riflessioni sul workshop POSSO NON di Andrea Bodon

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Indice :

1 Free.Q La dimensione dell'ascolto

2 Marco Lampis : infinito cut-up...

3 POSSO NON - workshop di Mauro Folci e Simona Barbera

4 AscoltarTi – Undo.net

5 Serena Gargani - Riprendere L'Invisibile

6 LandscapeRemix - Giulia Casula

7 Wo Land per Free.Q

8 buttinelli.A per Free.Q

9 Gabriella Arrigoni & Tom Schofield

10 riflessioni sul workshop POSSO NON di Andrea Bodon

11 VIRARE OLTREMARE Di Anto. Milotta e Chiara Marini






































Posso non riflettere riguardo a ciò che è accaduto durante il workshop, posso non dire la mia opinione e lasciare che quegli attimi rimangano sospesi in quelle quattro mura.
I muri, tuttavia hanno delle fessure e da quelle fessure i nostri pensieri si sono già dileguati.

Quindi ribadire ciò che è stato detto, sfruttando le potenzialità sciamaniche della rete è il modo migliore per combattere l’intimidazione e la censura.
Senza armi, ma con armi più potenti, le armi del nostro tempo, l’esperienza da individuale diventa collettiva, un dibattito imprevisto che ci fa sentire impotenti, ma potenti al tempo stesso.

“Posso non firmare.”, così è iniziata la mia storia che subito ha incuriosito e dopo il silenzio, il vociare si è reso felicemente vivace per poi concludersi con un silenzio disarmante, ma rivelatore.

Subito dopo aver preso la parola, mi sono reso conto che ero impreparato. Non ero preparato a quell’improvviso interesse da parte del gruppo, mi aspettavo di passare inosservato e così le parole si sono formate in bocca, come diceva Tzara, come dicevano gran parte delle menti più lucide del nostro secolo.
“Hai portato delle foto che documentano questa tua esperienza?” Mi chiede Mauro. “Si, eccole”.
E così mostro a tutti il mio lavoro, un lavoro che ho realizzato in treno, mentre tornavo da quel viaggio folle.

Un work in progress in grado di raccontare il raggiungimento di un limite, il limite in cui un uomo da libero può diventare uno schiavo perenne.
Quel limite è sottile come un foglio di carta, un foglio che se firmi resti vincolato, autorizzando lo sfruttamento commerciale della tua faccia per scopi commerciali.
Quante volte vediamo persone comuni in Televisione sorridere mostrandoci l’uso di un prodotto per l’igiene intima.
Dentro di noi pensiamo “beato lui, quel tale deve guadagnare un sacco di soldi...”
La mia esperienza mi ha reso certo di una cosa; non è così. Almeno non è così da quando la frode è diventata legalizzata.
La necessità di fidelizzare il cliente ha prodotto dei mostri dall’aspetto ovattato. E’ sufficiente convincere la massa di stare per raggiungere “l’alleluja” e questi si buttano a capofitto verso la deportazione e firmano senza leggere il contratto che cambierà la loro vita in peggio.

Dopo essere stato contattato per un colloquio conoscitivo, dopo essermi recato sul luogo dell’appuntamento e essermi accertato che di conoscitivo quel colloquio aveva ben poco in quanto come me, in coda c’erano altre cinquecento persone, dopo aver superato la soglia e dopo aver letto quel contratto, il sapore della libertà ha avuto la meglio su di me.
La libertà non ti da premi, ti lascia libero punto.
E’ quello il premio. E così, sempre più fiero di me ad ogni passo indietro che facevo, ormai a qualche centinaio di metri di distanza dalla carneficina, è arrivato un lampo.
Perché non documentare il tutto, in modo che anche gli altri siano avvisati su cosa possono andare incontro. E così è nato “STUD project”.
Il lavoro riflette sul concetto di trattamento dei dati personali e sfruttamento di immagine da parte di terzi. La parola Stud è l’abbreviazione di studios e significa borchia, marchio.
E’ anche un gioco di parole che rimanda alla parola “Understood” (Appreso, capito). La differenza tra la deportazione shoaiana e quella odierna è data dal fatto che i soggetti non solo sono consenzienti, ma si offrono volontariamente per essere sfruttati gratuitamente con lo scopo di apparire in televisione.


Esiste un sottile filo rosso che unisce la dimensione del non ascolto con la dimensione del non leggere. La gente non ascolta e non legge e firma così contratti fraudolenti che li immobilizzano.
Le persone vengono così strumentalizzate per scopi commerciali e ridicolizzate senza ricevere alcun compenso.
Le modalità di arruolamento suggeriscono l’idea delle modalità di produzione della carne da macello, con la differenza che in questo caso la carne è rappresentata da persone dotate di intelletto.

Agendo come infiltrato e impersonificando il ruolo della comparsa, ho avuto la possibilità di sensibilizzarvi con una narrazione visiva.
Possibilità che non ho sprecato. Il contratto è stato sottratto senza essere firmato dopo l’avvenuta registrazione e il provino ha subito una rottura, una discontinuità numerica.
Riflettere sul concetto di firmamento porta sia all’idea di cosmo e uscita dai limiti imposti, sia sulla sua radice etimologica (Latino Firmus = fermo).
E non firmate niente.

Andrea Bodon