N!03 - Microgallery
Milano
Via Lodovico Settala 41
02 74281090
WEB
Ephe
dal 18/4/2007 al 21/4/2007

Segnalato da

Silvia Rossi




 
calendario eventi  :: 




18/4/2007

Ephe

N!03 - Microgallery, Milano

I lavori esposti, benche' opere di artisti, hanno a che fare con la scenografia, il design, il paesaggio urbano ed il tempo: quest'ultimo come rapporto sbilanciato tra produzione e fruizione di un'opera. Il pubblico e' invitato a partecipare anche all'allestimento.


comunicato stampa

Collettiva

Ephe è una serie di eventi che avrà luogo alla microgallery. I lavori esposti, benchè frutto di artisti, hanno a che fare con la scenografia, il design, il paesaggio urbano ed il tempo: quest'ultimo come rapporto sbilanciato tra produzione e fruizione di un'opera. Ephe intende approfittare della visibilità del periodo del salone, per riflettere sulla breve vita di un'esposizione e sul lavoro immane di preparazione che a volte necessita. Si tratta infatti di installazioni onerose dal punto di vista dell'allestimento, e volutamente brevi nel mettersi in mostra. Il pubblico è invitato a partecipare anche all'allestimento, o meglio alla messa in scena. E di godere da un punto di vista privilegiato il rituale dell'inaugurazione.

Ephe e' una riflessione sull'inessenzialità di un evento e sulla sua immotivata urgenza e bellezza. Ephe è anche un meta opening (!!!): un'elucubrazione sulle inaugurazioni. Gli openings avranno luogo in contemporanea con CAMPO, spazio espositivo di Chicago, che partecipa al Version Fest 07. Nei dodici metri quadri di microgallery ci sarà spazio anche per allungare il tavolo delle discussioni e degli aperitivi sin dall'altra parte dell'oceano. CAMPO partecipa al Version Festival 07 durante la stessa settimana, e si gemella con noi in tempo reale partecipando agli stessi openings di microgallery.

Ilka Meyer

In my works I want to question everyday occurrences, to work and play with our boundaries. Those boundaries which we create ourselves and the boundaries created by our thoughts, which then determine our actions. In doing so I create seemingly normal elements or places within our familiar environment, which at second glance, are incongruous and strangely detached. I wish to transplant an idea from one place to another, to create new places. This is why I work with inconspicuous things that surround us, things we use to organize our environment and which in turn we come to depend upon. Nothing seems to be more ordinary and therefore more harmless than a plant from the roadside and still, nothing is as weird, fragile, rugged and beautiful at the same time when removed from natural surroundings. Plants appear, disappear and show up again in a similar form - as do ideas, things and places, creatures and systems. They constantly migrate, permute and therefore are transitory.

For my piece "Transplant – Hanging Gardens", at the 5th Biennale for Contemporay Art in Gwangju, South Korea (2004), I used BigBags, soil and vegetation from the roadside. My aim was to create a situation which seems to be normal as well as bizarre: the planted bags were standing like aliens between other clean artworks and seemed like remains from a time long ago, when the building had been constructed. They are taken out of the constructions process and out of their causal context. The heavy big sized carrying bags are piled up as movable modules in front of the viewer.
Ilka Meyer

Il giardino è una raffigurazione dell'idea di mondo, ed il terreno ideale per rappresentare i concetti di spazio, tempo e forma. Nell'opera “SANDGLASS” (dalla serie Transitscapes), una collina ricoperta d'erba come quelle che si trovano nei cantieri abbandonati, domina la microgallery da un tempo immemorabile. E' arrivata da un buco sul soffitto, magari da Chicago? A garden is an image of a world concept and the stage for an idea - like time, space and shape. In the work “SANDGLASS” (from the series Transitscapes) the hill which looks like one of a construction lot conquers N!03 Microgallery. The sand is blowing through the hole in the ceiling and may be further to Chicago or elsewhere.

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Paolo Barlascini

Studi di architettura alle spalle, corsi all´Accademia di Belle Arti e poi, nel 1999 il trasferimento a Berlino, dove Paolo Barlascini vive e lavora. Paolo dipinge, ma il suo modo di porsi non è quello di un'artista. Egli ha invece un approccio molto moderno e pratico alla professione. Dipinge, ma per il cinema e il teatro come scenografo. Disegna, realizzando fumetti e illustrazioni dal linguaggio immediato. Il suo canalizzare la tecnica a fini pragmatici lo rende particolarmente cosciente della direzione di marcia. I primi lavori del 2001 sembrano risentire di una matrice espressionista, di impianto tipicamente nord europeo, non lontano da connotazioni di carattere sociale. La produzione recente segna il passaggio dalla rappresentazione seppur critica di una realtá trovata, quale quella della cittá, alla creazione di una “realtá di finzione”. Il lavoro come scenografo influenza le sue scelte di allestimento creando quinte teatrali con i pannelli distanziati dai muri, sui quali si muovono i suoi nudi ginnici. Gli atleti che si levano in volo, ma anche gli attori di questa fiction sono privi di sfondo perché privi di vera esistenza: tutti infatti danno l´apparenza di essere impegnati in una parte, a recitare un “come se”.

