AscoltarTi – Undo.net

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Indice :

1 Free.Q La dimensione dell'ascolto

2 Marco Lampis : infinito cut-up...

3 POSSO NON - workshop di Mauro Folci e Simona Barbera

4 AscoltarTi – Undo.net

5 Serena Gargani - Riprendere L'Invisibile

6 LandscapeRemix - Giulia Casula

7 Wo Land per Free.Q

8 buttinelli.A per Free.Q

9 Gabriella Arrigoni & Tom Schofield

10 riflessioni sul workshop POSSO NON di Andrea Bodon

11 VIRARE OLTREMARE Di Anto. Milotta e Chiara Marini




Virginia Zanetti - AscoltarTI - performance collettiva Museo di Villa Croce, programma Free.Q - 2013 - Genova - Ph Antonino Milotta - courtesy l'artista



Virginia Zanetti - AscoltarTI - performance collettiva Museo di Villa Croce, programma Free.Q - 2013 - Genova - Ph Antonino Milotta - courtesy l'artista



Virginia Zanetti - AscoltarTI - performance collettiva Museo di Villa Croce, programma Free.Q - 2013 - Genova - Ph Antonino Milotta - courtesy l'artista



Virginia Zanetti - AscoltarTI - performance collettiva Museo di Villa Croce, programma Free.Q - 2013 - Genova - Ph Antonino Milotta - courtesy l'artista



Virginia Zanetti - AscoltarTI - performance collettiva Museo di Villa Croce, programma Free.Q - 2013 - Genova - Ph Antonino Milotta - courtesy l'artista





Virginia,
considerando che ho assistito all'origine e agli sviluppi della tua performance AscoltarTI, e che questa volta, per Free.Q, abbiamo innescato una vera e propria collaborazione – da parte mia con un testo, La via della vacuità, che potesse evocare significati e direzioni possibili per l'azione – potremmo scambiarci una breve riflessione sul modo in cui la ricerca di uno ha dato impulsi all'altro, anche in prospettiva di ulteriori possibilità.

Innanzitutto credo che l'insieme delle tue opere ponga come condizione fondamentale il bisogno dell'assoluto e di conseguenza la dipendenza necessaria tra esseri ed eventi. Certamente il primo passo verso il riconoscimento di ciò è la ricezione - sentire la realtà esterna e da essa tornare a sé; mi pare che proprio in questo si avverta la potenza di AscoltarTi. Come descrivere allora la tua perfomance? La direi un'esperienza di apertura all'alterità. Persone che probabilmente non si conoscono entrano in contatto attraverso il rituale del dono e l'atto dell'ascolto: tutto ciò che viene donato da una persona all’altra all'inizio dell'azione – cosa, opera, corpo, gesto che sia - diviene possibilità per un ascoltare profondo, esercizio di concentrazione che può condurre, attraverso l'abbandono della propria individualità, all'intuizione della pienezza e della non-distizione tra soggetto ed oggetto. Come ben sai, se già mi ero addentrato nello studio dei pensieri orientali, a seguito del nostro rapporto tale conoscenza si è trasformata in qualcosa di più diretto e vivo. Naturalmente anche il pensiero critico sull'arte è venuto, per certi aspetti, modificandosi: forse l'immagine più giusta di questo processo è il mio testo incorniciato che insieme, cercando di andare oltre le differenze di tipo esclusivo – per prima quella tra ambiente e opera d'arte – abbiamo deciso di esporre nelle sale museali tra i vari quadri della collezione Ghiringhelli.
Matteo Innocenti

Matteo,
vorrei proprio partire da un estratto del tuo breve saggio La via della vacuità, in particolare dalla citazione dell’haiku e dalla riflessione iniziale, che ritengo contengano in sé tutta l’esperienza della performance AscoltarTi:

“il tetto si è bruciato
ora
posso vedere la luna1

Davvero nel segno meno – lo si interpreti come si desidera: sottrazione, mancanza, assenza, nudità, silenzio... - si trovano verità inferiori rispetto a quando si aggrega? Se l'umanità nel suo complesso sente la necessità dell'atto creativo e delle espressioni formali dirette all'esterno, non sarà che la via interiore della vacuità - che è l'atto di accettazione totale - sta come corrispettivo necessario di equilibrio? “La forma non è distinta dal vuoto, il vuoto non è distinto dalla forma; la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma.”2


In origine la riflessione sull’ascolto è scaturita dalla visione della Visitazione del Pontormo nella Pieve dei Santi Michele e Francesco a Carmignano, davanti allo spazio espositivo SAAM che infatti ha ospitato la prima versione della performance: qui ho creato un salotto in omaggio all'artista Alberto Moretti e al periodo della galleria Schema. In seguito, Non ditemi che è una brocca ma ditemi che cos’è al Fort du Chillon di Montreaux, insieme ad Ermanno Cristini riflettemmo sulla cerimonia del tè per interrogarsi sui nostri ruoli, incarnando la realtà, anziché evocarla.

Questa volta, al Museo di Villa Croce, l’attenzione era verso l’arte, infatti con il tuo breve saggio hai esteso il principio della non dualità al linguaggio artistico. Partendo da una considerazione “allargata” del vuoto, hai indagato il rapporto di complementareità piuttosto che di contraddizione tra figurazione ed astrazione – segnalando un'impostazione di pensiero che sarebbe riferibile ad agli altri termini dialettici da noi evocati, quali presenza/assenza, esistere/nulla ecc...Così hai contribuito affinché l'ascolto messo in atto dalla performance divenisse invito ad un oltre, a quell'abbandono estatico che dileguando ogni separazione rende l'individuo totalità. In tale dimensione non ha più senso riferirsi alle persone in sé, alla volontà che muove i gesti , allo spazio delle sale, alle opere esposte; tutto si fa ugualmente necessario ed acquisisce identica bellezza. Dopo questo potremmo di nuovo far crollare i muri per aprirsi al cielo, al mare ed immergersi nel paesaggio…
Virginia Zanetti


Proprio in relazione all’altro, lasciamo spazio alle parole di chi ha condiviso con noi questa esperienza, ecco alcune considerazioni che ci hanno inviato alcuni partecipanti alla performance:


Ritorno all'infanzia; desiderio di fuga prima, poi necessità e piacere di essere chiusa nell'ascolto inizialmente percepito, che si è lentamente dissolto
Elisabetta Salvatore

Il mio ascolto si è concentrato sul vetro, superficie super sensibile…più spingevo l'orecchio sul vetro più il suono si amplificava. Era come sentire l'eco di tutto quello che era fuori. Tra le voci e le macchine ho creduto di ascoltare anche il rumore del mare.
Valeria Talamonti


Quando mi sono adagiato per terra ho chiuso gli occhi, e subito mi sono concentrato sul corpo e sui suoni intorno. La luce che mi illuminava il viso, dopo un po' cambiata in buio, mi dava una sensazione piacevole. Da lì in basso i visitatori che passavano avevano passi così forti da far vibrare il suolo. Le voci e le risate che entravano dal giardino erano molto gradevoli e mi hanno fatto sentire come fossi disteso su un prato. In questo stato, quasi sonnecchiando, ho perso il senso del tempo.
Lukas Scherer

Nel corso di ogni operazione diretta, anche inconsapevolmente, al conseguimento di una forma determinata a priori, tutto suona vuoto.
Massimo Palazzi


1 Haiku. Il fiore della poesia giapponese da Basho all'Ottocento (a cura di Elena Dal Pra), Mondadori, 1998
2 Tenzin Gyatso (XIV Dalai Lama), Il Sutra del Cuore, Milano, Sperling & Kupfer, 2003