Galleria Vittoria
Roma
via Margutta, 103
06 36001878 FAX 06 3242599
WEB
Nel cerchio di Bocklin
dal 22/2/2008 al 22/3/2008
06 3211559

Segnalato da

Tiziana Todi




 
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22/2/2008

Nel cerchio di Bocklin

Galleria Vittoria, Roma

Tre artisti rendono omaggio alla pittura di Arnold Bocklin. Giorgio Dante si confronta con il Giovane e Fanciulla in Primavera del pittore. Luana Romano coglie e sottolinea a suo modo il vitalismo erotico del grande svizzero, mentre Lorenzo Romani presenta un Autoritratto con la Morte.


comunicato stampa

Grazie a Tiziana Todi e alla galleria Vittoria, i giovani Giorgio Dante, Luana Romano e Lorenzo Romani, trovano l'occasione di omaggiare Arnold Böcklin. Omaggio che, ovviamente, lascia intatte le personalità dei nostri autori, nemici giurati di ogni forma di epigonismo. Giorgio Dante è un artista squisitamente e decisamente anacronista; si confronta con il Giovane e Fanciulla in Primavera del maestro. L'artista spinge in direzione più strettamente erotica il discorso böckliniano; l'erotismo del nostro è però sottile, umbratile e crepuscolare. La Fanciulla, infatti, pudicamente vestita, accenna appena a toccare il Giovane nudo pienamente impelagato in un sogno classico. Diciamo la verità; in fondo al cuore Dante non porta Böcklin, bensì Leighton e l'intero arco della pittura vittoriana. Ovviamente rifiuta le proposte avanzate dalle Neoavanguardie perchè queste, sulla scia di Duchamp e del Dadaismo, hanno espunto dall'arte la bellezza. E' alla bellezza, invece, che il giovane pittore pensa giorno e notte; ora dato che la bellezza, nella società contemporanea, è elusa o storpiata, non si può presentare in termini trionfali; da qui, come dicevamo, la scelta di un sogno lunare ed elegiaco che si rivolge alla parte più segreta e raccolta della nostra anima.

Assai diverso è il discorso di Lorenzo Romani, un anacronista non ortodosso perchè permanentemente gettato nella voragine della defigurazione. Presenta un Autoritratto con la Morte; elimina il violino böckliniano e, come sempre, affoga tutto in un abisso oscuro ed intramontabile. A sinistra un accenno di testa, quasi un S. Giovanni decollato; a destra la Morte radicalmente fantasmatica e spettrale. E' evidente che Romani è un visionario le cui radici culturali vanno ricercate, non a caso, nel Simbolismo che si avvolge nelle spire dell'adoratio mortis.

Grazie a Luana Romano ci muoviamo all'interno di un universo creativo del tutto diverso da quello di Dante e di Romani. La fede profonda della Romano è consegnata nelle mani di una materia che ama disfarsi e dilagare; ciò permette alla pittrice di cogliere e sottolineare a suo modo, il vitalismo erotico del grande svizzero. La Naiade dell'artista, infatti, contagia la materia nella quale è immersa con la sua passione, una passione, appunto, che non conosce freni e che quindi non può essere ingabbiata in nessuna "forma compiuta". Detto questo, non possiamo tacere, in conclusione, un dato essenziale comune ai tre artisti: la fedeltà alla pittura. Questa, nelle loro mani, non conosce "superamento" e la "strategia dell'impurità" esaltata dalle Neoavanguardie, lascia del tutto indifferenti i nostri che fanno ricadere ogni loro pensiero all'interno dello spazio separato e magato del quadro. Robertomaria Siena

immagine di Lorenzo Romani

Inaugurazione sabato 23 febbraio alle 18

Galleria Vittoria
via Margutta, 103 - Roma
Ingresso libero

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