Nel 1993 il regista Derek Jarman, divenuto cieco a causa dell’aids, si congeda dagli schermi e dal mondo con il suo film-testamento Blue, il film dove le voci dello stesso Jarman e degli attori scelti, si abbandonano a conversazioni-riflessioni sull'esistenza e sulla filosofia artistica del regista.
Il film si compone di un’unica inquadratura blu oltremare, e quando fu trasmesso da “channel 4” con la classica impostazione cinematografica delle bande nere al di sotto e al di sopra dello schermo blu,la “BBC radio3” trasmise contemporaneamente nella sua trasmissione l’audio del film.
Questo film rivela che la dimensione dell'ascolto come unica fonte percettiva, necessita nella sua comprensione più intima, di un'attenzione diversa, acuta, ricettiva; e se consideriamo quello che la cultura visuale ha profondamente segnato nel nostro modo di percepire, ci rendiamo conto che lo sforzo di riuscire ad ascoltare é davvero notevole.
Il festival Free.Q non a caso nei suoi tre giorni di esecuzione, ha cercato di guidare e virare l'attenzione dei suoi ospiti verso l'ascolto, evidenziando l’enorme potenziale che questo senso percettivo ha.
Da queste riflessioni, nasce l'idea di curare la documentazione fotografica del festival, ponendo un filtro blu sul flash, con l’intento di dare a tale frequenza cromatica, un ideale corrispettivo visivo dell’esperienza uditiva.
L'audio nei tre giorni dell'evento è stato diffuso e propagato nelle più diverse forme, (lettori mp3 con cuffie, postazioni audio in loop, live performance in streaming, oltre alle esibizioni dal vivo degli artisti presenti al festival); il tutto trasmesso simultaneamente dalla web radio Gazzarra; i fruitori avevano quindi la possibilità di ascoltare nei luoghi dislocati all'interno e all'esterno del museo, vivendo sia situazioni intime e immersive, che situazioni di ascolto collettivo, non dimenticando in ultimo chi dalle frequenze radio, fruiva comodamente da casa o in macchina.
Tutto questo implica anche l’importanza e il ruolo sempre più trascurato di poter e dover dedicare momenti pubblici e collettivi alla dimensione dell’ascolto.
Uno dei momenti di notevole interesse é stato quello dedicato alle ‘Proiezioni sonore’; ritrovarsi all'interno dello spazio adibito ad un cinema buio, ha dato la possibilità di percepire l'ascolto con la massima attenzione, permettendo all'udito di seguire e muoversi laddove le tracce registrate riuscivano a condurti.
In quel luogo infatti, ci si poteva immergere con totale dedizione uditiva ai diversi lavori e registrazioni audio di artisti e musicisti. La possibilità di attenzione era massima, la presenza fisica del suono era amplificata proprio daquell’atmosfera immersiva di buio che lasciava riposare la vista e acuiva il senso dell’udito...
Due dei piacevoli input sonori presenti nella sala delle ‘Proiezioni sonore’:
http://www.fonik.dk/works/earsoftheother.html
https://soundcloud.com/staalplaat-soundsystem/1-yokomono-pro