrorizzata da tutti questi pugni finti o anche mica tanto che volavano, e lui, resosi conto del mio stato d'animo, prese il megafono e si mise a urlare: "Non mi amazzate Claudine". Fu il suo primo segno di affetto verso di me, e da allora in poi fu tutto un crescendo…".
Federico Fellini: "Federico mi fece usare per la prima volta la mia voce sullo schermo. Ricordo che prima dell'inizio della lavorazione mi telefonava e mi conduceva in campagna dove mi parlava a lungo e mi faceva parlare di questo personaggio. Io non capivo il perché di tutti questi incontri, l'ho capito dopo, quando abbiamo cominciato a girare, perché lui mi aveva messo in bocca tante cose che praticamente mi erano uscite fuori durante quelle conversazioni. Federico sapeva benissimo quello che voleva da me e mi portava a dirlo. Di fronte agli attori Fellini e' in perenne adorazione, e' sempre innamorato di loro. Ti fa credere che sei al centro d'ogni suo pensiero, la cosa piu' cara e importante che egli possa avere, l'unica. La sua abilita' e' di usare questa tecnica o questo atteggiamento con tutti, e quindi non si riesce mai a capire quanto in effetti egli sia sincero. Inoltre, ti da' sempre l'impressione che tutto nasca a caso. Questo lo notavo particolarmente, perché all'epoca giravo contemporaneamente Il Gattopardo con Visconti, dove invece tutto era programmato..."

E a questo proposito ecco una curiosa annotazione dell'attrice: "Fellini e Visconti non si amavano molto, cosi' mi sono trovata al centro di una tragedia greca: ero stata scritturata dai due registi per i film che si dovevano svolgere quasi contemporaneamente: Il Gattopardo e Otto e mezzo. Visconti mi voleva con i capelli neri, mentre per Fellini dovevo essere bionda. Ho dovuto cambiare i miei capelli ogni settimana perché era stato raggiunto l'accordo che potevo interpretare i due film a settimane alternate".
Mauro Bolognini: "Ebbi qualche difficolta' con Claudia Cardinale solo al primo film, Il bell'Antonio, perché era molto chiusa, timidissima. Solo agli inizi, comunque, perché ci capimmo subito; lei intui che mi piaceva, che l'approvavo e la dirigevo con amore, e quindi si fido' di me, sbloccandosi. Abbiamo fatto assieme quattro film, non e' stato un caso".
"Tra me e Mauro c'e' stato un grosso sodalizio cinematografico, abbiamo fatto assieme quattro film. Io lo amo moltissimo, Mauro con me e' sempre stato di una dolcezza incredibile, insolita per lui che in genere e' abbastanza duro con tutti quelli della troupe. Invece, c'era proprio un'intesa tra di noi: lui quasi non mi dirigeva, ma io sentivo istintivamente quello che desiderava, sentivo che mi teneva cara, e questa sensazione per me e' molto importante, se io non vado d'accordo con un regista o con un attore mi riesce molto difficile recitare".
Francesco Maselli: "Negli Indifferenti io avevo un ruolo difficile. Pero' Maselli e' un direttore di attori eccezionale, credo che riuscirebbe a fare recitare anche i sassi. Lui spiega, mima, fino all'esasperazione. Citto ci faceva provare, provare, provare finché uno non ne poteva piú. Naturalmente poi al ciak andavamo bene. Faceva questi carrelli lunghissimi, complicati, ma insomma c'era sempre un'atmosfera che lui rendeva molto stimolante. Grazie a Citto, grazie al fatto che fisicamente ero forse perfetta per il ruolo, non sono stata massacrata da tutti i mostri sacri che recitavano nel film. Non mi fu difficile, invece, recitare l'indifferenza del mio personaggio, perché fa abbastanza parte della mia indole".
Rina Morelli: "Quando giravo il Bell'Antonio ero molto intimidita dalle scene insieme a Rina. Tremavo cosi' forte che dovetti sedermi. Lei se ne accorse e mi disse: "Non vergognarti di questa tua angoscia, guarda, io ho fatto tanto teatro, eppure ho paura anch'io". Da allora ho capito che tutti i grandi attori hanno paura e ho imparato a diffidare di quelli troppo sicuri di sé: la paura e' costruttiva".

Un pizzico di paura oggi, un pizzico di paura domani, la "piu' bella italiana della Tunisia" – che pero' vive a Parigi, dove ha cresciuto Claudine (nome non casuale…), la figlia avuta da Pasquale Squitieri: in Francia e' amatissima e qualche tempo fa la rivista “Figaro Madame” le ha dedicato un numero monografico da lei stessa firmato come “capo redattore” – ha costruito una carriera di straordinaria qualita', una settantina di titoli dai quali, se costretti a scremare, se ne potrebbe eliminare una dozzina al massimo.
Qualita' confermata dai quattro David di Donatello (1961, 1968 e 1972 rispettivamente per La ragazza con la valigia (ex-aequo con Sophia Loren per La ciociara), Il giorno della civetta e Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe paesana illibata, 1997 David speciale alla carriera) e dai quattro Nastri d'argento (1965, 1982 e 1985 rispettivamente per La ragazza di Bube, La pelle e Claretta, 2000 Nastro d'argento europeo), ai quali vanno aggiunti altri riconoscimenti di assoluto prestigio, primo fra tutti il Leone d'oro alla carriera (Venezia 1993), poi il Globo d'oro della stampa estera e il Premio speciale del Festival dei film del mondo di Montreal per Atto di dolore, film (di Squitieri) al quale ha dato tanto ma che non ha avuto la sperata accoglienza da parte di pubblico e critica.

