Inside Art Anno 6 Numero 50 gennaio 2009
Da Caravaggio a Hopper, le mostre da tenere d’occhio
Questo è l’anno del Futurismo. Nell’anticipare le grandi esposizioni del 2009, non si può trascurare un breve cenno (un servizio più esteso alle pagg. 60-64) all’anniversario di un movimento che ha segnato la storia dell’arte italiana e internazionale, pur tra mille contraddizioni e principi discutibili. Basti ricordare che Marinetti e i suoi inneggiavano alla guerra come “igiene del mondo” e avevano fiducia divina nelle macchine: erano moderni nel senso più oscuro del termine. Avevano il coraggio (anche se forse ne bastava poco, visti i tempi) di venerare il progresso e le sue orribili conseguenze. Ideologia a parte (con un piccolo sforzo si può prescindere dall’ideologia e parlare solo di arte), hanno impresso queste idee sulla tela con tecnica, mestiere e innovazione. «Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia carattere aggressivo può essere un capolavoro»: così sentenziava Filippo Tommaso su Le Figarò il 20 febbraio del 1909. L’arte stava per vivere il suo periodo più dinamico, tra sperimentazione e ricerca. Oggi si possono guardare questi capolavori con occhi diversi, alla giusta distanza, sotto tutti i punti di vista, tanti quanti sono gli eventi in programmazione.
E poi l’arte naturalmente può regalare altro, può essere più sana. Chi non vuole essere fagocitato dalle suggestioni diaboliche del futurismo troverà alternative più che degne in giro per l’Italia. A cominciare da un altro importante anniversario, il bicentenario della pinacoteca di Brera: il 15 agosto 1809, giorno in cui si festeggiava il compleanno di Napoleone Bonaparte, veniva aperta per la prima volta al pubblico. Il programma dei festeggiamenti prevede mostre dedicate a nomi illustri, da Caravaggio a Raffaello e rassegne di vario genere sulla storia e il percorso dell’istituzione meneghina. Sempre Caravaggio, genio folle e puro innovatore di visioni, è protagonista insieme a Francis Bacon di una mostra mai realizzata prima. A settembre, alla galleria Borghese di Roma, un confronto inedito tra due pittori “maledetti” per studiarne profonde e inconfutabili analogie, un dialogo da cui può emergere l’ideale artistico che li ha guidati entrambi, anche se a distanza di quattrocento anni l’uno dall’altro. La prima similitudine? Dalla ricerca spietata sulla realtà emerge l’immagine della verità, non meno crudele. Angosci a e immanenza, profonda disperazione nel l’atto di dipingere e nella vita, vissuta sempre al limite. La verità per Michelangelo Merisi è nel naturalismo della sua opera, espresso attraverso sfondi monocromi e figure la cui plasticità è data da una luce violenta che colpisce come un obiettivo e illumina senza filtri il mondo; per Françi s Bacon sono le forme distorte e deformate dall’azione coercitiva e torturatrice dell’ambiente che conducono ai confini della mutazione. Due artisti dotati di forza espressiva, passione e coraggio per un accostamento dal fascino indiscutibile. A Raffaello è dedicato il tributo di Urbino. In primavera l’antica città ducale ricorderà al pubblico di aver determinato in modo significativo la formazione del maestro rinascimentale. Esaminando il contesto urbinate, dalla fine degli anni Settanta a tutti gli anni Ottanta del Quattrocento, viene ricostruito l’ambito artistico-culturale in cui si formerà l’allora giovane artista e nel quale opera il padre, Giovanni Santi, pittore dei duchi e letterato. La mostra presenta quindi i capolavori giovanili di Raffaello, 20 dipinti e 19 disegni originali, messi in rapporto alla pittura del padre e di altri pittori coevi. Seguendo il filo rosso dei grandi classici, non si può tralasciare Giotto, ospite illustre al Vittoriano. L’annuncio era stato dato dall’ex sindaco Francesco Rutelli lo scorso marzo, per ora conosciamo solo il titolo dell’esposizione, La rinascita delle arti in Italia, e le date. Dai grandi maestri del passato ai grandi del Novecento. A Venezia, la collezione Peggy Guggenheim rende omaggio a Robert Rauschenberg: una selezione di 40 sculture provenienti da istituzioni e collezioni statunitensi e non solo. Negli anni ’80 l’artista texano concentra il proprio interesse sulle proprietà visive del metallo. Comincia ad assemblare oggetti vari, soprattutto rifiuti industriali e materiali di scarto dannosi per l’ambiente e crea bassorilievi e sculture: queste opere danno vita alla serie “Gluts”. Un altro statunitense eccellente in autunno sarà protagonista a Palazzo reale. Si tratta di Edward Hopper, il padre dell’individualismo. «Il mio scopo nel dipingere è sempre stata la più esatta trascrizione possibile della più intima impressione della natura»: così l’artista spiegava la sua vena creativa. Nelle opere di Hopper si intravede tutta la solitudine del la società contemporanea americana con immagini cariche di silenzio e immersi in spazi quasi metafisici. Un altro conterraneo, Cy Twombly, approderà a fine febbraio alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma con la mostra “Cicles and seasons”. Twombly è una delle figure più importanti della generazione degli artisti americani che include Andy Warhol e Jasper Johns, famoso per i suoi dipinti astratti e opere su carta. Ma non mancheranno, nel 2009, le mostre dedicate ai grandi artisti italiani che hanno fatto scuola. Perugia, per esempio, dedica un’importante esposizione ad Alberto Burri, ospitata nella rinnovata Galleria nazionale dell’Umbria. Burri cercò di trovare la bellezza e l’armonia nella materia, anche quella più improbabile: sacchi, catrami, ferri, plastiche, muffe. Vinse la sua sfida, conquistò critica e pubblico, e oggi è uno dei mostri sacri dell’arte contemporanea. Il Madre di Napoli rende un importante tributo a Francesco Clemente con una mostra organizzata in otto sezioni che copriranno la produzione dell’artista dal 1974 al 2004. In primo piano un procedimento centrale nella sua arte: quello di dar forma a cose e idee e poi abbandonarle così che possano subire una metamorfosi verso qualcosa di diverso, riconnesso in seguito. In tal modo essi rivelano anche la convinzione dell’artista circa l’arbitrarietà della nostra percezione ordinaria. Sempre al Madre, un percorso espositivo capace di illustrare il metodo creativo di Alighiero Boetti, un grande artista che ha saputo socializzare la propria creatività sviluppando come metodo l’interattività.
Tra gli eventi da segnalare, anche se gli appuntamenti sono innumerevoli e questo vuole essere solo un breve excursus, quello dedicato a Darwin al Palazzo delle Esposizioni: la più grande mostra rivolta al grande pubblico mai realizzata sullo scienziato inglese. L’esposizione intreccia i linguaggi della storia, della narrazione, del naturalismo, della filosofia della scienza e delle ricerche sperimentali contemporanee. Continuano poi gli appuntamenti con l’arte orientale al Museo del Corso che ospita, da marzo, il maestro della natura Hiroshige. E poi rassegne inedite, come quella dedicata agli artisti viaggiatori al Museo d’arte della città di Ravenna e naturalmente gli appuntamenti fissi con le fiere, a partire da quella di
Roma ai primi di aprile. Un calendario ricco, dunque, che può dar filo da torcere al ritorno futurista.