"Sono ormai all'eta' in cui si tirano le somme e non ho fatto nulla. Sarei potuto diventare un grande attore, e invece su cento e piu' film che ho girato, ve ne sono di degni non piu' di cinque. Ma anche se fossi diventato un grande attore, cosa sarebbe cambiato? Noi attori siamo solo venditori di chiacchiere. Un falegname vale certo piu' di noi: almeno il tavolino che fabbrica resta nel tempo, dopo di lui" Antonio de Curtis

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CAMPO

Campo e' un spazio d'arte abitato. E' una ricerca sugli spazi di esposizione e fruizione dell'arte dopo quelli bianchi e vuoti della white cube. Collocato in casa di Lorenza Perelli a Chicago, Campo e' una ricerca di public art. Installazione live. Un opening per parlare di openings. In collegamento e con la partecipazione del version fest '07, attraverso il gemellaggio con CAMPO, uno spazio espositivo simile a microgallery, di Chicago. Il pretesto di una cena, i cui commensali stanno sullo stesso tavolo anche se sono dalla parte opposta dell'oceano. E tutti, comunque, in vetrina. Una “boxed table talk dinner” in bacheca, che si rifà sia agli aperitivi milanesi che al “revolutionary table” di Red76, http://www.red76.com/Revtable.html, ma con un campanello di fianco alla vetrina...

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Sergio Cascavilla

SERGIO CASCAVILLA, alias SERGINHO CARTOONS INC, alias PORFIRIO VILLAROSA, usa secondo le occasioni questi pseudonimi, per realizzare le sue mostre, installazioni, design, performance, dj set, e almanacchiate varie. Nasce a Torino il 21 maggio 1966, ha alle spalle circa 240 mostre tra personali e collettive, realizzate in gallerie, spazi pubblici (Museo delle Papesse di Siena, Castello di Rivoli, Galleria d'Arte Moderna di Bologna, ecc..) e luoghi inconsueti che a partire dal 1990 ha effettuato in Italia, Europa, Africa e America...

Tra queste le personali "Poltrona Biribissi" (Torino 1990) mostra che segna il suo folgorante esordio; "Sex Packets" (Torino 1991) dove presentava le famose pastiglie eccitanti; "Intrepide avventure" (Torino 1993) e "Eroi di storie bizzarre" (Milano 1995) presentate con due speciali libri ad edizione limitata; "Pane amore e fantasia" (Trieste 1996) realizzata con la rivista d'arte Juliet Art Magazine che gli dedica per l'occasione la copertina; "Gran cucina ottimo vin" (Torino 1997) e "Cibo matto" (Bruxelles 1997) dove venivano anche presentati gli oggetti per la cucina "Comix in the kitchen" realizzati per Alessi; "Serginho tv" (Lisbona 1998) dove nasceva il progetto di artdesign "Teletoys"; un entusiasmante installazione con incantesimo di "Loveland" (Torino 2001); una nuova concezione di arte in "A New Definition of Art" (Casier (tv) 2001); il complesso progetto di "Crazy Penis" (Torino 2002) che comprendeva anche un programma tv per bambini, e un sofisticato dj set dilatato in vari appuntamenti; "Flashbreakfast" (Milano 2003) un inconsueta installazione flashante a base di aromi, luci, colori; "Vota Porfirio Villarosa" (Torino 2005) la coinvolgente performance dove durante le elezioni si presenta come candidato con un vero rivoluzionario programma politico dal titolo "Love Commission"... Inoltre ha realizzato progetti di design (Alessi, Atelier Mendini, Swatch, Bisazza, ecc...). Come illustratore per case editrici, riviste d'arte, pubblicità e progetti speciali. Ha lavorato anche per la moda, (Adidas, BluMarine, ecc...). E molto molto altro...

microgallery è lieta di presentare un "altarino-giostrina-jukebox" dedicato a Fred Buscaglione. "Altarino" per tutti quelli che hanno un desiderio da sogno, basta inginocchiarsi e chiedere al nostro Eroe, sarà esaudito entro l'estate. "Giostrina" per tutti quelli che giocano con il fato, basta farsi trasportare dalle luci intermittenti e colorate per entrare in un mondo da favola. "Jukebox" per provare un solo attimo le sensazioni di un tempo passato ed esaltante a ritmo di swing.

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N!03 studio ennezerotre

N!03 si occupa di installazioni multimediali interattive. L'ambito di ricerca dello studio si rivolge all'innovazione tecnologica così come allo sviluppo e costruzione dei contenuti, con il risultato di un ampio coinvolgimento di pubblico su argomenti anche molto specifici e settoriali. N!03 è anche microgallery, uno spazio espositivo con vetrina, che permette allo studio di dare libero sfogo ad iniziative senza committenti esterni. Offre visibilità a chiunque abbia idee da esibire non necessariamente relegate al mondo dell'arte e apre la possibilità di collaborazioni a chi voglia approfittare della tecnologia di N!03 per realizzare ed ampliare le proprie idee.

Inaugurazione: 19 aprile 2007. ore 19

N!03 - Microgallery
Via Lodovico Settala 41 - Milano
Ingresso libero

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