Molti, nati come me a Parma attorno alla fine della Seconda guerra mondiale, probabilmente non sono ancora riusciti a rimuovere dalla mente l'Aida che arriva con la sua valigina davanti a Villa Tedeschi e che noi ragazzi cercavamo di sorprendere mentre usciva dal Jolly Toscanini, dove alloggiava, per andare sul set del geniale e tormentato Valerio Zurlini: ci accontentavamo di uno sguardo involontario, di un sorriso sfuggito per chissa' quale ragione… E devo confessare che e' stata un'emozione quando, anni dopo (nell'ahimé ormai lontano 1977), l'ho incontrata e intervistata ad Arezzo. L'occasione era il il convegno "L'attore nel cinema italiano d'oggi" promosso dal Sindacato nazionale critici cinematografici italiani; prendendo le parti di colleghe meno fortunate e famosa, ha condiviso l'accusa di maschilismo rivolta al cinema (e, di conseguenza, all'intera societa'). E poi ha spiegato che la violenza sul set la subivano tanto le attrici quanto gli attori: "La violenza della voce, ad esempio. per parecchio tempo sono stata doppiata, il primo a farmi parlare con la mia voce e' stato Fellini". E che le attrici, per di piu', dovevano sottostare al vaglio della bellezza: "Non ci sono ruoli per donne mature, sfiorite, provate dalla vita perché i produttore non li vogliono". Una presa di coscienza intelligente e precisa, pronunciata da un'attrice nata, come voleva allora la tradizione, da un concorso di bellezza e formatasi sotto l'egida di un marito produttore (Franco Cristaldi, all'epoca proprietario della Vides): avvicinatomi ad una "dea dell'amore" (cosi' l'ha definita, in copertina “Variety”, bibbia dei cinematografari), sono stato colpito dalla determinazione, dalla lucidita', dall'intelligenza della donna... Quando il contenuto e' piu' concreto, duraturo e importante della forma…

E concreta lei la e' sempre stata. "Non mi sono mai considerata una bellezza. – ha detto ad un giornalista – Anzi sono sempre stata una ragazza molto complessata, ma evidentemente anche molto fotogenica. Pero', con il passare degli anni, non sono una che si guarda alla specchio e non mi sono mai fatta tirare la pelle".
E poi ha sempre avuto il coraggio di mettersi in discussione: "Non credo di essere un'attrice nel senso tecnico della parola. Sono solo una persona dotata, questo si', ne sono certa, di una sensibilita' particolare... Io vivo tutte le cose, tutto il mio lavoro, partendo dal “di dentro”. Non ho studi, conoscenze, e tecniche particolari: ho sempre fatto, e continuo a fare il mio lavoro, mettendoci dentro una gran parte di me, della mia vita... La mia recitazione non e' costruita: tant'e' che io non riesco a prepararmi sulla sceneggiatura. Io comincio a recitare solo davanti alla macchina da presa, quando sono gia' il personaggio, indosso i suoi vestiti, ho il suo viso, il suo modo di pettinarsi e di muoversi...".
E infine sa distinguere i propri meriti da quelli altrui: "La generazione di attrici degli anni Sessanta, la mia, e' stata molto fortunata, perché il cinema era nel suo momento d'oro si facevano film tratti da opere letterarie e quindi c'erano personaggi femminili molto belli... Dopo, tutto e' cambiato e per le nuove attrici e' diventato difficile, prima di tutto perché stranamente, in un'epoca che fa tanti discorsi sulle donne, non si costruiscono piu' dei ruoli femminili importanti e allora queste ragazze non hanno piu' la possibilita' di mettersi in luce malgrado tutte le qualita' che molte di loro hanno. Poi, la gente oggi si stanca subito, non ti accompagna piu' attraverso gli anni, dopo un paio di film la moda cambia e ti molla... Inoltre il cinema e' una cosa un po' magica, una cosa per cui una ragazza che vuole farlo deve essere proprio un animale cinematografico, deve avere una presenza sullo schermo che spacca tutto e arriva allo spettatore. Ecco perché, in definitiva, negli anni Sessanta eravamo solo quattro o cinque a lavorare sempre…".

Cosi' "la dolce puledra che passa dall'ombrosa ostinatezza alla fulgida tenerezza del sorriso con inesausta fiducia di vincere perché donna prima che attrice", come la defini' Giovanni Grazzini recensendo sul Corriere della Sera La ragazza di Bube, ha saputo saltare ogni ostacolo (compresi quelli che non hanno spiegazione, piazzati davanti al suo cammino per cattiveria o per invidia), mantenendo intatto il suo fascino – che cosa volete che siano due rughe di fronte alla maturita' e alla consapevolezza? – e passando dal set al palcoscenico per mantenere, anzi per stringere un legame sempre piu' personale col pubblico.

Maurizio Schiaretti

INAUGURAZIONE: Venerdi' 5 Settembre alle h 18.30
ORARI DI APERTURA: h. 10-13 e 16-19. Tutti i giorni tranne il martedi'

Ingresso gratuito

Galleria S. Ludovico
Borgo Parmigianino 2/b (angolo via Cavour)
Parma

Informazioni:
Silvana Randazzo
tel. 0521/218669
e-mail: s.randazzo@comune.parma.it

Barbara Pecchini
Ufficio Stampa Palazzo Pigorini (Comune di Parma)
tel. 0521/218914
fax 0521/231142
e-mail: pigorinistampa@comune.parma.it

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