Galleria Fiaf
Torino
via Pietro Santarosa, 7/a
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Giorgio Bariani
dal 2/2/2006 al 23/2/2006
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Giorgio Bariani



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Giorgio Bariani



 
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2/2/2006

Giorgio Bariani

Galleria Fiaf, Torino

Foto-Confronti. In mostra foto del centro urbano di New York, nelle quali, attraverso una serie di “trasferimenti" sui grandi cartelloni pubblicitari appesi alle pareti dei grattacieli, l’autore ha collocato immagini fotografiche scattate nella sua citta' molti anni prima.


comunicato stampa

Foto-Confronti

Il percorso artistico di Giorgio Bariani si puo' tranquillamente suddividere in tre periodi, cui corrispondono tre diversi modi di esprimersi nell’ambito della fotografia, e attraverso i quali e' possibile constatare come le sue fasi evolutive siano strettamente connesse all’utilizzo di strumenti operativi soggetti ad un progressivo sviluppo tecnologico; nella sua produzione attuale si individuano tre ambiti di ricerca strettamente interagenti tra loro, anche se egli ama separarli nettamente, lavorando nello stesso tempo ad opere fotografiche che sembrano appartenere a tre periodi, o a tre autori distinti.

Bolognese e fotografo, ha esordito utilizzando apparecchi fotografici analogici, e con quel tipo di strumentazione ha “indagato" la citta' e se stesso, ben consapevole che ogni immagine, selezionata ed estrapolata dal contesto, se da una parte documentava un aspetto della citta' che riprendeva, e in cui viveva, dall’altra assumeva anche una valenza evocativa, per mezzo della quale si potevano rintracciare essenze personali di emozioni vissute altrove, in altri tempi ed in altri luoghi, ma radicate in lui tanto profondamente quanto ogni particolare fotografato apparteneva alla citta' stessa.

Consapevole che, in ogni fotogramma di quel tipo, il presente “oggettivo" ed il passato “soggettivo" convivono apertamente, ha mantenuto, pur con il passaggio dall’analogico al digitale, questa abitudine a “vedere" e a “vedersi", cosi', se prima i due momenti erano vissuti dall’autore come sintesi inscindibile dell’incontro tra ragione e sentimento, ora, con il digitale, gli e' possibile ritornare successivamente sull’immagine per “agire l’inganno": effettuare, cioe', per mezzo della funzione “copia/incolla", tramite il trasferimento di particolari da un contesto all’altro, un’ulteriore sovrapposizione temporale ed emotiva.

La trasformazione di immagini, con particolari di fotografie realizzate in luoghi ed in tempi distinti, se da un lato, almeno in parte, ha sottratto alle opere di questa seconda fase il valore documentario e oggettivo, dall’altra le ha arricchite di motivazioni inconsce, di presupposti emotivi che, in questo modo, cercano visibilita' per dirsi, per fornire chiavi di lettura e svelare le zone d’ombra dell’autore.

Tipiche di questo modo di fare dell’artista risultano essere le foto del centro di New York, nelle quali, attraverso una serie di “trasferimenti" sui grandi cartelloni pubblicitari appesi alle pareti dei grattacieli, l’autore ha collocato immagini fotografiche scattate nella sua citta' molti anni prima, e nelle quali egli stesso appare, impugnando un apparecchio fotografico, forse per il desiderio di essere “visto", a sua volta, da quelli che lui aveva “visto" in precedenza, rubando, a loro insaputa, una frazione della loro vita, per fissarli nel tempo ed esporli, in sua compagnia, a loro stessi, perche', a loro volta, vedano e si vedano, condividendo le stesse dinamiche dell’autore.

In queste foto di New York l’inganno del fotomontaggio e' sottile e ben celato, mimetizzato nell’ambiente come la “Pantera Rosa" nelle sue migliori performances .
Eppure, nonostante cio', in queste foto l’autore inserisce volutamente degli indizi capaci di svelare ai lettori piu' attenti il suo intendimento, che non vuole essere semplicemente quello di creare un “inganno perfetto", ma, bensi', di rendere individuabile l’aspetto concettuale della sua azione, lasciando al sentimento del lettore la possibilita' di percepire tutto l’insieme dell’opera.

E’ in questo ambito che trova posto, tra quelle utilizzate per realizzare il fotomontaggio, anche la foto con la scritta “Viva Stalin", che l’amico fotografo Nino Migliori, anch’egli bolognese, ha eseguito trent’anni prima, riprendendo una serie di scritte trovate sui muri della sua citta', notoriamente “rossa", e che li', dove Bariani l’ha provocatoriamente collocata, per rendergli omaggio, non potrebbe venire assolutamente tollerata dal governo di quel paese, nemmeno come puro “segno" formale.

Seppure, come dicevo, l’artista si esprima compiutamente solo portando avanti contemporaneamente tutti i vari rami della sua produzione, in cui da’ spazio al suo immaginario ed alla sua raffinata perizia tecnica, producendo spettacolari immagini surreali e metafisiche, e' pero', a mio avviso, nel settore appena analizzato, che egli fonde il presente al passato, moltiplicando i piani di lettura e mantenendo intatte le prerogative della fotografia analogica e digitale. In queste opere, infatti, egli incontra nel presente il “reale oggettivo", lo indaga e seleziona, ma poi lo contamina con l’aggiunta di particolari raccolti altrove, e si emoziona, sotto l’effetto delle sue pulsioni inconsce, trovando, cosi', un soggettivo equilibrio delle varie parti in gioco, che gli permette di coinvolgere lo spettatore, dando forma piena, al contempo, al “sentimento" ed “alla ragione", non rinunciando al divertimento ed allo scarto ironico. (Testo di Gianni Gori)

Galleria Fiaf
via Pietro Santarosa, 7/a - Torino

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